Ricordando il Trio Lescano

La musica swing nella Spagna d’oggi

di

Roberto Berlini




Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2017

Domenica 7 Maggio 2017 ho avuto il piacere di assistere a Valencia, nel grande e moderno teatro “La Rambleta”, ad un concerto davvero entusiasmante e indimenticabile: quello con cui le Dómisol Sisters hanno presentato il loro secondo disco, intitolato Take That Swing (il primo lo abbiamo recensito il 27 Febbraio 2014). Ero in compagnia di Angelo Zaniol, il nostro Curatore, sua moglie Sonia e il loro figlio primogenito Sebastiano, con la fidanzata Delphine [].
Il concerto ha riproposto dal vivo, più o meno nello stesso ordine, i quindici brani contenuti nel nuovo album, che è stato interamente registrato presso il Morgana Music Estudio, uno dei migliori di Spagna. Le quattro cantanti – nonché eccellenti showgirls – presenti sul palcoscenico (Elena, Mélanie, Carla e Mireia) erano affiancante da una piccola ma formidabile band, formata da una sezione ritmica (pianoforte, contrabbasso e batteria) e una sezione di fiati (tromba, trombone e saxofoni) []. Una quinta cantante, Paula Almendros, ha partecipato all’incisione di alcuni brani del disco, ma non allo spettacolo. Da segnalare inoltre che gli ottimi arrangiamenti, sia vocali che strumentali, sono per lo più opera del pianista del gruppo, Eduard Marquina, spesso affiancato da Paula, testé menzionata, mentre il bel manifesto del concerto, ripreso poi nella copertina del disco, è stato realizzato dalla medesima Paula, su progetto di Mireia Serrrano, una delle cantanti.
Per entrare nello spirito che anima questo gruppo, vera punta di diamante del revival della musica swing in terra di Spagna, ho pensato che la cosa migliore sia di intervistare Simone Zaniol, batterista delle Dómisol Sisters e figlio minore del nostro Curatore. Ecco la trascrizione fedele della nostra piacevole chiacchierata.



R. - Come è nato il gruppo delle Dómisol con la relativa orchestrina che le accompagna?
S. - Il gruppo delle Dómisol Sisters è nato qualche anno fa. Le cantanti e l’attuale pianista facevano parte di un coro giovanile tutt’altro che amatoriale, posto che hanno cantato addirittura in Cina! Nella città di Valencia è tipico che i giovani facciano parte di un coro, mentre in Italia abbiamo ormai pressoché perso questa tradizione. L’esperienza del coro è alla base del successo organizzativo delle Dómisol in quanto questo lavoro di gruppo ben si sposa con la formazione vocale e col dialogo che essa ha con il gruppo strumentale che le accompagna. L’esperienza del coro è terminata nel momento in cui è sopraggiunta la volontà di creare un gruppo vocale di numero ridotto –  una decina di cantanti – e avente il carattere dello swing americano degli anni Venti e Trenta. Come avviene in natura, così c’è stato anche per le Dómisol un processo di selezione naturale, nel senso che le ragazze per cui la musica era solo un passatempo a poco a poco si sono allontanate dal gruppo e sono rimaste quelle che conosciamo oggi. Il pianista Eduard, familiarmente chiamato Edu, già accompagnatore di cori, decise di seguire questo piccolo ensemble vocale che incominciava ad avere sempre più successo. Visto che la musica che proponevano era già di tipo ritmico, l’aumento degli ingaggi rese necessario un rinforzo della sezione ritmica; chiamarono perciò un contrabbassista e, all’occasione, un batterista. Per un certo periodo questo gruppo rimase in un “limbo”, dove le ragazze non erano ancora un gruppo professionale vero e proprio, ma certamente con un grande potenziale. Tutte cantavano infatti già bene ed erano assai brave in scena. Certo, per passare da ottime dilettanti a serie professioniste c’è voluto del tempo, ma poi un forte impulso al miglioramento è stato dato loro dal dover registrare il primo disco.

R. - In quale periodo è avvenuto questo cambiamento?
S. - Questo nuovo indirizzo è emerso tra il Settembre 2012 e il 2013. Quando sono entrato nel gruppo non conoscevo il pianista e il contrabbassista, anche se sapevo che erano in attività a Valencia. Quando mi chiamò il contrabbassista per coinvolgermi nel gruppo mi disse che vi erano due concerti da fare insieme: il primo si sarebbe tenuto in un’associazione per non vedenti e il secondo nel famoso Café Ópera. Probabilmente questi primi ingaggi nacquero dal fatto che il loro batterista era impossibilitato ad esserci e dunque la mia fu forse semplicemente una sostituzione. Chiesi allora al batterista di mandarmi le partiture o perlomeno un video, per potermi fare un’idea del gruppo, e le ragazze mi inviarono tale materiale una settimana prima dello spettacolo. Notai subito, dal suo livello qualitativo, tutte le potenzialità che poteva avere questo quartetto vocale. Entusiasmato dalla visione del video, scrissi subito a mio padre, che apprezza molto questa musica. Accettai l’ingaggio, che era inizialmente solo per questi due concerti, ma l’iniziativa mi interessava parecchio. Non avendo ancora la macchina, mi venne a prendere sotto casa il pianista Edu ed è così che lo conobbi per la prima volta di persona. Incontrando il gruppo, trovai subito una grande spontaneità. Il mio ruolo non era ancora ben delineato, ma nonostante ciò nacque immediatamente tra noi una bella alchimia. Questa affinità è molto importante, visto che la sezione ritmica (di cui la batteria fa parte) è, per una formazione strumentale, alla base della riuscita dello swing. Fin da subito, suonando con loro, non nacque tra noi una semplice sintonia bensì un autentico amore!

R. - Questa affinità è da ritenere fondamentale visto che, da quel che ho capito, non c’era tra voi alcunché di scritto…
S. - Esattamente! Capii immediatamente che era il tipico gruppo dove la parte cantata è correlata ad uno strumento solo. A livello ritmico, per esempio, un coro accompagnato da un pianoforte è estremamente agile: vi è una maggiore e reciproca flessibilità, in quando il coro si può adattare meglio alla velocità del pianista e viceversa. Il medesimo caso avviene con un cantante accompagnato da una chitarra. Ma appena si aggiunge uno strumento in più, tipo un contrabbasso o una batteria, ci vuole un mix di adattabilità e reattività, giacché per suonare bene la musica swing con sezione ritmica bisogna stabilire una pulsazione e poi mantenerla. Essendo le Dómisol un gruppo nato per voce e piano, mi accorsi subito di questa elasticità.
Quando arrivò il giorno del primo concerto, quello nell’associazione dei non vedenti, il contrabbassista non poté venire: una bruttissima notizia per un batterista! La mancanza di un contrabbassista rende infatti più debole la sezione ritmica. Gli ipovedenti sono inoltre un pubblico esigente e, conoscendo poco il repertorio e non essendoci il bassista, lo spettacolo fu un disastro!
Al Café Ópera, invece, fu difficile entrare da quanta gente c’era, e per di più non ci fu tempo per provare. Ma l’affinità con il gruppo ci fu e il concerto fu un successo travolgente, col pubblico in delirio. Il ricordo del fiasco nel concerto precedente funzionò da sprone per migliorare, così il pianista Edu iniziò a curare meglio gli arrangiamenti. In verità il passaggio al professionismo delle Dómisol fu decretato sostanzialmente dall’incisione del loro primo disco e dalla scelta di promuoverlo cercando ingaggi un po’ dovunque: inizialmente non avevano esperienza in questo settore, quindi cominciarono dal nulla a crearsi un’immagine con video e registrazioni, e a cercare di venderla in ogni parte della Spagna (festival, comuni, feste di paese, ecc.). Sia come sia, dopo il secondo concerto mi proposero di entrare nel gruppo per incidere il disco, ed io accettai.

R. - Fu dunque dopo questo primo successo con te che il giovane pianista Edu mise al centro della sua attenzione gli arrangiamenti?
S. - Edu è un pianista classico che in quel periodo suonava jazz solo occasionalmente. Questo valente ragazzo si era però interessato allo swing ben prima di incidere il disco, iscrivendosi anche al Conservatorio Superior de Música Joaquín Rodrigo, sezione jazz, della sua città. Una volta alla settimana ci incontravamo e, a poco a poco, abbiamo messo a punto degli arrangiamenti “stabili” che durassero nel tempo.

R. - Il disco di cui parli è quello che il sito “Ricordando il Trio Lescano” ha già recensito tre anni fa?
S. - Sì. Quel disco è stato alla base dei nostri successivi concerti, molti dei quali sono stati delle clamorose affermazioni. Ci siamo esibiti spesso in grandi teatri e siamo anche stati ospiti di Radio 3, l’emittente nazionale di taglio più marcatamente culturale. L’aspetto più interessante è che tutti questi successi sono stati raggiunti senza un impresario: ad organizzare il tutto sono state le cantanti del gruppo e il pianista.

R. - Ma come è nata questa moda travolgente dello swing in Spagna?
S. - La moda dello swing non è un fenomeno solo spagnolo, ora vi sono in tutto il mondo festival ed eventi dedicati a questo genere di musica. Questa nuova tendenza non è però nata solamente dall’ascolto in sé delle canzoni, ma anche dai balli Lindy Hop e Swing. Il ritorno in voga di tali balli ha portato come conseguenza all’interesse verso la moda del vestiario d’epoca e verso la musica swing, e ciò ha  generato la necessità che vi fossero gruppi che proponessero dal vivo musica di questo tipo per animare il ballo. Molti musicisti jazz si sono così dovuti adattare alle nuove esigenze, generando lo Swing Revival.

R. - Alla luce di quello che mi dici potrei supporre che questa moda sia nata dall’Electro Swing? La nascita di questo genere in Gran Bretagna coinciderebbe anche con la nascita della moda e darebbe una valida spiegazione all’eclettismo di questo genere, che potremmo definire “neo-swing”.
S. - Giusta osservazione, non ci avevo mai pensato: ma credo che tu abbia ragione! Il modo in cui si balla oggi è comunque ben diverso da come si ballava negli anni Venti-Cinquanta. Ai giorni nostri, rispetto all’epoca del Lindy Hop, in Europa si balla in maniera meno frenetica. Se guardiamo i video in bianco e nero di quegli anni ci rendiamo conto di come il livello dei ballerini (quasi tutti neri) fosse altissimo, e questo li induceva spesso a ballare a tempi incredibilmente rapidi, generando una frenesia intrinseca dovuta appunto alla velocità dei brani.
In generale, quando un’arte nera si “bianchizza” perde spesso intensità e frenesia, per guadagnare in raffinatezza e razionalità. In questo caso direi quindi che, arrivando in Europa, questi balli hanno in linea di massima perso un po’ del vigore iniziale.

L i n k s

Visionando questo filmato ci si può fare un’idea dello spettacolo andato in scena al teatro “La Rambleta” il 7 Maggio 2017: esso mostra in effetti, con un abile montaggio di brevi sequenze, dei momenti del concerto alternati con altri relativi alle prove.
È inoltre possibile ascoltare tutti i 15 brani dell’album Tale That Swing iscrivendosi al portale Spotify: va bene anche l’iscrizione gratuita, sebbene quella a pagamento offra dei vantaggi in più.
A chi desidera acquistare i due dischi prodotti finora dalle Dómisol Sisters consiglio di rivolgersi direttamente alle artiste tramite la loro pagina di Facebook oppure scrivendo loro una mail all’indirizzo:

Su YouTube sono attualmente presenti molti filmati delle Dómisol Sisters. Personalmente preferisco questi due in bianco e nero: After You’ve Gone e Don’t Be That Way, anche se risultano molto efficaci e coinvolgenti i due filmati promozionali a colori: I’m Gonna Sit Right Down and Write Myself a Letter e In The Mood.
Per rendersi conto di quanto vasto e variegato sia attualmente in Spagna il movimento che ruota intorno alla riscoperta e valorizzazione del jazz d’annata e della musica swing basta visitare le pagine Grupos de Jazz swing del sito “Un aplauso”. Istruttiva pure una visita al sito (ma ce ne sono molti altri di simili) “El Rincón de Daddy Swing / Swing, Jazz y Lindy Hop”.


C o m m e n t i (in ordine di arrivo)

Paolo Piccardo: «Ho letto attentamente la relazione di Roberto. È un vero piacere vedere che questi gruppi si dedicano con grande entusiasmo a questa musica meravigliosa, contribuendo a ricordare i grandi musicisti ed autori del passato, cosa che noi del sito facciamo da tempo con altrettanta passione. Il complesso delle Dómisol Sisters è bene equilibrato, lo spirito swing pienamente vissuto e le voci sono assolutamente deliziose. Le loro sono interpretazioni attente di famosi standards, eseguite in maniera efficace e rispettosa: bravissimi tutti!
Non concordo invece sul lato modaiolo dello swing di oggi. Da ormai nove anni faccio parte di una Big Band che, su richiesta di diverse scuole di ballo Swing e Lindy Hop, ha riportato in vita vecchi arrangiamenti e li propone a manifestazioni a livello europeo che attirano numerosissimi giovani e meno giovani. Non è solamente una moda, in molti casi il genere è assurto a una filosofia di vita, nel senso che vedo decine di coppie che seguono gli stages tenuti da grandissimi maestri di ballo e si divertono immensamente nei galà che ne conseguono. Il fenomeno è mondiale, non dimentichiamolo: nuovi DJ hanno un repertorio anni ’30 e ’40 incredibile, e le orchestre si dannano per ricostruire vecchie trascrizioni di Benny Goodman o Artie Shaw con grande fatica (lo so bene...) ed eseguirle davanti a folle esultanti. È un’emozione indicibile. Sono certo che le Domisol Sisters ed il loro complesso avrebbero un enorme successo in queste manifestazioni, e mi auguro di poterle incontrare presto ad uno dei grandi festivals, ad esempio lo “Swing Crash Festival“ di Como o il “Rock That Swing Festival“ di Monaco di Baviera, che sono le manifestazioni più importanti in ambito europeo.
Eccomi in mezzo ai miei colleghi di sezione a Milano, il 31 Dicembre 2016, ed ecco ancora una gioiosa Jam Session a Lubiana, la scorsa primavera, con la nostra Orchestra e i migliori Maestri. Alla fine i ballerini cessano il loro turbinio sfrenato ed applaudono l’Orchestra mentre ancora suona. Da brividi!

Virgilio Zanolla: «L’intervista del bravissimo Roberto e del non meno bravo Simone (i quali, nella foto, sembrano quasi fratelli, e musicalmente certo lo sono) per me è stata oltremodo interessante da leggere: potrei dire dello swing, potrei dire della competenza d’entrambi, potrei dire dei valori musicali, ma in realtà io sono rimasto colpito anzitutto dal loro entusiasmo, e dal vivissimo fervore culturale di quest’esperienza spagnola. Quando Simone racconta come si è formato il gruppo delle Dómisol Sisters mi pare di ascoltare una delle tante ricostruzioni sulla nascita di gruppi celebri. Le Domisol sono già note, ma io auguro al gruppo di esserlo in futuro per quanto lo meritano, cioè molto, molto di più».
Antonio Mastrorocco: «Caro Curatore, complimenti a te, a tuo figlio e alla tua simpaticissima famiglia. Ho ascoltato le Dómisol Sisters e le ho trovate abbastanza in gamba, sia come voci che come preparazione musicale. Ne faranno di strada! Per un commento musicale più approfondito lascio volentieri il campo ai vari colleghi ben più “preparati” e competenti  di me.
Auguro tanta fortuna al tuo figliolo. A te un fraterno abbraccio».

Lea Vergesi: «Complimenti a Roberto e a Simone per l’interessantissimo reportage da Valencia sulle Dómisol Sisters e relativa band, tutte e tutti  – a parer mio – al di sopra di ogni elogio. Ma complimenti sinceri anche a chi ha curato, con la perizia e il buon gusto che ben gli conosciamo, la presentazione del contributo stesso, nonché del materiale illustrativo che lo correda.
Aggiungerei solo una piccola annotazione. Sembrerebbe un segno del destino che proprio in questi giorni si sia recuperato lo spartito della deliziosa canzone Per favore… un ritmo (1940), giacché il testo del suo ritornello è quanto di meglio si possa dire sui tanti pregi dello swing: “Il cuore / ci tenta / e incanto dà / l’orchestra quando suona / un delizioso swing. / Son note / divine / di un ritmo fol / che avvince ed appassiona / sottile, seduttor”. Parole magicamente valorizzate dalle nostre ineguagliabili Olandesine, che lo swing dovevano averlo nel sangue, anzi  – diciamolo pure – nel DNA! []».

Alfio Sonda: «Desidero fare i miei più sentiti complimenti a questo bellissimo gruppo, convinto che questo sia solo un punto di partenza che lo porterà molto lontano. Molto interessante anche l’intervista, che è degna di qualsiasi altro gruppo importante alle origini del successo. Auguro quindi a tutti questi bravi musicisti un futuro roseo di continue soddisfazioni».

Delphine Andrade: «Voici un très bel article qui présente bien les différentes caractéristiques et particularités de ce quatuor et de leur musique. Les Dómisol Sisters et l’ensemble des membres du groupe sont tous devenus, à force de persévérance et de travail, de fabuleux artistes professionnels. Ils sont tous animés par cette même passion (la musique swing), et le font d’ailleurs merveilleusement bien ressentir au public lors de leurs concerts. Ayant moi-même eu la chance d’assister au spectacle des Domisol Sisters à Valence, j’en suis sortie enchantée, et enivrée d’avoir entendu ces airs si particuliers. Leur dynamisme et leur vitalité sont communicatifs et vous transmettent du positivisme tout au long du spectacle. Mettre sur papier les émotions ressenties et décrire au mieux ce que nous percevons lors de ces moments peut s’avérer restrictif, et je ne voudrais en rien laisser pressentir cela. C’est pourquoi, je ne peux que vous recommander vivement d’assister à ce magnifique spectacle des Dómisol Sisters, qui j’en suis sûre, saura vous émerveiller autant que ce fut le cas pour moi».

Sonia de La Clairière: «Una volta si diceva che ‘tutto il mondo è paese’, affermazione oggettivamente vera solo in parte. Oggi però lo è molto di più, almeno se ci si riferisce alla crescente passione di giovani e meno giovani per i balli di una volta e, di conserva, per la musica ben ritmata che necessariamente li accompagna ed anima. È una passione, o – se vogliamo – una moda, che accomuna un po’ tutti i paesi della vecchia Europa, ma anche di altri continenti. La Spagna, come si evince dall’articolo di Roberto Berlini, sembra essere la capofila del travolgente Swing Revival (è davvero incredibile il numero di scuole di balli vecchio stile e di complessi che suonano la musica a loro adatta che lì si incontrano), ma pure altri paesi non scherzano, sia pure con rilevanti differenze locali. Una mia cara amica, Laura Massarotto, che, avendo sposato un distintissimo ingegnere inglese, vive da parecchi anni nel Galles, mi ha inviato a tal proposito – oltre ad un affettuoso apprezzamento per ciò che sta facendo Simone in Spagna – un brillante e spiritoso ‘elzeviro’ (Laura è sempre stata una scrittrice nata), che sono lieta di offrire in lettura a tutti i followers del sito che sappiano apprezzare come merita il finissimo english humour, di qualità pari a quella del miglior Scotch whisky di puro malto []».

P. Z.: «Ho visto e ascoltato le Dómisol Sisters. Il primo commento è fattuale... YouTube, dopo i loro due brani, ha continuato con Nat King Cole e Dean Martin: un salto di sessant’anni, con una bella capriola all’indietro. Dopo il Trio Lescano si riprende con un Quartetto Swing, secondo le buone regole del contrappunto e della scienza armonica. Se volete il mio modesto e sempre soggettivo giudizio, le Dómisol hanno dei bei visini con espressività latina, ma le preferirei sedute o in piedi attorno ad un grande microfono con le molle e provvisto di quattro direzionali, un microfono insomma dell’era penne, pennini e calamai non traboccanti di bachelite, antenata della plastica (tali calamai erano tascabili e anche senza tappo non versavano l’inchiostro)”. Come dice Simone, contrabbasso e batteria sono indispensabili per il ritmo, ma lo strumento che è protagonista, insieme al quartetto, è il pianoforte: molto discreto, e senza prevaricare nell’assolo. La preparazione da Conservatorio delle Dómisol, senza scorciatoie o lacune, è decisiva per un sicuro futuro artistico, e per produrre arrangiamenti creativi; è dunque comprensibile che il maggior apporto interpretativo del pianista si faccia udire chiaramente. In un complesso di tutti professionisti come questo anche il lato commerciale dovrebbe funzionare bene, sostenuto dalla presenza pubblicitaria online, garantitagli da articoli come questo».

Sebastiano Zaniol: «Ringrazio innanzitutto Roberto Berlini per la sua gradevole compagnia durante il soggiorno a Valencia e per il pregevole articolo che ha scritto sulle Dómisol Sisters. Ho avuto il piacere di scoprire questo gruppo, anche se indirettamente, dapprima attraverso i racconti entusiastici di mio padre circa le loro qualità vocali e il loro stile, che ricordano a tratti quelli delle Andrews Sisters e delle stesse Sorelle Lescano. Successivamente, negli ultimi anni, ho seguito la loro evoluzione musicale anche tramite le testimonianze di mio fratello Simone, che suona con loro. Da musicista di impostazione classica (ho studiato pianoforte e organo al Conservatorio “Steffani” di Castelfranco Veneto) e accompagnatore di cori polifonici per oltre 10 anni, non posso che confermare il talento e la professionalità fuori dal comune di questo gruppo vocale nel sapersi armonizzare, in modo così naturale, con la sezione ritmica e i fiati. Il risultato che ne scaturisce è un piacevole dialogo fra voci e strumenti, carico di emozioni coinvolgenti e ritmo esaltante.
Il concerto del 7 Maggio al teatro “La Rambleta” è stato molto più che una semplice esecuzione musicale di motivi classici, tratti dal repertorio swing. È stato infatti un vero e proprio spettacolo multiforme, con tanto di coreografie accurate, giochi di luci, momenti teatrali e di danza, che hanno intrattenuto e divertito il numeroso pubblico dal primo all’ultimo momento. Se proprio dovessi fare un piccolo appunto alla regia, la storia di fondo che si intendeva narrare – gli esordi di un ensemble, il raggiungimento della fama, l’arrivo della guerra e conseguente crisi della musica swing, per poi concludere con la rinascita del gruppo stesso – non era proprio così intuitiva, tanto che ho potuto coglierla appieno solo a fine concerto, cioè dopo averne ricevuto la spiegazione. Una proiezione di immagini sul fondo del palcoscenico, accompagnate da opportune didascalie, avrebbe potuto permettere agli spettatori di afferrare compiutamente il senso della storia insita nello spettacolo.
Detto questo, non posso che fare i miei più sentiti complimenti al gruppo delle Dómisol Sisters e relativi strumentisti, augurando loro di continuare a lungo animati dalla passione e l’entusiasmo che li contraddistinguono per la musica leggera degli anni d’oro».

Ferran Terol Biosca: «Voici quelques lignes de commentaire à propos du concert des Dómisol Sisters du 7 Mai dernier. J’ai écrit en catalan, car on considère encore cette langue comme une langue espagnole . Mais je joins aussi la traduction en castillan.
Catalan - El vespre del 7 de maig vaig poder estar a La Rambleta per veure les Domisol Sisters. Va resultar ser un espectacle d’allò més complet: excel·lents músics, delicioses veus, un vestuari molt adequat i unes coreografies ben ajustades. En definitiva, ens va parèixer un concert d’aquells que no sovintegen, generador d’una atmosfera que ens transportava als anys cinquanta; a la seua picardia, el seu humor i la gràcia de qui ho encara tot amb un somriure.
La banda, jove i plena d’energia, podria situar-se al nivell d’altres de més conegudes com ara Pink Martini, que encara que explora altres repertoris, també ens arrima a músiques del passat, carregades de melodies entranyables i ritmes que mai no moren.
Castillan - La tarde del 7 de mayo pude estar en La Rambleta para ver las Domisol Sisters. Resultó ser un espectáculo de lo más completo: excelentes músicos, deliciosas voces, un vestuario muy adecuado y unas coreografías bien ajustadas. En definitiva, nos pareció un concierto de aquellos que no son frecuentes, generador de una atmósfera que nos transportaba a los años cincuenta; a su picardía, su humor y la gracia de quien todo lo afronta con una sonrisa.
La banda, joven y llena de energía, podría situarse al nivel de otras más conocidas como Pink Martini, que aunque explora otros repertorios, también nos lleva a músicas del pasado, cargadas de melodías entrañables y ritmos que nunca no mueren».

Manuel Carrera: «Ho letto con interesse l’intervista di Roberto a Simone! I musicisti sembrano tutti veramente bravi ed entusiasti. Mi farebbe molto piacere vederli dal vivo. Leggendo la genesi della formazione della band, mi rendo conto di come sia sempre più difficile riuscire a “sfondare” e ad essere presi sul serio quando si parla di spettacolo (o di arte), molto più che in passato. Trovo comunque diverse analogie tra il racconto di Simone e quelli che hanno fatto, ormai anziani, alcuni dei nostri beniamini nel momento in cui gli veniva chiesto di ricordare gli esordi della propria carriera, tra concerti improvvisati, fiaschi e successi».

Freddy Colt: «Mi ha fatto particolarmente piacere scoprire il gruppo vocale spagnolo delle Dómisol Sisters, perché sono ormai rari, anche in Italia, i complessi che riescono a coniugare la proprietà di linguaggio dello Swing con un minimo di originalità. Ascoltando queste ragazze, appunto, ho trovato la reinterpretazione dei classici di Goodman o Calloway resa attraverso un’attenta cura vocale e la necessaria “giocosità”. Ma vorrei anche soffermarmi sull’orchestrina che le accompagna, composta da ottimi strumentisti che conoscono il linguaggio del jazz tradizionale. Gli arrangiamenti – penso a Don’t be that way – sono interessanti e piuttosto insoliti, secondo una “ricerca di originalità” che anch’io praticavo anni fa con la mia orchestra. Ringrazio ovviamente Roberto Berlini per averci raccontato le sue impressioni a caldo, e raccolto le parole di uno dei musicisti della band. Non posso che augurare i migliori successi a questo progetto, in attesa di poterlo – magari – ascoltare dal vivo in Italia».

Alessandro Rigacci: «Ho visionato i video promozionali delle Dómisol Sisters e, credetemi, sono rimasto letteralmente senza parole. Sono veramente tutti bravi e soprattutto coinvolgenti: fin dalle prime battute infondono nell’ascoltatore voglia di ballare, di ritmare e sopratutto riescono a trasportarti all’interno di un’atmosfera swing, cosa che non riesce a tutti i gruppi che abbracciano questo genere. Spesso, infatti, appaiono freddi e troppo ancorati al passato. Complimenti davvero!».

Florindo Gazzola: «Per quanto non possa comprendere a fondo questo gradevole tipo di musica, dato che mi occupo principalmente di musica antica, mi pare che il gruppo swing vocale-strumentale delle Dómisol Sisters rappresenti una compagine di musicisti abili, entusiasti, che traggono piacere dal fare musica insieme e che proprio per questo – mi pare – il successo gli stia meritatamente arridendo. Io conosco bene (da quando è nato) il mio amico e figlioccio Simone, con cui ho parlato sempre molto di tantissime cose, specialmente di scienza (dove siamo stati sempre d’accordo) e di filosofia (dove invece c’è stata qualche cordiale dissonanza, che non dispero di risolvere in futuro). Ma, seguendo la sua evoluzione artistica, ho capito subito la sua grandissima passione per la Musica e il suo notevole talento, sostenuto da una ferrea determinazione e un metodico raziocinio. Con queste premesse sono dunque oltremodo convinto che farà strada nel mondo di Euterpe: per adesso col bravissimo complesso valenciano delle Dómisol Sisters, e poi... “ad maiora”».

Lele del Gatto: «Molto interessanti gli ultimi commenti al recente secondo CD delle Dómisol Sisters, Tale that swing, sulle cui qualità si sono già dilungati gli amici che mi hanno preceduto; talché altro non voglio aggiungere di mio per non dare un senso di ripetizione. Piuttosto, vorrei riflettere sul concetto di “revival” che di tanto in tanto viene applicato al ritorno in auge di moduli musicali del passato e che il più delle volte si esaurisce in breve tempo: come ad esempio avvenne del revival “degli anni Sessanta”, che parve impazzare a cavallo tra il 1989 e il 1990, sull’onda di alcune trasmissioni televisive in cui venivano riproposte canzoni e cantanti di vent’anni prima, questi ultimi spesso, ahinoi, imbolsiti in modo imbarazzante. Spentosi presto tale fuoco di paglia, quella musica tornò nel dimenticatoio, senza che la sua fugace rinascita avesse inciso minimamente nel gusto generale o nella produzione corrente. Curiosamente, gli stessi anni Sessanta erano stati al loro tempo coinvolti in un bizzarro revival degli anni Venti e Trenta, a seguito dell’inaspettato successo mondiale di una canzoncina, Winchester Cathedral, incisa senza tante aspettative nell’autunno del 1966 dal gruppo inglese The New Vaudeville Band, che si ispirava con ironica aderenza filologica alle band di trent’anni prima, con tanto di voce solista che eseguiva il ritornello cantando in un megafono. Anche in Italia la canzone ebbe un discreto successo, tanto che la registrò persino il grande Natalino Otto (e si trattò della sua ultima incisione prima della prematura scomparsa), dando la stura a una moda “degli anni Trenta” che dominò in televisione per un paio d’anni buoni, con risultati spesso stucchevoli, e la proposta di poche nuove canzoni degne di nota, tra le quali salverei forse soltanto la divertente Torpedo blu di Giorgio Gaber.
Ben più solido e con prospettive di una durata non insidiata dalla fugacità di mode transitorie, appare oggi il revival di quella musica che per semplificare definiremo “swing”, e che trova le sue radici nella musica da ballo di un periodo indicativamente circoscritto al quindicennio 1930-1945, ma che anche successivamente non è mai stata completamente dimenticata. È infatti tornata decisamente all’attenzione di un pubblico selezionato ormai da una decina d’anni, vedendo il rifiorire di gruppi di vario livello ed estrazione, con le punte di orchestre che poco hanno da invidiare a quelle degli anni d’oro, come quella degli slovacchi Bratislava Hot Serenaders o la tedesca Palast Orchester del raffinato cantante Max Raabe, per non dire delle tante più piccole ma non meno agguerrite formazioni, come appunto le spagnole Dómisol Sisters di cui ci stiamo occupando, senza dimenticare i gruppi vocali che in area nostrana si sono rifatti ai moduli vocali delle mitiche Sorelle Lescano.
Il successo di questo revival pare decisamente destinato a durare, soprattutto perché sostenuto da un pubblico, se non ampio come quello che segue certa deteriore produzione contemporanea, decisamente più consapevole, competente e coinvolto. Esso dà garanzie di sostenere negli anni a venire la ritrovata vitalità di un genere che pareva destinato alla contemplazione degli storici della musica e che invece dimostra di avere ancora tanto da dire».
Renzo Barzizza: «La prima cosa che mi è venuta in mente, leggendo la “trascrizione fedele” di Roberto, è “dosollasido” per ovvie assonanze, ma anche per somiglianza, con “domisol”. Do Sol La Si Do è infatti un pezzo per sola orchestra del mio papà che per lo swing, ma anche per il jazz italiano, ha fatto moltissimo; e questa quasi coincidenza con “Do-mi-sol”, e questa passione per lo swing di queste brave cantanti e della loro formidabile band, mi hanno sorpreso e poi commosso, e anche confermato che è giusto tutto quello che stiamo facendo affinché questa grande stagione della musica italiana non venga dimenticata e perduta.
Ho letto con attenzione i commenti all’intervista di Roberto: sono tutti scritti da amici veri e amici virtuali, a cui sono legato come ai componenti di una grande famiglia. Berlini intanto, e poi Piccardo, Zanolla, Mastrorocco, Carrera, Freddy Colt, Rigacci, Del Gatto; infine Angelo Zaniol e i suoi figli, che non ho ancora il piacere di conoscere ma certamente arriverà l’occasione per farlo. Ancora, e solo per nome: Lea, Alfio, Delphine, Sonia, PZ, Ferran, Florindo. Di tutti ho apprezzato la preparazione e la competenza; e la grande passione. Grazie, grazie a tutti per quello che siete capaci di fare per la buona musica, e non solo italiana».
Massimo Busi: «Desidero lasciare anch’io, come altri, un commento a seguito dell’intervista rilasciata, dopo il concerto alla “Rambleta”, da mio nipote Simone Zaniol al vostro giovane collaboratore Roberto Berlini, concerto al quale non ho sfortunatamente potuto assistere, pur avendone tutta l’intenzione. In realtà in un’altra occasione, e sempre a Valencia, ho già avuto modo di ascoltare e di vedere Simone dal vivo assieme al gruppo delle Dómisol Sisters. Sicuramente sono la persona meno indicata per esprimere un’opinione sul repertorio Swing che questo gruppo propone al proprio pubblico, però in quell’unica occasione ho vissuto un momento particolarmente coinvolgente: per il contesto, per la musica piacevole verso la quale provo affinità e per la professionalità dimostrata da tutti. Quelle quattro ragazze avevano una sicurezza e una consapevolezza in scena davvero ammirevoli!
Simone alla batteria appariva più appartato, ma lui dimostrava di avere qualcosa in più. Dal suo modo di suonare si percepiva in lui una passione straordinaria, in quanto tutti i suoi movimenti erano eseguiti con padronanza emotiva e non solo razionale: era sì presente in scena per il pubblico e con consumata esperienza, ma prima ancora viveva e sentiva la musica dentro di sé e poi, attraverso tocchi armoniosi, riusciva a renderne partecipe l’uditorio. Ammiro molto Simone per il coraggio delle sue scelte, e se c’è un augurio che posso rivolgergli è di continuare a coltivare sempre la sua arte con genuina passione, una passione accarezzata, magari accomodata, ma mai plasmata per accontentare altri se non sé stesso».
Kathleen and Noel Morissey: «It is great that Simon is doing so well. We listened to some of the Dómisol Sisters’ performances on YouTube and could see and hear Simon. That is great music and has lasted the test of time... well done to him! We weren’t able to understand all the Italian website though to make any specific comments. But we are sure you are both very proud of your son and his career as a professional drummer».
Werner Dunst: «Als Freunde der Familie Zaniol, deren Musikalität und auch ansonsten in vielen Beziehungen  hohes Format uns schon seit langem mit Bewunderung erfülllt, möchten wir einen kleinen Kommentar abgeben. Es erfüllt mit Begeisterung, wie die Gruppe “Dómisol Sisters” die Zuhörer in Bann schlagen. Kein Wunder, dass sie einen solchen Erfolg haben. Swing ist eine Musik, die auch in Deutschland eine große Tradition hat und auch noch heute beliebt ist. Er drückt Lebensfreude aus, er hat Temperament. Klar, dass gerade Südeuropäer, Italiener wie Spanier, für ihn prädestiniert sind. Und diese Vollblut-Musiker geben dafür das beste Beispiel.
Simone Zaniol hatten wir bisher nur auf Fotos gesehen, ihn aber noch nicht spielen gehört. Wir fanden ihn, aber auch alle anderen Mitglieder der Gruppe, ganz fantastisch! Man kann nur wünschen, dass sie auch weiterhin viel Erfolg haben und ihr Publikum noch lange erfreuen!».
Mary Viggiani: «Congratulations to all the musicians and singers of Dómisol Sisters. It's funny to hear the engaging music of these songs that reminds me of those dear people that in the few best days used to whistle these tunes while I was fond of Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd. Although I am not an expert on this kind of music – which I appreciate anyway very much – I’d like to focus also on a particular quality of the singers as I noticed their ability with such a sort of English “tongue-twisters” as “bingle, bangle, bungle” that might be hard to pronounce even to native speakers. Congratulations once more.
Thanking Simon and all the group of Dómisol Sisters for calling to my mind sweet and poignant remembrance because of their music. I wish them all to be successful».
Alban Lufo, titolare della “Maxi Pizza” di S. Marco di Resana: «Eshte shume e bukur!».


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