Ricordando il Trio Lescano

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Aggiornamenti del sito
relativi al periodo Gennaio-Marzo 2015

In ordine cronologico inverso.

31 Marzo 2015
I nostri fedeli lettori ricorderanno che il 2 Novembre dell’anno scorso abbiamo dovuto dare in questa sede una gran brutta notizia, e cioè che un account su YouTube del nostro validissimo collaboratore Manuel Carrera, quello denominato Archivio Rabagliati, era stato totalmente oscurato dagli Amministratori della Piattaforma Web di Google, come al solito senza preavviso alcuno e con spiegazioni tutt’altro che convincenti. La conseguenza più grave di tale provvedimento, che a noi francamente sembra assurdo e arbitrario, è che da allora gli appassionati della musica leggera di qualità non hanno più avuto modo di ascoltare gratuitamente in rete tutte le splendide canzoni del passato che Manuel aveva postato nel suo canale, presentandole e commentandole da par suo, in particolare le 26 canzoni lescaniane, alcune piuttosto rare, che figurano nella nostra pagina Le canzoni del o col Trio Lescano in Internet.
Ora, per venire incontro alle tante richieste ricevute nei mesi scorsi da parte di fan delle Lescano che vorrebbero poter liberamente ascoltare di nuovo tali canzoni, abbiamo deciso di accontentarli linkandone i titoli ai file mp3 presenti nel nostro Archivio sonoro: da segnalare che in diversi casi essi sono migliori di quelli utilizzati a suo tempo da Manuel.  

29 Marzo 2015
Mail di Lele Del Gatto: «
In riferimento al quesito posto ieri da Giorgio Zoffoli, io penso questo. Dato che nei cataloghi discografici d’epoca non v’è traccia di incisioni lescaniane di queste due canzoni, è probabile che gli editori, al momento di stampare e diffondere il mandolino, fossero certi che le canzoni sarebbero state incise dalle Sorelle: cosa che poi non avvenne, per motivi che non è facile per noi ricostruire. Non vedo quali altre supposizioni si possano avanzare. Non conosco peraltro le due canzoni in questione; ho però trovato nei miei archivi una Venezia cantata da Daniele Serra, circa la quale manco di qualsivoglia dato. La allego per ogni buon conto [].
Avviso infine che nel mio canale su YouTube ho testé messo la lescaniana Il pesce e l’uccellino, nella versione di Natalino Otto».
Dubitiamo che la Venezia incisa, verosimilmente nei primi anni Trenta, da Serra sia la canzone di Arrigo-De Renzis, per il fatto che la prima è un valzer lento, la seconda uno slow-fox; anche le probabili date, rispettivamente di incisione e di pubblicazione, tendono a escludere che si tratti dello stesso brano, sebbene i due titoli siano identici. La SIAE elenca del resto numerose canzoni intitolate appunto Venezia [NdC].
Mail di Paolo Piccardo: «[...]. Molto rapidamente vengo ora al discorso fatto da Zoffoli. Non ci sono molte tracce delle due canzoni “presentate” dalle Lescano. Ho trovato questo trafiletto nel “Radiocorriere” del 14 Maggio 1938, dove compare il Trio che esegue alcuni dei suoi successi. Ma da quest’altra pagina dell’11 Aprile, si vede che Venezia è ancora in programma, ma stavolta le Lescano non ci sono più. La mia opinione è quindi che le Lescano abbiano sì “lanciato” la canzone Venezia, in quanto venne eseguita in un programma che le vedeva partecipanti, ma evidentemente non come esecutrici della stessa. Chiaramente uno “sponsor” come il nostro Trio, allora famosissimo, era un ottimo traino per qualunque compositore!
Non ho invece riscontri  discografici né per Venezia né per il Fox villereccio (titolo orribile!) nei Cataloghi Cetra. Domani spulcerò qualche altra etichetta».

28 Marzo 2015
Abbiamo appena inserito nella pagina http://www.trio-lescano.it/lingue_diverse.html le ultime incisioni a nostra disposizione di canzoni lescaniane realizzate all’estero suppergiù all’epoca delle Nostre. Quasi tutte sono state reperite dai nostri eccellenti e instancabili collaboratori Massimo Menozzi e Paolo Piccardo. Con queste aggiunte possiamo considerare ultimata, almeno per ora, la nuova ricerca inaugurata il 7 Gennaio scorso (v. il primo degli Aggiornamenti di quel giorno, in fondo a questa stessa pagina).
Giusto per fare un primo bilancio di questa iniziativa, precisiamo che sono state individuate e descritte in tutto 156 versioni estere di canzoni incise in Italia dalle Lescano tra il 1936 e il 1942; esse sono così ripartite: 20 in francese, 76 in inglese, 8 in spagnolo o ispano-americano, 23 in tedesco e 29 in 12 altre lingue, tutte sistemate nella terza sezione della Fototeca.
Mail di Giorgio Zoffoli: «A dimostrazione del fatto che spesso le conoscenze più interessanti si fanno casualmente e quando meno uno se lo aspetta, vi aggiorno su come ho rintracciato un interessante documento. Giovedì scorso, mi trovavo di mattina per motivi di lavoro nella piazza centrale di Imola e, dovendo aspettare un’oretta prima di un appuntamento con un cliente, la mia attenzione è stata attirata da un mercatino di libri, situato sotto le splendide logge del centro. Dopo aver contrattato un poco per ottenere uno sconto su una splendida e corposa monografia su Fortunato Depero (uno fra gli artisti futuristi che più amo), mi sono fermato a fare due chiacchiere con l’esercente del banco, persona gentile e veramente competente, che stava conversando con un signore distinto al suo fianco.
Dopo essere rimasto basito dallo spessore culturale, su tanti temi inerenti alla Storia dell’Arte, di Valerio Paolo Berardi, questo il nome del signore imolese artefice di numerose iniziative culturali di quel territorio, siamo entrati nel campo musicale ed ho scoperto che fra i documenti in suo possesso c’erano anche degli spartiti. Con gentilezza estrema Valerio, via e-mail, me ne ha inviati diversi molto belli e con mio estremo stupore ce n’era uno interessantissimo, con tanto di foto delle Lescano e loro dedica alla casa musicale torinese Medana [].
La cosa più interessante (a meno che nel tempo non mi sia perso qualche puntata) è che le due canzoni, Venezia (di Arrigo e De Renzis) e Fox villereccio (di Arrigo e Camosso – che qui curiosamente si sdoppia fra il suo vero nome e lo pseudonimo), non appartengono al repertorio del nostro Trio. Spero che riusciremo a chiarire questo misterioso ed intrigante dilemma, chiamando in causa tutti i lescanofili più attenti: seguirò dunque le indagini e lo sviluppo delle opinioni e spiegazioni, sempre col mio consueto spirito leggero e scherzoso!».
Mail di Roberto Berlini: «È a Roma con me Sebastiano Rizzo, con la sua allegria e una vagonata di dischi. Tra questi abbiamo deciso di pubblicare per ora Vogliamo cantare di eccellente qualità. Nel video si può vedere il “dietro le quinte” della digitalizzazione, oltre a tre mandolini monocromatici, provenienti dal mio archivio personale. Questi cambieranno colore durante il video: quale colore è veramente il loro?
Appena arriveremo ad una certa quantità, invieremo questa ed altre digitalizzazioni. con relative etichette, a questo sito e al Discobolo. Vi sono alcuni dischi di grande interesse, rarità e qualità, i quali saranno di  sicuro gradimento per ogni ascoltatore esigente.
Link: https://www.youtube.com/watch?v=OQYNavLzqPk#t=37.

22 Marzo 2015
Mail di Paolo Piccardo: «Vorrei aggiungere alla nostra ricerca una canzona lescaniana in lingua inglese: La danza che fai tu (Turn On That Red Hot Heat). Questa volta non è importante la cantante, Gail Reese  (di cui per inciso non sappiamo quasi nulla), ma piuttosto l’Orchestra che esegue il brano, di cui Bunny Berigan, celebre trombettista, è il Direttore. Mi ha sempre colpito la tragica storia di questo musicista, per molti versi assimilabile a quella del quasi coetaneo Bix Beiderbecke e ad altre storie di artisti “maledetti”».
Abbiamo già aggiornato la pagina http://www.trio-lescano.it/lingua_inglese.html.

21 Marzo 2015
Mail di Roberto Berlini: «
[…] Per certi aspetti alcune tendenze “autarchiche” le trovo – da un punto di vista linguistico – interessanti. Alcune poi mi strappano un sorrisino. Qualche tempo fa (un venerdì 1!) seguii all’Università una conferenza sull’argomento. Eccovi uno spezzone del documentario presentato in quell’occasione».

20 Marzo 2015
Mail di Roberto Berlini: «Qualche ora fa su Facebook il signor Silvio Prezioso ha condiviso queste due foto appartenenti, come scrive, ad un numero del “Mattino Illustrato” del ’38. Risultano subito interessati questi rapidi schizzi, che provengono inequivocabilmente da note cartoline pubblicitarie, più che da ritratti fatti “sul momento”. Mi ha colpito la storpiatura del nome di Luciana Dolliver, che diviene qui nel cognome Dolliveri. Anche il testo – dove leggibile – pare fonte preziosa, particolarmente nel passo in cui vengono osservati gli “scat” delle Lescano. Questo articolo è presente nel nostro Archivio? Nel dubbio invio le due (uniche) foto pubblicate, visto che, come penso, molti collezionisti gli staranno già girando intorno».
È la prima volta che questo articolo, firmato da Tomaso De Filippis, ci viene segnalato; esso perciò non figura nella nostra Bibliografia e varrebbe indubbiamente la pena tentare di recuperarlo. Suggeriamo a Roberto di contattare il suddetto signore, che sembra possedere diversi numeri del “Mattino Illustrato” d’anteguerra: magari accetterà di buon grado di inviarci una scansione a buona definizioni delle due pagine con l’articolo di De Filippis. Non sarebbe inoltre una cattiva idea reperire in qualche biblioteca pubblica le annate complete della rivista napoletana relativamente agli anni delle Lescano (1936-1943), a caccia di altri articoli o foto di nostro interesse. È più che probabile che ce ne siano [NdC].
Commento di Paolo Piccardo: «Forse il fatto di scrivere “Dolliveri” non è proprio una vera storpiatura, ma rientra nell’ambito autarchico di Wanda Osiri e Renato Rascele, dei filmi e in genere nel rigetto di tutto ciò che suonava “esotico”. Che ne pensi di “Irvino Berlini”? (Scherzo, eh?)».

19 Marzo 2015
Mail di Paolo Piccardo : «Ecco Tu-Li-Tulip-Time nella versione di Horace Heidt, con Larry Cotton, Lysbeth Hughes e le straordinarie King Sisters. Da notare il tempo di valzer della canzone: si tratta quindi della versione originale, come fu intesa dalla compositrice, Maria Grever. La chitarra hawaiana all’inizio è quella dello specialista Alvino Rey, in seguito celebre Direttore d’Orchestra».
Abbiamo già aggiornato la pagina http://www.trio-lescano.it/lingua_inglese.html.

18 Marzo 2015
Mail di Giorgio Zoffoli: «Sabato scorso, al ritorno da un breve soggiorno a Saturnia con mia moglie, ho ottenuto in un sol colpo il risultato che avrei forse raggiunto con  almeno venti visite ai mercatini dell’antiquariato. Proprio a Forlì (dunque senza fare troppa strada) il nipote di un anziano collezionista di spartiti mi ha venduto ad una cifra non banale, ma che sono riuscito a permettermi, circa 250 spartiti dagli anni Dieci ai Quaranta. Fra il restauro digitale, la catalogazione e le ricerche annesse e connesse ne avrò per alcune settimane!
Un gioiellino che vi voglio inviare subito è il mandolino di Tu, piccina (You’re a Sweetheart) con un’ottima definizione. Speriamo che sia il primo di altri, anche se la maggior parte del materiale risale agli anni Venti, con alcune chicche su Marf che un giorno vi documenterò!
Auguro a tutta la Redazione del sito delle buone e proficue giornate: non finirò mai di stupirmi per il lavoro di documentazione che tutti voi svolgete comunque, anche quando ci sono pochi interventi sul sito: lavoro che solo ogni tanto riesco a scoprire (pazzesco è quello che state facendo sulle biografie degli interpreti stranieri!)».

17 Marzo 2015
Mail di Paolo Piccardo: «
Sfogliando per caso uno dei miei tanti libri nautici ho scoperto una bella foto del Transatlantico “Conte Verde”, presa nientemeno che nel Marzo 1929 dal ponte del “Conte Grande”. La data è oltremodo significativa, in quanto proprio durante quel mese le Lescano [Alexandrina e Judith] con Portino, Eva e il corpo di ballo, erano a bordo... (in effetti si notano i tendalini posti a riparare le passeggiate laterali, sotto al ponte imbarcazioni). Sembra di rivederle, le nostre ragazze, allenarsi sul ponte della nave, godendosi la brezza di mare!».
V. Portino, Eva, il Dickson Ballet e le Sunday Girls di Virgilio Zanolla, pp. 9 e seguenti.
Mail di Simone Calomino: «Ho acquistato, con un discreto sforzo economico, tre nuove foto autografate per la mia collezione. Oltre a quella di Peppino Sacchi, artista che stimo molto, le altre due sono foto di artiste di nostro interesse in quanto “colleghe” discografiche delle Nostre. Si tratta di una foto “Unione Senza Ritocco” di Isa Bellini, datata 1944, e di una, di formato molto più grande, della nostra Divina Norma. La foto “Bonori Bologna” in questione risultava a noi del tutto sconosciuta ed ha fatto tanto piacere al nostro amico Manuel Carrera, col quale l’ho subito condivisa [].
La posa di Norma è di una sensualità particolarmente elegante. Si nota benissimo il colore chiaro dei suoi occhi, la bocca carnosa e, se ci fate caso, un piccolo ritocchino sul naso, che lo fa apparire quasi dritto e aggraziato, mentre in realtà quello di Norma era un po’ più pronunciato (si veda il particolare della nota cartolina Cetra). Ciò non toglie che la Bruni fosse una donna di una bellezza e di un fascino mozzafiato! Da notare anche la sua calligrafia, che dice molto di solito sul livello d’istruzione di una persona, soprattutto in questo periodo storico. Mentre in alcune foto la firma di Norma è sgraziata e frettolosa, qui è più lineare, anche se poco curata. Al confronto con la firma di un’alto-borghese come Nuccia Natali o di un’acculturata come Alda Mangini (v. foto allegate, anch’esse nella mia collezione), si vede bene che Norma non doveva aver avuto voti altissimi in calligrafia. Da rilevare infine il piccolo errore di forma “col / la” che, senza gli appositi segni, sembra non essere una parola sillabata al fine di andare a capo.
La mia collezione si è quindi arricchita di un’ulteriore perla, che spero possa essere gradita anche a tutti gli ammiratori della cantante bolognese!».
Quanto prima provvederemo ad aggiornare l’Album fotografico di Norma Bruni.

15 Marzo 2015
Mail di Lele Del Gatto: «Anche se non c’entrano col Trio Lescano, invito tutti gli appassionati della buona musica del passato a guardare nel mio Canale di YouTube questi ultimi inserimenti, realizzati grazie ai recenti apporti del collezionista Mario Ferrario.
Si tratta di reperti eccezionali per qualità e rarità, inoltre trovo che non sarebbe male, per rivitalizzare il sito, inserire di tanto in tanto qualche ragionato riferimento a canzoni e artisti del periodo d’oro della canzone, anche perché sulle Lescano e dintorni è stato detto tutto e il contrario di tutto, per cui nuovi spunti diverranno fatalmente via via meno facili da individuare».
Links:
- https://www.youtube.com/watch?v=oak3chaKhyw
- https://www.youtube.com/watch?v=68FZtFolchY

14 Marzo 2015
Mail di Paolo Piccardo: «In merito alle recenti aggiunte alla lista dei cantanti anglofoni ho appurato che il cantante dell’Orchestra di Harry Roy che esegue Let Yourself Go è Bill Currie, del quale ho reperito due foto. Non ci sono invece su di lui dati biografici disponibili in rete».
La pagina in questione è già stata aggiornata.

13 Marzo 2015
Mail di Luca Costantini: «Sto tenendo un corso di scultura all’Università e come nuovo progetto vorrei realizzare un bassorilievo con le Nostre. Per farlo però mi occorrerebbe una scansione di buona qualità della foto presente nell’ottimo contributo di Virgilio Zanolla  Le Lescano a Gallenca, dove le tre sorelle sono davanti a un  microfono e hanno una posa che oserei dire molto aggraziata, meravigliosa».
Abbiamo immediatamente spedito a Luca quanto richiesto, ricordandogli che tale immagine, per noi assolutamente nuova, l’abbiamo recuperata nell’articolo di Piero Vacca Cavalotto, ora inserito – grazie alla cortesia dell’Autore – nel nostro Archivio dei Documenti. Abbiamo anche segnalato a Luca che tale bellissima foto è opera di quel geniale artista che fu Enea Mangini, cui dobbiamo senz’ombra di dubbio i più suggestivi ritratti in studio delle Olandesine agli inizi della carriera, ossia quand’erano, come donne, all’apice della loro giovanile freschezza. Da notare che esse indossano qui le stesse vaporose vesti o tuniche, chiare e trasparenti come veli, che le avvolgono in un’altra celebre foto di Mangini [].
Per tutta risposta Luca ci ha inviato a giro di posta un suo bozzetto di come verrà alla fine tale bassorilievo, accompagnandolo con questo commento: «Sarà smaltato e colorato tipo maiolica dei “Della Robbia”, ma più moderno, come fosse una cartolina in rilievo».
Siamo tutti oltremodo impazienti di ammirare l’opera finita, con la certezza che nessuno rimarrà deluso, se è vero il detto che il buon giorno si vede dal mattino!


11 Marzo 2015
Giorgio Zoffoli ci ha offerto un altro bel mandolino che ci mancava, quello della deliziosa canzone di Ansaldo-Borella In due, incisa nel 1939 da Michele Montanari e il Trio Lescano, accompagnati dall’Orchestra Barzizza (GP 93076a). Ringraziamo l’amico Giorgio per questo suo ennesimo e pregevolissimo contributo all’arricchimento del nostro archivio digitale.


10 Marzo 2015
Mail di Lele Del Gatto, intitolata Miserie discografiche: «Mi è capitato sottomano un CD commerciale, con una selezione di Natalino Otto, appartenente a una collana pomposamente intitolata “Gold Italia Collection”, prodotta da una non meglio identificata “Mediane Multimedia Entertainment”. In calce alla pagina interna dello scarnissimo booklet, vi è la scritta “all tracks licensed courtesy of FONOTIL Srl” (probabilmente la fantomatica società che dovrebbe detenere i diritti del materiale riproposto – o pretende di detenerli).
L’esame di questo CD è emblematico del miserrimo e squallido livello al quale è precipitata la produzione discografica italiana. Alla traccia 7, infatti, è annunciata la canzone Mille lire al mese, che Natalino mai incise: e in effetti la versione proposta è quella – celeberrima – di Gilberto Mazzi. Insomma, è stato riproposto qui un clamoroso errore, da anni circolante sul web; su YouTube, per dire, si può trovare più di un caricamento [v. | | ] della canzone con l’errata attribuzione: videoclip che, nonostante numerose segnalazioni, non solo mie, continuano a rimanere imperterriti dove sono, senza le dovute correzioni.
Il colmo è che le voci di Mazzi e Natalino erano le più diverse che si possano immaginare, cosicché anche un minorato mentale o un sordastro coglierebbe all’istante che non si tratta della stessa persona! Ma chi compila questi CD, ascolta ciò che registra? Viviamo in tempi davvero strani».
Chissà cosa ha da dire su tutta questa inqualificabile faccenda la figlia di Natalino, Silvia Codognotto Sandon [NdC].
Mail di Manuel Carrera: «Cari amici e colleghi, ho il piacere di invitarvi all’inaugurazione della mostra Percorsi della scultura in Italia dalla ‘Secessione’ al ‘Novecento’ (1915-1935), a cura di Carlo Fabrizio Carli, che si terrà dal 21 Marzo al 17 Maggio al Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado (RM), di cui sono direttore. Trovate tutte le informazioni sulla mostra nel sito www.museoanticoli.it.
L’inaugurazione sarà proprio il 21 marzo, a partire dalle ore 11:30, per approfittare della luce del giorno, che rende il paesaggio particolarmente suggestivo, e per brindare con un bell’aperitivo, che non guasta mai... Vi aspetto!»
Mail di Roberto Berlini: «Ho da poco messo online il video della 3a serata di Zazzarazzaz 2014, organizzata da Radio il Discobolo e dall’Associazione Culturale Museo virtuale del disco e dello spettacolo. L’edizione del 2014 è stata dedicata ad Ernesto Bonino e questa serata, presentata da Giacomo Schivo e la più interessante dal punto di vista formativo, mi ha visto come esperto e divulgatore. È stato per me un grande onore aver potuto rendere omaggio, con le mie conoscenze, alla figura di Bonino, uno dei più importati interpreti della Canzone Italiana. Buona visione! 
Perdonate il ritardo con cui ho messo tale video online, ma – come spiego nel corso della mia esposizione – ho voluto dare precedenza alla ricerca, che è sempre impellente e bisognosa di attenzioni». 
Mail di Paolo Piccardo: «Ho il piacere di rendere noto a tutti che il Blogger statunitense, reo di aver paragonato le Lescano ai Chipmunks, ha in qualche modo fatto ammenda onorevole, andando ad ascoltarsi qualche brano del Trio ed esprimendo ammirazione. Evviva l’onestà».

9 Marzo 2015
Mail di Paolo Piccardo: «Su segnalazione di Massimo Menozzi abbiamo un amico brasiliano che amerebbe trovare la canzone di Gino Bechi Resta qui con me, di De Torres-Bixio. Se qualcuno la possiede è vivamente pregato di farcelo sapere tramite il contatto del sito (info@trio-lescano.it). Grazie in anticipo!».
A questa mail hanno prontamente risposto, inviando il file della canzone, Lele Del Gatto e Marco Corazza, che ringraziamo sentitamente.

8 Marzo 2015
Mail di Vito Vita: «Ho letto con molto interesse tutti gli interventi successivi a quello di Gianfranco: molti di essi li condivido, e sicuramente in alcune frasi ho ritrovato il mio pensiero. La mia opinione è che la musica leggera sia uno degli specchi più realistici di quello che è la società, quindi in questo periodo di generale decadenza dell’Italia e, in generale, dell’Occidente, è molto improbabile che nascano nuovi capolavori: la canzone rappresenta né più né meno il vuoto che ha intorno. Anche all’estero la situazione mi pare identica, del resto non mi sembra che negli Stati Uniti ci sia un nuovo Bob Dylan o che in Gran Bretagna siano spuntati dei nuovi Beatles.
Certo, questa decadenza (che per me è presente anche nelle altre forme artistiche, ad esempio nel cinema, nella letteratura e nella pittura, ma più in generale nei comportamenti sociali, nella politica, ecc.) in ambito musicale è anche aggravata dal fatto che la riduzione del mercato, con la conseguente chiusura di molte case discografiche, non consente strategie di lungo termine. Un caso come Lucio Dalla, che ha inciso dischi per più di dieci anni prima di arrivare al successo, oggi sarebbe impensabile: dopo il primo o al massimo il secondo insuccesso un cantante così cesserebbe l’attività.
Questo significa che chi prova a fare cose diverse e magari nuove, da ciò che invece va per la maggiore, non potrà trovare alcuna via di accesso o quasi al mondo musicale. A Sanremo quindi (che ho visto più che altro per tenermi informato) si ascoltano cantanti magari anche bravi tecnicamente ma che sanno di già visto o meglio di già ascoltato... Quante cantanti del passato ricorda, ad esempio, Nina Zilli?
Poi ci sono, in generale, altre concause: la diseducazione musicale dei giovani, con le scuole pressoché assenti in quest’opera formativa e col risultato che l’ignoranza del passato dilaga (come ha scritto Paolo Piccardo, i giovani non ascoltano musica che abbia più di due o tre anni – quando l’ascoltano); ma senza conoscere ciò che ci sta dietro è difficile andare avanti...
Il tempo è poi giustiziere, per quel che riguarda la canzone: oggigiorno chi ricorda più le canzoni di Sanremo degli ultimi dieci o quindici anni? Eppure quelle più vecchie le ricordiamo tutt’ora.
Infine non so, non riesco a capire quanto di quello che penso sia dovuto o meno al fatto di aver superato i cinquant’anni, e quindi di rimpiangere un passato forse creduto migliore di quello che era in realtà».
Mail di Paolo Piccardo: «Accortomi solo ora dell’interpretazione di Jerry Blake con Fletcher Henderson di Vado in centro [v. http://www.trio-lescano.it/lingua_inglese.html, fondo pagina], invio la miglior foto possibile del musicista, che in realtà si chiamava Jacinto Chabania; in essa egli è al clarinetto, a destra di Calloway e sotto Dizzy Gillespie. Ecco poi la Bibliographic information relativa a tale incisione:
Publication date: 1937
Responsibility: Slumming on Park Avenue, from On the Avenue / Irving Berlin ; [performed by] Fletcher Henderson and his Orchestra
Title Variation: Slumming on Park Avenue / On the Avenue
Note: Fox trots; excerpt from movie musical (side B). Vocalion: 3485 20754 (matrix).
Participant: Jerry Blake (side B), vocal ; Fletcher Henderson and his Orchestra, performers. [Fletcher Henderson, piano; Dick Vance, Russell Smith, Emmett Berry, trumpet; George Washington, Ed Cuffee, J.C. Higginbotham, trombone; Jerry Blake, clarinet/alto sax; Hilton Jefferson, alto sax; Elmer Williams, Chu Berry, tenor sax; Lawrence Lucie, guitar/steel guitar; Israel Crosby, string bass; Walter Johnson, drums]. Cf. Jazz Records, 1897-1942 / Rust, c1978.
Event: Recorded in New York, March 2, 1937. Cf. Rust, c1978.
Publisher Number: 3485 (20752, 20754) Vocalion

Vale infine la pena di ricordare che Fletcher Henderson fu un grandissimo arrangiatore: fu lui che fornì la maggior parte della libreria musicale all’orchestra di Benny Goodman, almeno dal 1936 al 1941.
Ultim’ora - Vi informo che il mio commento sul blog americano è stato recepito dal moderatore, che risponde in maniera sobria, stupito del fatto che il suo post sia stato letto da 10 italiani (direi tutti noi). Magari convertiamo al Lescanesimo un altro scettico...».
Ce lo auguriamo pure noi. I nostri amici (?) yankee dovrebbero però imparare almeno, giusto per iniziare col piede destro il cammino verso la conversione, a scrivere correttamente il cognome delle Nostre (Trio Lescano e non Lescana): non ci pare proprio che sia chieder loro uno sforzo eccessivo...
Quanto prima aggiorneremo la scheda relativa a Jerry Blake.

7 Marzo 2015
Mail di Paolo Piccardo, intitolata Tv e films americani: «Stamattina ho scovato un paio di cose interessanti. Dal recente film di Woody Allen To Rome with Love scopro che nella colonna sonora è stata inclusa Non dimenticar le mie parole, con Livi e le Nostre. Allen è notoriamente un appassionato della musica leggera d’epoca, (si veda il suo bellissimo film Radio Days, del 1987).
Tuttavia in un blog un tizio fa questa sconcertante affermazione: “From To Rome with Love here is Emilio Livi and the Trio Lescana [sic!], who sound a bit like the Chipmunks”. Per chi non lo sapesse, i Chipmunks sono i personaggi di un famoso cartone animato, appunto Alvin e i Chipmunks, ovvero tre scoiattoli che cantano con voci naturalmente accelerate e ridicole.
Ho risposto a dovere nel blog, che tuttavia è piuttosto vecchio e forse è ormai chiuso. Mi domando allora come vengano giudicate le Andrews Sisters, che a volte suonano ancora peggio!
In altra parte invece scopro che in un telefilm recente (Breaking Bad - Reazioni collaterali), nell’episodio 13 della Terza Serie uno degli attori, con ottime abilità linguistiche, si esibisce in una parte della celebre Crapa Pelada di Kramer, nella versione originale dei Cetra, del 1945.
In conclusione, è il caso di dire: non importa che ne sparlino, purché ne parlino!
Post scriptum - “Clapa Pelada la fa i Toltei, ghe ne da minga ai suoi flatei”: ahahahahahaha!!!».

6 Marzo 2015
Mail di Gabriele Brunini: «Ho trascorso qualche ora in piacevole compagnia del collezionista trevigiano Mario Ferrario [v. gli Aggiornamenti del 9 Gennaio scorso], a casa mia, a rovistare nella mia personale collezione di dischi a 78 giri. Questo buon amico mi ha portato, come aveva promesso, le scansioni delle etichette di un disco, GP 92824 (inciso nella seconda metà del 1939), su una delle quali – il lato b, con La campana dell’amore – figura il Trio Lescano. Si tratterebbe dunque di un’incisione per noi nuova, dato che non figura nella Discografia del sito. Accludo tali scansioni assieme alle registrazioni [Mariquita / La campana dell’amore] delle rispettive facciate del disco originale, che è in ottime condizioni di conservazione.
Dall’ascolto de La campana dell’amore, però, si evince subito che del nostro Trio non c’è traccia, a onta della loro dichiarata presenza in epigrafe sull’etichetta. In compenso si constata che Moreno è accompagnato da un’altra voce maschile, di cui non c’è menzione alcuna sull’etichetta, talché azzardo queste ipotesi:
- era inizialmente previsto l’impiego del Trio, per supportare Moreno nell’incisione;
- le etichette erano già state stampate;
- all’ultimo momento, le Lescano diedero forfait;
- fu convocato in fretta e furia un altro (bravo) cantante della scuderia, per concludere l’incisione, rispettando più o meno l’arrangiamento già pronto;
- a nessuno saltò in capo di rifare le etichette, perché evidentemente per i dirigenti della Parlophon sarebbe stata… una spesa inutile».
Il mistero trova un’immediata spiegazione grazie al Catalogo dei Dischi Cetra Parlophon del Gennaio 1941 (purtroppo non disponiamo di quello del ’40). In esso, a p. 74, si legge che La campana dell’amore fu incisa in realtà da Carlo Moreno e Michele Montanari [NdC].

5 Marzo 2015
Altre reazioni all’intervento di Lele Del Gatto.
Virgilio Zanolla: «
Non avendo seguito Sanremo non posso pronunciarmi sulle canzoni dell’ultimo Festival, né in generale sulle canzoni di oggi, dato che raramente sollecitano in me qualche interesse. Il fatto è che in queste canzoni riscontro raramente un vero e originale tessuto melodico; il testo a volte è eccellente, a volte (come nel suo intervento ha ben fatto notare Manuel) di sconcertante banalità, più spesso così cosà – in ciò, beninteso, non diversamente da un tempo. Ma all’epoca delle Lescano la melodia era una vera melodia: sicché anche in caso di testi banali, lo spirito poteva abbandonarsi a sognare, più o meno come quando, nel Rigoletto, Francesco Maria Piave definisce Violetta “raggiante di pallor”, che è ossimoro alquanto imbarazzante: giacché la musica di Verdi ricopre tutto, e a scanso di equivoci, aggiungo che se leggiamo il suo epistolario, vedremo che Verdi voleva da Piave proprio versacci come questo. Oggi, sovente, il testo prevale sulla musica: e, se l’ideale sarebbe un’equiparazione dei due valori, in caso di squilibrio è sempre la musica a dover prevalere, perché in caso contrario nell’ascoltatore non scatta il meccanismo dell’abbandono al sogno; almeno, io la penso così.
Precisiamo però: quando si parla dei testi banali di un tempo, occorre sempre distinguere la banalità vera, che è quella involontaria, dalla banalità volontaria, cioè dal nonsense e dalla voluta ricerca di luoghi comuni, che è tutt’altra cosa. Per questo m’arrabbio quando qualcuno, volendo indicare canzoni dai testi banali, cita quelli de Il pesce e l’uccellino o de Il pinguino innamorato: che a me paiono garbati e divertenti, ma soprattutto, riescono del tutto funzionali alle rispettive musiche. C’è una canzone dei primi anni Trenta, scritta da Mascheroni e Borella e cantata da Mario Latilla, Era ai bagni, che nel suo genere trovo un piccolo capolavoro, ed è stranamente ignorata: forse perché – sta’ a vedere – sono ormai rimasto uno dei pochi a possedere quest’impagabile 78 giri? Il suo testo, ricco di allusioni, citazioni, allitterazioni e nonsense, dice:

Arrivando sulla spiaggia di Cuccagna
per bagnarmi e per vedere chi si bagna
vi ho trovato tutto il mondo dei bagnanti in gran rumor
per la donna del mister
che stregava tutti i cuor.
Si trattava di una bella sconosciuta
che chissà da qual paese era venuta:
bionda al platino, occhi azzurri
di purezza e di vispì [sic]
in pigiama tutto il dì…

Era ai bagni ed a bagnarsi non andava
era sola ed un marito non cercava…
“Di dov’è? cos’è? chi è?” chiedeva ognun
“viene qua, non fa, non dice con nessun”.
Il pigiama un pigia pigia provocava
già in hotel più di un Otello si contava; 
tutti davano al portier
cento mance per saper
chi mai fosse quella donna del mister.
Non vi dico tra signore e signorine
i commenti ed i sospetti senza fine:
maldicenze, gelosie, cento inchieste per saper
se marito aveva o no
quella donna del mister.
Lei girava per la spiaggia indifferente
col canino [sic!] pechinese solamente
e le invidie ed i rancori
le proteste ed i sospir
non facevan che salir…

Era ai bagni ed a bagnarsi non andava
era sola ed un marito non cercava…
“Di dov’è? Cos’è? Chi è?” chiedeva ognun
“viene qua, non fa, non dice con nessun”.
Ma un bel dì, ahimè, la bambola fatal
presentò, ai più, un maschio colossal:
“Mio marito” “Mamma mia, che accidente!
È Carnera in carne ed ossa certamente!”
Chi col treno si squagliò
chi nel mare si gettò
chi a serrarsi in camerino in fretta andò


Aggiungo che la musica che accompagna il testo è fresca, pimpante, deliziosa, riveste i versi con totale euritmia… Insomma, una canzone del genere per me vale molto più di tanti arrovellati motivi di oggi, anche di certi che accampano qualche velleità d’impegno sociale, laddove mostrino banalità nel loro tessuto melodico. 
Qualcuno, con ragione, dirà che tutti i gusti son gusti; ma anche la banalità ha dei limiti, e quando la musica è piatta, amorfa, meccanica, e si trasforma in puro rumore, ahimè non c’è testo ispirato che tenga. D’altronde, si guardi alla storia del melodramma: dove opere scritte da fior di librettisti quali Apostolo Zeno, Metastasio, Goldoni, Da Ponte, Felice Romani e Boito non sono sopravvissute al setaccio del tempo per l’inadeguatezza delle loro musiche, laddove, appunto, certi librettacci risultano immortali grazie alle musiche di Verdi; e ripeto ancora una volta, non si getti la croce addosso ai poveri Cammarano e Piave – per non citarne che un paio – dato che è provato: spesso era lo stesso Verdi a pretendere versi, per così dire, semplici.
Con questo non voglio fare d’ogni erba un fascio: oggi ci sono canzoni certamente valide. Ma all’epoca in cui seguivo il Festival di Sanremo, cioè fino ai primissimi anni Settanta, ricordo ancora che all’annuncio della tale canzone di Pace, Panzeri e Pilat pensavo con un certo sgomento alle opere immortali di Richard Wagner, dove non solo le musiche ma anche i libretti sono opera sua, e a volte rientrano tra i capolavori della letteratura tedesca; senza contare che delle sue opere, a Bayreuth e altrove, Wagner fu spesso anche il regista nonché lo sceneggiatore e il direttore d’orchestra.
O tempora…».
Marco Basso: «
Similmente all’amico Lele, penso anch’io che l’apice della canzone leggera, non solo italiana ma anche estera, sia da ricercarsi negli anni ’50, anche seppur è vero che certe orchestre tipo Ray Martin, Bert Kaempfert, Ted Heath, ecc., hanno procrastinato il proprio genere fino alla fine degli anni ’60; certamente modificandosi nei generi, iniziando dal B.B. Swing, trasformandosi sicuramente in Be-Bop, ma si sa, gli anni passano, le mamme imbiancano, le mode cambiano, e con esse pure i gusti. E se non ci si adatta ai gusti, rapidamente si finisce fuori mercato.
Oltre a questo preambolo, io penso che il declino sia effettivamente cominciato quando la musica è passata dalle mani esperte di musicisti professionisti, spesso diplomati, che per scrivere una canzone di tre minuti, impiegavano alcune settimane, alle frettolosamente virtuose – ma carenti di tecnica, prassi e basilare teoria musicale – mani di giovani ed inesperti ragazzini, che rinchiusi un pomeriggio all’interno di un garage sfornavano canzoni con ritmi industriali, da catena di montaggio.
Ma si sa, che l’ignoranza – nel senso stretto di non-conoscenza – evolve sempre in ignoranza peggiore. È insomma il cane che si morde la coda: ad imitazione di questi primi gruppi “fai da te”, che comunque alcune basi le avevano, si è passati ad altri gruppi, con meno basi, e successivamente fino alla completa scomparsa degli strumenti acustici, rimpiazzati da quelli elettronici (per via dell’evoluzione tecnologica e di mercato). Siamo così arrivati ai nostri giorni, dove si è costretti a definire “musica” un assordante insieme di rumori senza armonia alcuna.
Prendiamo, per esempio, una moderna canzone e togliamo a questa la voce solista; ne risulta una compagine di armonie sregolate, senza un senso logico e/o melodico. Se facciamo lo stesso, sempre per esempio, con il Magnificat in Re maggiore (BWV 248) di J. S. Bach o con un qualsiasi altro brano della stessa epoca, e leviamo le voci cantanti, il brano resta in piedi egualmente, perché già nella stesura è presente un’armonia, ben regolata da movimenti e proporzioni matematiche, e il cosiddetto “raddoppio melodico di rinforzo”.
Certo, la verità non ce l’ha nessuno in tasca, ma credo che secoli di perfezionamento della prassi musicale, sia essa produttiva che riproduttiva/esecutiva, non siano serviti proprio a nulla. Ecco perché noi tutti, per la fretta di fare qualcosa di sorprendentemente abbagliante, abbiamo letteralmente buttato a mare tali prassi, sostituendo la cura e la ricercatezza costruttiva, con virtuosismi – spesso senza tecnica – volti a stupire e coprire cio che fondamentalmente manca alla base».

4 Marzo 2015
Mail di Giorgio Zoffoli: «Ho apprezzato molto le nuove foto acquisite di Gino Del Signore. È un interprete che tengo d’occhio da parecchio tempo (neanche fosse un artista emergente e una sicura futura promessa di qualche talent scout!), poiché ha interpretato ben 14 brani di Marf, l’autore su cui sto preparando da tempo un volume monografico. Sperando che possano esservi utili, vi allego alcune immagini che non vedo inserite nell’album fotografico dell’artista più qualche trafiletto che lo riguarda e una Nota biografica [].
Del Signore non abbandonò mai l’impostazione tenorile che lo contraddistinse anche nelle canzoni leggere, ma nel buffo bozzetto Signor vigile, di Marf e Mascheroni, si lasciò un po’ andare...».
Reazioni, in ordine di arrivo, all’intervento di Gabriele Brunini (Lele Del Gatto), pubblicato ieri:
Manuel Carrera: «Ho letto con la dovuta attenzione sia la mail di Gianfranco che l’intervento di Lele Del Gatto. Andiamo per gradi. Sono d’accordo col primo quando afferma che la canzone de “Il Volo” è di una banalità imbarazzante: è tutta un ammiccare ai gusti degli americani e dei giapponesi con la passione per il cliché italiano, secondo il quale noi cantiamo tutti come Pavarotti o Bocelli, e con la camicia sporca di sugo di pizza e spaghetti. Per non parlare poi del testo: “ti amo amore, amore mio sei grande, ti penso amore mio…”, il livello è da prima elementare. I testi così sciocchi potevano andare bene appunto al tempo delle Lescano, quando la musica doveva essere “leggera” perché 1) si concentrava sulla musica e sui ritmi, 2) si allontanava dalla retorica dell’operetta.
Col nostro Lele, invece, concordo in parte. Il suo discorso è condivisibile riguardo la decadenza, ma non si può generalizzare. Ancora oggi, infatti, esistono musicisti bravissimi e degni di nota. Ne cito tre: Carmen Consoli, eccellente cantautrice, Vinicio Capossela (idem) e Raphael Gualazzi, forse quello più in linea con i gusti dei lettori del sito. Insomma, c’è molta decadenza – e “Il Volo” ne è l’esempio più calzante – ma qualcosa di salvabile c’è».

Simone Calomino: «Lele ha senz’altro delineato al meglio il profilo dell’involuzione musicale della seconda metà del ’900. Io però sono su una linea più moderata e, per così dire, storicistica. Le canzoni, come ogni forma d’arte, rispecchiano i gusti e i costumi del pubblico di una data epoca storica. Come conseguenza al cambiamento dei costumi dei decenni successivi agli anni ’40, sono cambiati anche i gusti musicali.
Dagli anni ’60 in poi, il progressivo liberarsi della cultura da quegli schemi della morale comune che opprimevano certi comportamenti ritenuti inopportuni, ha influenzato anche la musica leggera, che ha perso quell’elegante e serioso ordine, che la caratterizzava durante la prima metà del secolo scorso, per andare sempre più verso la ricerca di ritmi sfrenati che, almeno sulla pista, facessero sentire liberi da ogni limitazione i giovani ballerini. Scompaiono così i balli di coppia (caratterizzati da uno schema di passi prestabilito), sostituiti con balli individuali che danno ampio spazio all’espressione di sé, libera e incondizionata. Senza più ordine né regole, la società e la musica sono diventate quello che oggi conosciamo e spesso non apprezziamo.
Non a caso, noi ascoltatori della musica del “bel tempo che fu” siamo solitamente persone dotate di una certa gamma di valori, estetici o morali che siano, i quali però non fanno più parte della società odierna. Tutto quindi va necessariamente messo in relazione col periodo storico. E, ahinoi, mi sembra del tutto vano sperare in un ritorno al passato.
Neanche io apprezzo più di tanto il panorama musicale moderno, in particolare quello italiano. Però ho notato, oltre ad alcuni geniali esperimenti di rievocazione modernizzata (vedi i Postmodern Jukebox o Caro Emerald), alcune manifestazioni artistiche del tutto degne di nota (vedi ad esempio i Bastille e le loro incisioni con orchestra d’archi, moderne e al contempo raffinate). I modelli italiani indicati da Manuel sono anche quelli che io preferisco, aggiungendo alla lista Nina Zilli, col suo stile retrò, e Malika Ayane, con la sua voce unica».
Roberto Berlini: «Avendo vissuto il clima dell’ultimo Festival di Sanremo direttamente dalla città dei fiori – in veste di critico e storico presso il Discobolo – posso riaffermare che quella de “Il Volo” è stata, nel riproporsi della tradizione, una folgorante rivoluzione. Alla luce anche dei recenti esiti degli ultimi anni, dove gli amici di “Amici” la facevano da padroni: Marco Carta, Emma (ancora presente) e Valerio Scanu con i suoi “luoghi umidi dove fare l’amore”. Al simpatico Scanu rispondo sorridendo con le parole di Non si fa l’amore quando piove: “le canzoni in voga d’oggidì / fanno assai meravigliar / quando affermano senza esitar / che amarsi quando piove è tanto bello”.
Tralasciando queste micro-realtà: è interessante interrogarsi sugli esiti della musica e della canzone contemporanea. È però da considerare il fattore che la critica a quel che ci è contemporaneo è cosa difficile da giudicare, in quanto solo quella giusta vetustà della cosa affrontata (chiamata Storia) ci dà la migliore visibilità per vedere – per esempio – quale esito abbia avuto una forma. A noi studiosi non ci rimane che determinare e discernere i motivi e le cause di questi cambiamenti e scelte. Rimane ovvio che molto di quello che accade oggi in arte, sempre se si possa ancora parlare di Arte, segue sempre dinamiche non dissimili da quelle del passato, pur se inequivocabilmente adottando forme diverse. Alla luce di questa affermazione ritengo che solo chi conosce il passato ha la marcia in più per comprendere le dinamiche presenti. Cosa sta avvenendo oggi? È innegabile che la canzone – e non solo – stia vivendo un momento di crisi. Adottando il termine “crisi” si indica il crollo di determinati valori artisti: di certezze che non riescono a dire nulla di nuovo e a non avere più empatia con il pubblico. Se ha vinto “Il Volo” è innegabile che tutto quello che – presentato al Festival – da dopo Piedigrotta fino a Nek non ha destato... perlomeno interesse. La questione è (e spero di cambiare idea, dovendo affrontare all’Università il secondo esame di Storia dell’ Arte Contemporanea) che il pubblico è stato viziato alla novità.
I greci antichi ad un certo punto della loro storia, ben prima della dominazione romana, stabilirono che nel V secolo si collocasse l’apice della loro cultura... in soldoni che “meglio di così non si sarebbe potuto fare”. Piuttosto che scervellarsi a trovare una novità – che ad una tale vicinanza dalla perfezione non avrebbe significato altro che una bruttura – continuarono a perpetuare i modelli da loro raggiunti, conferendo ad essi la loro identità culturale. Con gli occhi della Storia non possiamo che considerare vincente questa scelta e questo approccio. Attraverso il perpetuarsi di modelli, anche grazie all’interesse romano per le copie, ci hanno dato la possibilità di avere sempre di fronte tali meraviglie, regalandoci il Rinascimento prima e il Neoclassicismo poi.
Se affermassi che Piedigrotta è l’apice della nostra canzone di certo – in cuor mio – direi il falso. Perché quelli che per Vasari sono stati Leonardo, Raffaello e Michelangelo, per me sono quel bouquet di artisti con al vertice le nostre Sorelle Lescano. Non già il mio vuole essere un divismo sterile... ma ora sarebbe riduttivo espletare in poche righe tale motivatissima mia scelta».
Paolo Piccardo: «Il problema del decadimento della qualità della musica non è solo nazionale, ma ben più generale, secondo me. La ragione fondamentale è che si è persa di vista la melodia, per lasciare spazio al ritmo, con tutto quel che ne consegue. Al giorno d’oggi chiunque può comporre un brano musicale partendo da un’idea estremamente semplice. Pensano poi le “macchine” a rivestirla. Il più elementare piano elettrico da Scuola Media è in grado di eseguire un accompagnamento automatico completo, partendo da una linea di accordi di base, neanche troppo complessi. Figuriamoci con una strumentazione professionale!
Del resto esiste anche un problema di visibilità. I giovano non ascoltano musica che abbia più di due-tre anni, i loro idoli erano perfetti sconosciuti fino ad ieri, e ripiomberanno nell’oblio domani. Pressoché assenti sono le trasmissioni radio dedicate alla Canzone, e se qualche tentativo viene proposto in prima serata in Televisione viene puntualmente snobbato (Da da da e poco altro).
Avendo io stesso in casa una teenager ho il polso della situazione sotto controllo. L’altro giorno ho chiesto a mia figlia “conosci Stardust?” e lei: “Si! È una canzone di Mika!” (con buona pace del grande Hoagy Carmichael) . Una legge fondamentale di mercato è che quando c’è molta richiesta la qualità inevitabilmente scende. Ecco dunque che ci viene ammannita vera robaccia: tanto, basta far rumore.
La cosa più incredibile è che qualche canzone degna di tal nome viene proposta ultimamente negli spot pubblicitari, sia essa della grande tradizione melodica, che addirittura mutuata dal mondo dell’Opera Lirica. Beh, state certi che ben pochi riconoscono questi temi meravigliosi. Recentemente, durante una ripresa televisiva di una gara di pattinaggio, una concorrente si è esibita sulle note di Vissi d’arte da Tosca di Giacomo Puccini. Una persona con cui stavo seguendo il programma mi ha detto: “Bella musica... da che film è tratta?”.
Detto questo, non stupiamoci se gente come Fragola, Biggio & Mandelli – e quanti altri! – hanno un certo successo, mentre un artista del calibro di Umberto Bindi a Sanremo 1996 si è piazzato ultimo (gli venne in seguito concesso – anche se era ormai troppo tardi! – il beneficio della Legge Bacchelli, grazie all’appello di Gino Paoli e altri).
Ben vengano dunque amici come Gianfranco, che hanno la lungimiranza di andare a scoprire cosa si nasconde nel nostro passato musicale. Mai come oggi la Rete ci permette di scoprire tesori meravigliosi. Approfittiamone a piene mani!
Colgo l’occasione per inviare una foto, per noi nuova, di Guido Cergoli».


3 Marzo 2015
Mail di un simpatizzante, che si firma col solo nome, Gianfranco: «Amo appassionatamente le belle canzoni, a prescindere dall’epoca, dal paese e dal genere cui appartengono. Proprio per questo, pur essendo ancora relativamente giovane, sono un fan delle Sorelle Lescano: trovo infatti che quasi tutte le loro canzoni siano ancor oggi godibilissime o quanto meno piacevoli da ascoltare. Ma proprio per lo stesso motivo non riesco ad apprezzare, salvo rare eccezioni, le canzoni prodotte in Italia negli ultimi decenni, in specie le canzoni presentate al Festival di Sanremo. Anche quelle che hanno riportato la vittoria non mi entusiasmano affatto, inclusa l’ultima, Grande amore, cantata a gran voce liricheggiante dai tre “tenorini” del Volo.
Vorrei che uno dei vostri “esperti” mi dicesse se ho ragione o torto a parlare di attuale penosa decadenza della Canzone Italiana, che in passato ha dato al mondo intero così tanti capolavori».
Abbiamo subito interpellato il nostro Gabriele Brunini, che in questo campo merita senz’altro la qualifica di “intenditore” in virtù del magnifico e ricchissimo canale che cura su YouTube e che è appunto quasi per intero dedicato alla Canzone e al Belcanto del nostro paese. Gli abbiamo chiesto di esprimere in assoluta libertà la sua opinione al riguardo, ed ecco quale è stata la sua risposta:
«A mio avviso il declino della musica leggera italiana, che aveva toccato l’apice della qualità nel decennio a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, inizia nei primi anni Cinquanta, col passaggio dall’incisione discografica diretta su lacca a quella su nastro magnetico. Questo permise dapprima correzioni, ma subito dopo trucchi e manipolazioni di ogni sorta, che tolsero spontaneità all’esecuzione. Un secondo spartiacque fu, a fine anni Cinquanta, la moda degli “urlatori”, consistente nella malintesa imitazione di certi stilemi interpretativi nordamericani. Fu tale moda che distrusse quel che restava dello stile di canto italiano. E se qualche artista, specialmente donna, riuscì con bravura a cavalcare questa moda, conservando almeno in parte la buona emissione di fondo (come Carla Boni e Flo Sandon’s), altre si condannarono all’urlo sguaiato fine a sé stesso. In questo periodo il fenomeno Modugno parve svecchiare la musica leggera italiana, ma il suo apporto è stato sopravvalutato, essendo egli stato un fenomeno irripetibile ed autoreferenziale, caratterizzato da un’energia e una comunicativa senza eguali: non ebbe infatti veri epigoni, salvo forse Joe Sentieri.
Con i primi anni Sessanta sparirono via via anche i tanti complessi “da locale e night” che tanto avevano dato alla canzone da ballo e comica, con esiti spesso memorabili (Carosone, Quirinetta, Marini, Martino, ecc.); e mentre la canzonetta ricalcava sempre più gli stili fracassoni anglosassoni o francesi in chiave giovanilistica, per un breve periodo qualcosa di buono e anche di grande venne da qualche cantautore, laddove i cantanti più o meno “di voce” vecchio stile venivano risucchiati nei gironi della nostalgia, non riuscendo così a proporre nulla di nuovo in tempi non più in grado di riconoscerli.
Anche il cosiddetto “beat”, che pure, partendo dall’Inghilterra, aveva espresso una stagione creativa con punte di eccezionale qualità, nella versione nostrana prese i connotati di una stanca imitazione, perdendo quasi subito quel minimo di carica vitale ed eversiva che aveva agli inizi (seppure di seconda o terza mano), per rifluire presto in una melassa neomelodica persino imbarazzante. A metà degli anni Settanta, poi, l’irruzione della “disco-music” diede inizio a un precipitare della musica popolare verso livelli artistici sempre più bassi, culminati, passando per l’orrendo “rap”, nell’infimo livello odierno, dove tutto è sconvolto da ritmi ossessionanti e ripetitivi, veicolati da ogni luogo pubblico (ormai non si può più entrare in un panificio, negozio o sala d’attesa senza essere bombardati da questo pattume acustico; prima o poi toccherà probabilmente anche alle Chiese!).
I “cantanti”, nel caso migliore, sono un mero ornamento di questi ritmi insulsi e molesti, contraltare musicale di una civiltà totalmente mercificata, dove il pensiero, la preghiera e la riflessione filosofica sono sostituiti dalla pubblicità, giaculatoria rivolta all’orrenda divinità blasfema del dio Denaro.
Questa non è che una rapida riflessione a braccio: ben altro ci sarebbe ancora da dire…».

1° Marzo 2015
Paolo Piccardo ha reperito in un numero del “Radiocorriere” del 1933 una foto di Gino Del Signore, mai vista prima d’ora: il cantante romano vi appare assai giovane, sui 25-26 anni. L’abbiamo restaurata e inserita nell’album fotografico dell’artista, a p. 2.
Ricordiamo che nel ’37 / ’38 Del Signore incise col Trio Lescano 5 canzoni, fra cui spicca Topino d’oro. Una sesta canzone, Ricordo (GP 92528a) va collocata tra le incisioni dubbie. In effetti, malgrado le indicazioni concordanti fornite dall’etichetta del disco e dal catalogo Cetra-Parlophon dell’Aprile 1939, la presenza in essa del Trio risulta all’ascolto inavvertibile, il che appare del tutto anomalo, specialmente nel momento di maggior successo delle Olandesine.


28 Febbraio 2015
Mail di Paolo Piccardo: «Da una visita di routine al sito del “Radiocorriere” ottengo un trafiletto dal n. 10 del Marzo 1949. Si tratta di un cenno sul compositore Giovanni Papanti [autore di Piccola Marì], dal quale si evincono alcuni dati biografici che ci mancavano».
Quanto prima aggiorneremo la pagina
http://www.trio-lescano.it/autori_italiani_M-P.html.

22 Febbraio 2015
Mail di Roberto Berlini: «Oggi 22 Febbraio 2015 ricorre il 79° anniversario della prima interpretazione discografica del Trio Lescano. Questo evento artistico segna l’inizio di una nuova direzione stilistica, non solo italiana ma anche europea. Di certo questa prima incisione, Guarany Guaranà, non si può definire un capolavoro: ma a tutti gli effetti è l’embrione da cui nasceranno le successive Anna e Contemplazione, solide fondamenta per la nobilissima canzone che verrà. Le Lescano non sono state solo jazz e swing! E questi primi successi lo dimostrano. Si è guardato saggiamente all’estero – come mai si era fatto in precedenza – adattando le innovazioni formali alla nostra cultura e alle nostre esigenze, come quella di una “esotizzazione” coloniale in forma moderna (attraverso lo strumento sincopato/jazzato). Ed è così che le Lescano sono diventate le regine della nuova canzone, del ritornello ben modulato e valorizzato al meglio! Il loro contributo alla musica leggera è stato fondamentale, in quanto: non solo sono state uno strumento di “aggiornamento” nelle mani di Maestri come Carlo Prato e Pippo Barzizza, ma – con il loro modo di cantare così seducente – hanno stimolato gli autori a creare un repertorio nuovo di zecca, che ci avrebbe regalato tanti capolavori».
Links: https://www.youtube.com/watch?v=VATg_clzCEk  e
           https://www.youtube.com/watch?v=14klqB-WFeQ.
Mail di Gabriele Brunini [Lele Del Gatto]: «Amici, avrete certo notato che su YouTube vi sono alcune incisioni tedesche degli anni di guerra delle Allan Sisters o Allan Trio o Allan Terzett, un trio vocale femminile che cantava un repertorio avvicinabile a quello delle Lescano, anche se le armonie vocali erano di altro impianto. La cosa interessante è che la musica “sincopata” americana aveva contagiato, oltre ai Fascisti, persino i decisamente meno elastici Nazisti... Non c’è niente da fare, quando una musica è vitale, non c’è barriera o contingenza storica che possa arrestarla».
Ultim’ora - Mail di Paolo Piccardo: «Vorrei aggiungere qualcosa al commento di Lele. Nella Germania nazista esistevano molti ottimi musicisti jazz. La cosa incredibile fu che un “genio” della propaganda come Joseph Goebbels fiutò le implicazioni del fatto e incaricò di conseguenza il saxofonista Lutz Templin di formare una Big Band in stile americano, per eseguire alla radio canzoni swing. La cosa fu realizzata dalla cosiddetta “Charlie and His Orchestra”, una formazione  di grande professionalità e buon jazz. Il trucco stava nei testi delle canzoni, che venivano cambiati a scopo propagandistico ed antisemita. Ecco, a tale riguardo, un articolo interessante: http://ilmanifesto.info/charlie-orchestra-la-propaganda-jazz-inventata-dai-nazisti/.
E questa è la formazione, in cui spiccano diversi musicisti italiani di elevata qualità:
Karl Schwedler (“Charlie”), Gesang
Benny de Weille, Klarinette
Barend “Bob” van Venetie, Saxophon
Lutz Templin, Saxophon
Eugen Henkel, Saxophon
Kurt Abraham, Saxophon
Mario Balbo, Saxophon
Charly Tabor, Trompete
Nino Impallomeni, Trompete
Giuseppe Impallomeni, Trompete
Alfredo Marzaroli, Trompete
Rimis van den Broek, Trompete
Willy Berking, Posaune
Tip Tischelaar, Posaune
Franz Mück, Klavier
Primo Angeli, Klavier
Max Gursch, Bandoneon, Gitarre, Klavier
Meg Tevelian, Gitarre
Otto Tittmann, Kontrabass
Cesare Cavaion, Kontrabass
Fritz Brocksieper, Schlagzeug
Molte delle canzoni eseguite dalla “Charlie and His Orchestra” sono ascoltabili su YT.

21 Febbraio 2015
Mail di Simone Calomino, intitolata Tristissima notizia: «Il 18 Febbraio scorso ci ha lasciati il nostro amico Giorgio Solinas. Era stato molto male ultimamente. Io non lo sentivo da Gennaio, quando c’eravamo fatti gli auguri di Capodanno e poi un altro paio di volte per parlare della nostra passione comune: la grandiosa Lina Termini. Sono stato due volte ospite della sua casa di Livorno, sempre aperta a tutti gli amici che volessero fargli visita. Insieme a lui viveva il prezioso e insostituibile Paolo, una persona veramente eccezionale. Dobbiamo tutti molto a Giorgio che, senza chiedere mai nulla in cambio, ha sempre condiviso i suoi tesori con noi appassionati. Lo contraddistinguevano il suo amore per lo stare perennemente in compagnia, il circondarsi di amici, il condividere per il piacere di farlo senza alcun interesse sottinteso: era insomma la cortesia, l’ospitalità e la generosità in persona. Lo ricorderò sempre con grande affetto, con la sua sigaretta elettronica sempre in mano e la sua ineguagliabile simpatia».
La Redazione al completo esprime ai familiari del compianto Giorgio Solinas le più sentite e sincere condoglianze. Ricordiamo che è grazie alla sua grande generosità che abbiamo potuto acquisire molto materiale di indiscutibile valore, come ad esempio il volume Tra le quinte della Radio, che nel Gennaio 2011, grazie all’intermediazione di Massimo Baldino, Giorgio ci prestò sulla fiducia per tutto il tempo necessario alla sua completa e accurata scansione: tale volume è stato successivamente da noi pubblicato nell’Archivio dei Documenti, a disposizione di tutti, come voleva Giorgio. Altro suo impagabile contributo è quello descritto nelle Notizie del 2 Settembre 2013.
Sit tibi terra levis, cineres quoque flore tegantur!

20 Febbraio 2015
Mail di Simone Calomino: «La mia collezione di autografi e foto sta pian piano crescendo. L’ultimo acquisto è stato una cartolina promozionale di Lina Termini, con dedica autografa. Tale cartolina, a noi ben nota da tempo, è abbastanza comune; l’esemplare da me acquisito, tuttavia, ha un pregio speciale: quello di avere sul retro una spiritosa annotazione di pugno della nostra cara Lina».
Mail di Roberto Berlini: «Nella città dei fiori ho presentato, il 14 Febbraio scorso, una serata organizzata dal M° Freddy Colt e dedicata alla canzone nata prima del famoso Festival: ho parlato anche delle Lescano. Ho voluto filmare l’evento al fine di rendere così partecipi tutti gli appassionati. Buona visione!».
Link: https://www.youtube.com/watch?v=x4ilg7rVVMc

16 Febbraio 2015
Mail di Roberto Berlini, intitolata Un saluto da Sanremo: «Cari amici, in questi giorni ho vissuto il Festival di Sanremo in prima linea, essendo stato ospitato dal Discobolo ed avendo partecipato a molte iniziative. Quella della vittoria de Il Volo con  Grande amore, come detto nei programmi dedicati al Festival, è la dimostrazione che la musica in stile contemporaneo non è più in grado di stupire il pubblico. L’arte è sempre empatia tra l’opera e i suoi vari pubblici, e nel caso della musica e delle arti performative in generale questo si avverte ancor di più: la tradizione ha vinto, risultando il linguaggio più nuovo e vincente. Sono giovani, sono un Trio... e questo non può che far piacere!».
Mail di Paolo Piccardo: «Carissimi, eccomi di ritorno, nuovamente pronto al lavoro, dopo un bel weekend musicale in quel di Baviera con la “NP Big Band”, di cui faccio parte. La cosa più interessante è stata quella di veder ballare, con la nostra musica, le veterane Norma Miller e Jean Veloz, ballerine acrobatiche di... 95 e 91 anni rispettivamente, ancora in grado di stupire la folla!
Vorrei segnalarvi inoltre che il nostro batterista [Luca Rigazio] collabora con il quartetto vocale “Le Voci di Corridoio”, ottimo gruppo che recentemente ha pubblicato un cd dedicato alle musiche di Lelio Luttazzi, al quale ha partecipato Jula De Palma, tuttora in grado di emozionarci. Eccola con il gruppo: https://m.youtube.com/watch?v=nrYRTpwxweA.
Ho anche scovato due mandolini, forse mancanti [infatti è così - NdC]».

14 Febbraio 2015
Mail di Simone Calomino: «Ho finalmente trovato il tempo di scansionare alcuni dei miei ultimi acquisti, cioè tre mandolini comprati in un mercatino locale, poche settimane fa. Lo spartito di Corri Somarello (Micaela) lo abbiamo già in Archivio, ma una scansione ad alta definizione (2,3 Mb) può essere utile. Quello di Papà, mammà mi sembra il più interessante, soprattutto per la bellissima grafica, con la riuscita caricatura di Pippo Barzizza.
Quanto agli interni, la particolarità di questi spartiti è che sono tutti per piccola orchestra, completi e ben conservati. Ho pensato così di inviare sia la partitura per pianoforte che quella per trio vocale, perché – in fondo – sono quelle che più ci interessano. Questa operazione è stata possibile per Corri somarello ma non per Papà, mammà, in quanto la partitura per trio non era prevista.
Sullo spartito di Canta che ti passa e Presentimento c’è un bel volto maschile non specificato: ritengo che si tratti del tenore Giovanni Manurita, che canta queste due canzoni nel film del 1938 L’allegro cantante, diretto da Gennaro Righelli e da lui interpretato».

13 Febbraio 2015

Mail di Roberto Berlini: «Cari amici, eccovi la digitalizzazione (con scansione delle etichette) dell’album proveniente dalla Collezione del gentilissimo Leonardo Cabano, album dedicato – pressoché per intero – alla nostra tanto ammirata Caterinetta Lescano. Da notare la qualità delle registrazioni, dovuta non solo allo stato di conservazione dei dischi, ma anche, e soprattutto, alla digitalizzazione ottimale: tutto ciò restituisce pienamente, in moltissimi casi, dignità e purezza alla voce di questa cantante, così dotata di talento. A volte, come in eventi del genere, è inutile che la critica aggiunga altro per voler nobilitare ulteriormente espressioni artistiche come queste: l’opera parla sempre da sé, e ogni parola in più risulterebbe solo rumore. Buona ‘contemplazione’ a tutti».
Confermiamo la valutazione espressa da Roberto circa la qualità dei dischi presenti nella Collezione di Leonardo Cabano. Invitiamo i nostri lettori desiderosi di sincerarsene a confrontare – a mero titolo di esempio – la copia di Ti dirò (GP 93180b, Caterinetta Lescano con l’Orchestra Barzizza) postata su YouTube da Storiadellamusica con quella presente nel nostro Archivio sonoro [
Anteprima] e infine con quella offertaci da Roberto, proveniente dalla Collezione Cabano [Anteprima].

7 Febbraio 2015
A un mese esatto dal lancio del nuovo argomento di ricerca – le versioni estere delle canzoni incise dalle Lescano, da sole o con altri cantanti – abbiamo di che essere soddisfatti dei risultati finora ottenuti. Grazie all’attivismo dei nostri migliori collaboratori (in particolare di Paolo Piccardo e Massimo Menozzi) abbiamo infatti già reperito e catalogato ben 117 di tali versioni, relative a 54 incisioni delle Nostre. Esse risultano così suddivise: 17 cantate in francese, 65 in inglese, 6 in spagnolo, 17 in tedesco, 12 in varie altre lingue. Naturalmente siamo solo agli inizi della ricerca e chissà quante altre incisioni di nostro interesse saranno state realizzate nel ventennio 1930-1950! Per individuarle, però, è indispensabile il concorso degli appassionati italiani e stranieri, siano essi collezionisti di dischi a 78 giri, ovvero studiosi qualificati della discografia del suddetto periodo. Il nostro cordiale invito a collaborare a questa impresa è dunque rivolto a tutti, senza alcuna limitazione.
Link: http://www.trio-lescano.it/fototeca.html (terza sezione).

5 Febbraio 2015
Mail di Giorgio Zoffoli: «Desidero segnalare a tutti i visitatori del sito un volume appena uscito per Donzelli Editore: VOCI DELLA VITTORIA. La memoria sonora della Grande guerra, di Piero Cavallari e Antonella Fischetti [ | ].
Il libro raccoglie e documenta l’iniziativa operata da Rodolfo De Angelis con la raccolta fonodiscografica La Parola dei Grandi del 1924 e da cui prenderà corpo l’innovativa Discoteca di Stato nel 1928. Il saggio è veramente interessante ed estremamente approfondito, ed è accompagnato da un CD che raccoglie le testimonianze autentiche, con registrazioni originali, dei documenti sonori di Luigi Cadorna, Pietro Badoglio. Vittorio Emanuele Orlando, Filippo Tommaso Marinetti, Trilussa, ecc. Vi si possono scoprire notizie, curiosità e aneddoti assolutamente rari che ovviamente girano sempre intorno all’opera di quel geniaccio eclettico di De Angelis. Per chi frequenta e consulta la documentazione dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi (ICBSA), le quasi duecento pagine del volume sono senz’altro un acquisto utile e forse imperdibile (anche se il costo di copertina di 34 € non è proprio irrisorio).
Ho segnalato questa uscita anche sulla pagina Facebook La bacheca di Chester, che da qualche tempo mi diverto ad animare, dove inserisco in maniera sconclusionata quello che di musicale mi passa per la testa».

29 Gennaio 2015
Mail di Roberto Berlini: «Cari amici, ho appena messo online, sul mio canale di YouYube, un nuovo video dedicato alla nostra amata canzone. Il suo titolo è L’immagine della canzone: tra le varie cose che argomento vi è che, a mio avviso, il primo video musicale italiano sia quello di Oh! Ma-ma! del Trio Lescano in Ecco la Radio, del 1940. La Fantasia ritmica N°18 del M° Alberto Semprimi accompagnerà poi una “sfilata” di mandolini, molti dei quali mai apparsi in rete. Mettendoci letteralmente la faccia in quello che faccio, spero di fare cosa gradita ai ricercatori ed appassionati. Buona visione!».

24 Gennaio 2015
Mail di Manuel Carrera, intitolata La bellezza: «Cari tutti, non aggiungo altro: vi dico solo di vedere l’allegato. Purtroppo questa foto non è mia: è andata su Delcampe a 41€...!».
Esprimiamo l’auspicio che chi ha acquistato da Delcampe questa foto (certamente una delle più suggestive di Norma Bruni) abbia, prima o poi, un sussulto di coscienza e faccia di conseguenza il bel gesto di offrirla all’Autore della pregevolissima biografia dell’Artista bolognese: nessuno più di lui merita di averla [NdC].

22 Gennaio 2015
Mail di Simone Calomino: «Ho letto con molto piacere l’ultimo lavoro di Virgilio Zanolla, che trovo fenomenale! Straordinarie anche le signore che, a quanto pare con molta disponibilità, hanno risposto alle sue domande. Ne è venuta fuori un’immagine toccante delle Sorelle Lescano: familiare, di persone dolci e simpatiche e non, come molti le hanno descritte, antipatiche e altezzose. Certo, riservate sì, ma per ovvi motivi. 
Eva doveva essere una persona ammirevole, seppure molto diversa dalle figlie. Dalle descrizioni sembra una donna alla mano, propensa a formare nuovi legami e a coltivarli, nonché – soprattutto – generosa. 
Complimenti davvero! E speriamo che esca fuori ancora qualcosa, soprattutto sul “disperso in mare”! Chissà se il nostro Paolo Piccardo riuscirà un giorno a svelare l’identità di questo misterioso fidanzato di Alessandra...».


20 Gennaio 2015
Virgilio Zanolla, il nostro biografo ufficiale delle Lescano, è sempre attentissimo a sfruttare ogni nuovo spunto di ricerca che gli si presenti, animato com’è dalla speranza di reperire altri tasselli, anche minuscoli, da inserire nel grande mosaico che da un bel po’ di anni si è impegnato a ricostruire, mosaico il sui soggetto è “vita. morte e miracoli” delle sue (nonché nostre) beniamine. Così quando, alla fine dell’ottobre 2014, venimmo per la prima volta a conoscenza dell’esistenza di un interessantissimo articolo, Il “Trio Lescano” in Canavese, apparso, a firma di Piero Vacca Cavalotto, nella rivista  “Canavèis” (Cumbe Edizioni, n. 12, autunno 2007 / inverno 2008), egli scrisse immediatamente al suo Autore, per saperne di più. Il prof. Vacca Cavalotto si rivelò fin da subito una persona gentile e disponibile, e gli offrì la possibilità di intervistare due anziane signore sue amiche, Angiolina Boetto e Estella Rolando Mariola, che conobbero da vicino e frequentarono le Lescano e la loro madre più di settant’anni fa, cioè all’epoca del loro soggiorno-imboscamento a Gallenca.
Detto fatto, Virgilio – che non rimanda mai le cose che gli stanno veramente a cuore – ha contattato e “spremuto” ben bene le due gentilissime (e adorabili!) vegliarde, che erano rispettivamente una bella ragazza e una sveglia bambinetta all’epoca degli avvenimenti evocati. Ne è venuto fuori un articolo avvincente e illuminante su diversi aspetti della vita privata delle Nostre: una lettura, insomma, al tempo stesso piacevole e assai istruttiva, che siamo lieti di offrire a tutti gli ammiratori delle Magiche Sorelle.
Link:
http://www.trio-lescano.it/pdf/Virgilio_ZANOLLA,_Le_Lescano_a_Gallenca.pdf
Mail di Paolo Piccardo: «Amici, sono per caso incappato in una possibile nuova canzone delle Lescano, grazie al “Radiocorriere” n. 30 del 1937, p. 25. Si tratta del disco GP 92221. La cosa potrebbe essere avvalorata dal libro di Mazzoletti, a p. 582. Tuttavia il Catalogo Cetra-Parlophon 1939 parla genericamente, a p. 166, del “Trio Vocale Prato”.
La canzone Piangere a dirotto di Edward Heyman, Carmen Lombardo e John J. Loeb non è altro che la famosa Boo-Hoo, cantata da Carmen Lombardo con l’Orchestra del fratello Guy. 
Qualcuno ha per le mani questo disco?».

19 Gennaio 2015
Luca Costantini ci ha inviato l’elegante mandolino della canzone Appuntamento con la luna, inciso nel ’39 in due diverse versioni, sempre però con la partecipazione del Trio Lescano [ e ]. Lo abbiamo già inserito nella pagina http://www.trio-lescano.it/mandolini.html.
Simone Calomino ci ha invece offerto due magnifiche nuove foto di Gino Del Signore, da lui recentemente acquisite per la sua collezione e risalenti entrambe al periodo in cui il tenore cantava nel teatro “Alla Scala” di Milano. Questo il suo commento: «Sono foto a mio avviso di notevole pregio artistico, in particolare quella in cui l’artista è Prunier ne La Rondine di Puccini, foto eseguita dal bravissimo Crimella, il fotografo milanese che si occupava anche delle foto dei Cataloghi “La Voce del Padrone”».
Ringraziamo sentitamente sia Luca che Simone, entrambi tra i nostri collaboratori più giovani e, al tempo stesso, più entusiasti e attivi.

16 Gennaio 2015
Max Menozzi ci ha segnalato (e lo ringraziamo molto) due interessanti versioni estere – di cui ignoravamo del tutto l’esistenza – della canzone Balliamo il passo Lambeth [Lambeth Walk], incisa nel 1938 da Dino Di Luca col Trio Lescano  e il Quartetto Cetra, accompagnati dall’Orchestra diretta da Pippo Barzizza. La prima di tali versioni, in svedese, è di Sven Arefeldt; la seconda, in tedesco, è della Tanzorchester di Hans Rehmstedt, col ritornello cantato da Rudi Dreyer. Quest’ultima ci offre la prova che, malgrado il perentorio divieto della censura nazista («Swing tanzen verboten!»), anche nella plumbea Germania hitleriana i musicisti riuscivano a divertire il pubblico con gli accattivanti motivetti pieni di swing che arrivavano sottobranco dagli odiati paesi anglosassoni.
Quanto prima inseriremo queste due piacevoli versioni nelle rispettive pagine della nuova sezione del sito, la terza nella Fototeca.

12 Gennaio 2015
Mail di Paolo Piccardo intitolata  Elenchi telefonici: «Cari amici, a seguito di una mia ricerca suggerita da Virgilio Zanolla, ho reperito, grazie all’aiuto di una gentilissima bibliotecaria del Congresso Americano, le scansioni di alcune pagine di nostro interesse degli elenchi telefonici di Torino del ’41 e del ’42. Abbiamo così la conferma del numero telefonico di casa Lescano.
Sono ora in attesa della scansione relativa al 1943 e scommetto che tale numero non vi compare più... Chissà poi se tutti quei cognomi “Levi” nell’elenco del 1941 sono ancora al loro posto negli anni seguenti? Ecco dunque svelata una parte della scritta enigmatica che compare sul retro della foto pubblicitaria di Caterinetta Lescano recentemente recuperata [v. il 2° degli Aggiornamenti del 23 Novembre 2014]. In realtà il numero che si legge vicino ad Alessandra è 84 665 e non 84 655, ma penso a un banale errore di trascrizione. Probabilmente recuperando un elenco cartaceo dell’epoca, senza dover andare in America, potremmo chiarire un pezzetto del puzzle. A chi appartengono gli altri numeri che si leggono sul retro della foto? Sappiamo a chi corrisponde Marcello: è il saxofonista Cianfanelli, allora compagno di Giuditta. Ma Augurio? E lo scomparso in mare? Chi mai saranno stati costoro?».

9 Gennaio 2015
Conosciamo da tempo il collezionista Mario Ferrario, che vive a Carbonera, in provincia di Treviso. I dischi originali dei bei tempi andati sono da sempre la sua grande passione, tanto che ne possiede attualmente qualcosa come 37.000. Naturalmente, come tutti gli amanti di questo tipo di collezionismo, ha pure lui le sue preferenze in fatto di cantanti e tra queste occupano un posto privilegiato Emilio Livi e Aldo Donà. Fu proprio per avere notizie sul primo che entrammo inizialmente in contatto con lui, e questo anziano signore si rivelò fin da subito un autentico gentiluomo: affabile, disponibile e generoso: tre qualità piuttosto rare tra i collezionisti, specialmente di vecchi dischi. Grazie a lui (e ad altri appassionati) potemmo accrescere, e di molto, la nostra conoscenza del cantante fiorentino, a noi particolarmente caro per aver inciso, assieme alle Lescano, uno dei più ammalianti evergreen degli anni Trenta: Non dimenticar le mie parole (GP 92302b).
Giorni fa il sig. Ferrario ci ha telefonato (ha il computer ma non gli piace usarlo, per cui non dispone di una casella di posta elettronica) per informarci che la data di morte di Aldo Donà che figura nella relativa voce di Wikipedia (Caracas, 1º maggio 2011) è vistosamente errata, e che lui è in grado di provarcelo. Ci ha infatti spiegato che, grazie ad alcuni contatti che ha in Venezuela (fra i quali c’è anche una figliastra del cantante, il quale di suo non ebbe figli), era finalmente riuscito ad ottenere una foto della tomba di Aldo Donà, foto che ci avrebbe spedito, a giro di posta, assieme all’elenco delle canzoni incise dall’artista veneziano, presenti nella sua collezione.
Da quell’uomo di parola che è, il sig. Mario ha immediatamente mantenuto la promessa e così ora siamo in grado di colmare un’altra lacuna del nostro Camposanto virtuale. Ringraziamo dunque di cuore questo nostro eccellente amico e gli auguriamo di accrescere vieppiù la sua già vastissima collezione di dischi, a cominciare da quelli dei prediletti Livi e Donà.
Links: http://www.trio-lescano.it/tombe/Aldo_Donà.pdf
http://www.trio-lescano.it/pdf/Aldo_Donà_nella_collezione_Ferrario.pdf  

7 Gennaio 2015
Il ristretto gruppo di collaboratori “fedelissimi”,
quelli che attualmente animano la Redazione del sito, ha proposto di comune accordo al Curatore di far iniziare il 2015 con una nuova iniziativa di spicco. La loro speranza è che ciò serva a risvegliare l’interesse di quanti continuano sì a seguirci (i dati sul numero di visite quotidiane fornitici da Google Analytics non lasciano dubbi in proposito), ma senza più collaborare attivamente come un tempo al fine di mantenere il sito vitale e piacevole. Questa novità consiste nel fare un censimento approfondito delle incisioni realizzate all’estero di canzoni incluse nella discografia delle Lescano: una ricerca evidentemente di tipo discografico, ma che riguarda anche – per non dire in primo luogo – immagini e dati su artisti che oggi sono spesso (del tutto ingiustamente) dimenticati. È per tale motivo che si è pensato di ospitare questa nuova sezione del sito all’interno della Fototeca, precisamente subito dopo la sezione intitolata Collaboratori del Trio Lescano.
Va da sé che un lavoro del genere, che si propone di esplorare un autentico mare magnum, esige fin dall’inizio che vengano posti dei paletti, specialmente sul piano cronologico-temporale, onde evitare che il materiale raccolto sia troppo eterogeneo e quindi per noi poco significativo. La nuova ricerca ha in effetti lo scopo primario di favorire uno stimolante confronto tra l’interpretazione di un determinato brano offertaci dalle Lescano e quella consegnata alla storia, suppergiù negli stessi anni, da vari altri interpreti stranieri. Il Curatore, sentiti i predetti “fedelissimi”, ha quindi stabilito delle precise linee guida per portare avanti in modo ottimale la ricerca in oggetto: esse valgono naturalmente non solo per i componenti della Redazione stessa, ma anche per quanti fossero invogliati dall’esterno a prendere parte attiva all’appassionante “caccia”.
A questo punto invitiamo tutti i nostri visitatori a navigare all’interno della nuova sezione del sito (che si trova in terza posizione nella Fototeca) e di farci quindi conoscere – se lo desiderano – le proprie impressioni ed eventuali proposte di miglioramento.
Roberto Berlini ha scelto un modo non solo originale ma anche straordinariamente munifico di fare gli auguri di Buon Anno ai suoi migliori amici: li ha accompagnati con un maxi-invio di più di cinquanta canzoni d’epoca (di cui 13 incise dalle Lescano), tutte provenienti dalla ricca e sceltissima collezione di dischi a 78 giri di Luca Costantini. Le digitalizzazioni, assolutamente impeccabili, sia delle incisioni che delle etichette, sono state realizzate dagli stessi Luca e Roberto, utilizzando al meglio le eccellenti apparecchiature di cui dispongono. Tra questi dischi, molti dei quali si presentano come nuovi o comunque in ottime condizioni di conservazione, spicca il Parlophon GP 91913, contenente sul lato b la canzone di Farra-Chiappo Guarany Guaranà, che, come è ben noto, è la prima incisa dal Trio Lescano, agli inizi del ’36 (ne fa fede il numero di matrice, 151286, che è il più basso tra le loro incisioni della serie Green Parlophon). Nel momento in cui i due amici digitalizzavano questo rarissimo disco hanno avuto l’idea di dedicare all’evento… storico un piacevole video, intitolato La grande sorpresa!, che hanno poi postato su YouTube.
Quanto alle canzoni di nostro diretto interesse, ossia quelle incluse nella discografia delle Lescano, nessuna di loro mancava nel nostro Archivio; tuttavia i materiali offertici da Luca e Roberto – etichette e file musicali – sono in buona parte di qualità sensibilmente (e talvolta decisamente) migliore di ciò che avevamo già, per cui la loro acquisizione significa per noi un apprezzavile passo avanti verso una sempre più puntuale conoscenza – e godimento! – del lascito artistico delle nostre amatissime Olandesine.
A nome di tutti i lescanofili rivolgiamo dunque i più sentiti ringraziamenti a questi due nostri ottimi amici nonché generosi collaboratori. Per dare a tutti un’idea concreta dei pregi non comuni della collezione di Luca Costantini abbiamo riunito in un pdf le scansioni delle relative etichette; inoltre proponiamo qui le anteprime di tre registrazioni, che ben documentano la qualità dei dischi da cui provengono:
Fortuna, GP 93154b, Gilberto Mazzi e Silvana Fioresi.
Mailu, GP 92871b, Lina Termini e Michele Montanari.
Tango di Ramona, GP 92302a, Trio Lescano.
Durante le vacanze natalizie Virgilio Zanolla ha provveduto ad aggiornare la sua Storia anno per anno delle sorelle Leschan / Lescano. C’era in effetti urgente bisogno di rivedere una delle sezioni più qualificanti del nostro sito (diciamo pure il nostro “fiore all’occhiello”), giacché nel corso degli ultimi mesi avevamo notevolmente arricchito le nostre conoscenze riguardo alla biografia delle Olandesine e della loro madre, Eva de Leeuwe, e ciò grazie all’acquisizione di documenti, testimonianze oculari e dati, di cui prima ignoravamo persino l’esistenza.
La novità di maggior rilievo di cui il nostro scrupolosissimo biografo delle Lescano abbia preso atto riguarda la morte di Giuditta. Ormai è quasi certo che questa sia avvenuta durante il triennio 1975/77 ed è inoltre probabile che si sia trattato di una fine tragica. Va però puntualizzato subito che sfortunatamente ci manca ancora la prova decisiva che le cose siano andate proprio così, ma gli indizi che puntano in tale direzione sono troppo numerosi e consistenti per continuare a ignorarli. Virgilio ha dunque fatto bene ad accogliere nella sua Storia, sia pure col beneficio del dubbio, il dato in questione. Speriamo ora che da qualche parte emergano dalle nebbie del passato altri elementi nuovi che ci consentano di fare finalmente piena luce sulla sorte toccata alla “piccolina” del Trio. Personalmente essa ci è sempre sembrata – tanto sul piano umano quanto su quello artistico – la più simpatica e accattivante delle tre sorelle: impossibile, infatti, dimenticare il suo temperamento così schiettamente peperino e quella sua straordinaria voce di contralto, impreziosita dalla più adorabile “erre moscia” che si sia mai udita in tutta la nostra Storia della Musica Leggera.
 


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