Ricordando il Trio Lescano

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Aggiornamenti del sito - 2017

Aggiornamenti del 2016

In ordine cronologico inverso

20 Giugno 2017
Mail di Virgilio Zannolla; «Come si può vedere dal ritaglio allegato, quando si è parlato del fatto che nessuno, in Italia, si ricordava delle Lescano nel periodo dopoguerra-anni Cinquanta, si è forse un pochino esagerato. Il pubblico italiano le Lescano se le ricordava, eccome, e probabilmente anche con un pizzico di nostalgia; solo che a non volersele ricordare erano i media: la radio, i giornali. Certo, sia la domanda della lettrice, tale Alda Piccaluga, che la risposta fornita dalla redazione della rivista dimostrano a quale grado di disinformazione si trovassero gli uni e gli altri a proposito del nostro Trio (su “Tempo”, anno XV, n° 10, Milano, 7 Marzo 1953, p. 3)».
La signora Paola ***, nipote di Dino Di Luca (è la figlia di Maria Teresa Di Luca), ci ha inviato questo messaggio: «Mio nonno Dino morì a Genova l’11 Maggio 1991 in casa con noi, mentre il funerale e la sepoltura avvennero a Livorno. Non abbiamo una foto della tomba».
Adesso siamo dunque certi che l’ultima dimora di questo indimenticabile artista, che incise col Trio Lescano ben 13 canzoni, si trova proprio a Livorno. Speriamo ora che qualche volonteroso si rechi sul posto per fotografarla, onde colmare la lacuna nella nostra pagina http://www.trio-lescano.it/tombe.html.

Da oggi questa pagina chiude per le consuete vacanze estive.
Durante tale periodo il Curatore sarà contattabile tramite la posta elettronica.


7 Giugno 2017
Mail
di Giorgio Zoffoli: «Allego due scatti di cui mi ha omaggiato mia moglie Anna in occasione della sua partecipazione, nell’ultimo week end, al Cammino di San Benedetto, percorso che ha compiuto con passione assieme ad alcune sue volonterose amiche, passando per Norcia, Cascia, Poggio Bustone, Rieti e Leonessa, città natale di Bixio Cherubini [].
Una foto riguarda una strada a lui dedicata nel centro del paese e l’altra è la targa apposta sulla sua casa natale. Penso che siano di generale interesse, comunque un risultato fondamentale è stato raggiunto: mia moglie, sempre attenta a segnalarmi documenti, reperti ed informazioni utili alle mie ricerche, quando viaggia o quando frequentiamo i mercatini dell’usato, dopo tanti anni ha scoperto con soddisfazione che Bixio Cherubini è solo uno dei due artisti [l’altro è Cesare Andrea Bixio] che si celano dietro la sigla Bixio-Cherubini. Di questa “scoperta”, raggiunta autonomamente e senza chiarimenti di nessuno, è rimasta orgogliosamente soddisfatta! Allego inoltre un articolo del “Radiocorriere” che vede Bixio Cherubini ancora assai attivo nei primi anni Sessanta».
Su Bixio Cherubini si veda anche il documentatissimo dossier realizzato, sempre da Giorgio Zoffoli, nel 2013.
Ricordiamo che questo fecondo paroliere scrisse i testi di ben dieci canzoni incise dalle Sorelle Lescano, da sole o con altri/altre cantanti, fra cui il delizioso slow Piccolo chalet.

5 Giugno 2017
Mail di Paolo Piccardo: «Apprendo che un Catalogo di 15 pagine di Dischi Cetra e Parlophon dell’Aprile 1937, raffigurante le Nostre, è stato venduto per la bella cifra di 125 euro. Le ragazze destano sempre attenzione!»

4 Giugno 2017

Mail ricevuta: «Gentilissimi, il sito è davvero un archivio straordinario, grazie infinite dello splendido lavoro di ricerca. Mi chiamo Olivia *** e suono la fisarmonica; mi chiedevo se fosse possibile chiedervi una copia dello spartito di Nebbia, cantata da Caterinetta Lescano, che ho visto avete in archivio. Sono ovviamente disponibile a pagarlo e mi impegno a non divulgarlo su internet. Cordialmente, Olivia».
Risposta del Curatore: «Cara Olivia, lo spartito della canzone che le interessa, Nebbia di Vallini-Tettoni (1940), è attualmente in vendita su eBay []. Tale canzone è reperibile anche nell’antologia Come eravamo…, vol. 1, pp. 60-61, pubblicata nel 1989 dalla Casa Editrice Ricordi, tuttora presente sul mercato, sia pure all’interno della Universal Music Publishing».

31 Maggio 2017
Notata su eBay una bella foto, nuova per noi, di Gino del Signore nei panni del Principe Ramiro, ruolo da lui ricoperto nel film di Fernando Cerchio Cenerentola (1948). L’articolo (in inglese) da cui è tratta risale al 1952. Dal canto suo Paolo Piccardo ci ha inviato quattro ritratti di compositori, reperiti nel “Radiocorriere” annate 1954-1956, particolarmente ricche di foto di artisti.

26 Maggio 2017
A proposito dell’osservazione da noi fatta alla fine dell’Aggiornamento del 20 Maggio scorso, abbiamo verificato che la rivista “Musica Jazz” ha costantemente sottovalutato non solo le Sorelle Lescano, ma anche altri cantanti (Alberto Rabagliati, Ernesto Bonino, Natalino Otto, ecc.) e strumentisti o direttori d’orchestra (Cosimo Di Ceglie, Luciano Zuccheri, Alberto Semprini, Pippo Barzizza, Francesco Ferrari, Gorni Kramer, ecc.) i quali, se non proprio dei jazzisti puri, sono sempre stati considerati dagli appassionati della buona musica d’annata assai vicini al jazz, per lo meno quello classico degli anni Trenta e Quaranta. Del resto la ben qualificata musicologa americana Anna Harwell Celenza, nel suo recente volume Jazz Italian Style da noi recensito, ha dedicato ad ognuno dei suddetti musicisti una o più pagine, a riprova che li considera assolutamente degni di figurare in una rassegna storico-critica del jazz italiano.
Abbiamo chiesto ai nostri più stretti collaboratori di manifestarci la loro opinione su tale atteggiamento della blasonata rivista milanese. Queste le riposte finora giunteci.
Lele del Gatto: «Per quanto riguarda la mia posizione sul jazz, confesso di non averlo mai seguito con particolare trasporto, essendone stato scoraggiato fin dalla più verde età da certi ascolti radiofonici. Già allora gran parte di questa musica, definita dagli esperti “free jazz”, mi pareva incomprensibile, e oggi non ho mutato opinione, fatto salvo un certo jazz più fruibile per le mie orecchie, come potevano essere certi brani quali Take Five di Dave Brubeck e simili. Apprezzo invece, non occorre dirlo, quello che viene chiamato “swing”, che è certo una derivazione del jazz, ma rinfrescata dalla musica popolare fino a consentire non solo ascolti ben più agevoli, ma anche e soprattutto il ballo, che è assurdo disprezzare. Sospetto però che i cultori del jazz polically correct, quello appunto trattato in “Musica Jazz”, considerino lo swing con un atteggiamento di superiore supponenza, non diversamente da come farebbe forse un compositore dodecafonico con le canzoncine dei bambini dell’asilo». 
Paolo Piccardo: «Relativamente alla mia esperienza nel mondo del jazz, posso confermare che la frattura tra i cosiddetti cultori “seri” di questo genere di musica e i veri appassionati è oggettiva ed assolutamente insanabile, giacché il linguaggio e le implicazioni sono troppo diverse. Conosco esponenti del jazz moderno che si considerano appunto un’élite e disdegnano prendere in considerazione le basi storiche di questa musica. Io per primo riconosco di non riuscire assolutamente ad ascoltarla e comprenderla, e spesso mi vanto con i colleghi di limitare la mia conoscenza musicale a ciò che fu prima del 1944. L’obiezione che mi viene mossa da alcuni più “illuminati” è che i nostri beniamini erano, per le particolari condizioni politiche e culturali del tempo, nient’altro che degli onesti professionisti, i quali producevano musica da ballo o ricalcavano il jazz delle origini. Già l’Orchestra di Ritmi Moderni di Francesco Ferrari, nell’immediato dopoguerra, era molto più avanti. Purtroppo, però, chi si rinchiude in una torre d’avorio perde il senso del reale.
Approfitto dell’occasione per informare gli amici che nel prossimo weekend sarò, con tutta la NP Big Band, nei pressi di Palermo per uno Swing Dance Festival. Due belle serate all’insegna della buona musica e del divertimento, in barba ai santoni del “Jazze”. Allego un nostro omaggio a Harry James, anch’egli di origini circensi come le Nostre, e segnalo – per chi non lo conoscesse già – l’esaurientissimo sito Swing Fever».

Attilio Hary: «[…]. In tema di Jazz posso dire che il mio grande mito, Fred Buscaglione, era considerato uno dei migliori violinisti jazz, a livello di Joe Venuti o Stéphane Grappelli, anche se pochi conoscono questo suo aspetto musicale. Pare anche (ma forse è solo un aneddoto) che quando il grande Satchmo è venuto per la seconda volta a Torino, abbia chiesto dove si esibiva quel tizio con i baffetti… A Biella ho smesso di frequentare da tempo il locale Jazz Club, proprio perché hanno sempre snobbato il grande Fred. Qualcuno, anzi, ha avuto il coraggio di chiedermi cosa centrasse Fred con il jazz… Peccato che ormai il Consiglio Direttivo di tale Club organizzi unicamente serate di musiche che con il jazz  hanno poco a che fare: gli resta solo da organizzare concerti di disco music e heavy metal, e poi avranno toccato il fondo. Di jazz vero, neanche a parlarne! I vecchi soci sono praticamente scappati tutti.
Mi ritengo fortunato, perché mio figlio Paolo, che ha compiuto da poco 11 anni, è un grande estimatore di Scott Joplin e di Glenn Miller, e vedo che questi generi musicali sono molto apprezzati anche dai suoi amici e compagni di scuola. Sto aspettando che finisca l’anno scolastico per portarlo ad ascoltare una mia piacevolissima scoperta: si chiama Stephanie Trick ed è una giapponesina molto carina, che ha il ragtime inciso a fuoco direttamente nel DNA. Ha sposato un italiano, Paolo Alderighi, altro jazzista di altissimo livello e vivono un po’ a Milano e un po’ a St. Louis. Spesso suonano in un ristorante fuori Milano, accompagnati da un gruppetto ritmico di tutto rispetto. Fatevi un giretto su YouTube: ne vale assolutamente la pena, sempre che non li conosciate già! [“Musica Jazz” ha dedicato a questi due straordinari pianisti ben poca attenzione: solo la segnalazione di qualche loro concerto! Anche per Fred Buscaglione c’è qualche citazione e basta].
Purtroppo, per svariati motivi, non sono più riuscito ad organizzare attività commemorative o serate musicali su Buscaglione, ma mi riprometto di mettermi all’opera al più presto».
Roberto Berlini: «Oggi c’è  molta confusione sul jazz. Vi sono essenzialmente problemi di tipo critico. Per esempio mi stupisce come la maggior parte degli storici consideri assurdo il solo fatto di voler comprendere cosa esso sia, citando sempre il famoso aforisma di Louis Armstrong: “Cos’è il jazz? Amico, se lo devi chiedere non lo saprai mai [Man, if you have to ask what it is, you’ll never know]”. Pensate se Galilei avesse avuto la medesima chiusura mentale! Oggi si sosterrebbe ancora che le stelle sono piccoli fori di un grande telo. Forse sono riuscito a formulare una spiegazione credibile, che non mancherò di divulgare in un mio saggio, ma nell’attesa vi vorrei far riflettere su questo culto (voluto?) del mistero del jazz. Tale rifiuto alla comprensione del fenomeno artistico è forse legato ad una rassegnazione da parte della critica, incapace di dare risposta? O, peggio ancora, è nato dal fatto che non definendo il jazz tutto può essere nobilitato con il suo nome?».

La discussione è aperta e chiunque desideri intervenire è libero di farlo.


22 Maggio 2017
Alessandro Rigacci: «Lavinia ed io desideriamo ringraziare di cuore tutti gli amici del sito “Ricordando il Trio Lescano” che, tramite varie forme di comunicazione, hanno condiviso con noi questo bellissimo momento della nostra vita. Non immaginavamo tanta attenzione nei nostri confronti ed ogni vostro messaggio ha suscitato in noi un sorriso spontaneo. Grazie di cuore a tutti! E, come diceva un famoso presentatore nell’annunciare la pubblicità: “Non finisce qui”».

20 Maggio 2017
Lele del Gatto ci segnala che nel numero in edicola della rivista «Musica Jazz», vi è un’intervista ad Anna Harwell Celenza a proposito del suo libro Jazz Italian Stile, che abbiamo recensito pure noi. Vi si accenna anche alle pagine del libro (in particolare 148-156) in cui l’Autrice parla del Trio Lescano (del quale la rivista, nella sua lunga storia, iniziata nel Luglio 1945, non ha mai ritenuto di occuparsi in maniera approfondita).

19 Maggio 2017
Paolo Piccardo ci segnala un sito, “Musica & Memoria”, che contiene un’interessante pagina dove sono elencati molti pseudonimi noti e meno noti, con i veri nomi degli artisti.
Egli ci scrive inoltre; «Ho notato il cambio del nome Corsini in Ferrario Corsini. Dopo  aver fatto un bel po’ di ricerche, mi rincresce dover segnalare che Ferrario e Corsini sono due persone diverse, come si evince da un trafiletto del 25 Marzo 1940. Si veda anche questo ritaglio dal Catalogo Cetra 1939. Non ho purtroppo nessun altro riferimento su note biografiche e nomi completi di questi due musicisti».
Abbiamo di conseguenza aggiornato le pagine dedicate agli autori italiani, lettere A-C e D-L.

17 Maggio 2017
Dieci giorni fa era in programma nella splendida città spagnola di Valencia un evento musicale che rivestiva per noi un interesse del tutto speciale. Non potevamo lasciarcelo sfuggire e abbiamo perciò organizzato in famiglia una “spedizione” dal 6 a 13 scorso, alla quale abbiamo invitato, come graditissimo ospite, Roberto Berlini (una sorta di premio per averci recentemente rinfrescato la memoria su Dino Olivieri, l’Autore di Tornerai e di tante altre meravigliose canzoni del bel tempo che fu).
Il nostro giovane collaboratore ha subito accettato con entusiasmo, offrendosi per di più di redigere una cronaca dettagliata degli avvenimenti. In realtà ne è nato, in corso d’opera, un contributo di argomento più generale, ragion per cui abbiamo deciso di pubblicarlo non nella sezione Recensioni, bensì in quella Oggi parliamo di… Invitiamo dunque tutti i nostri followers a leggerlo, certi che non ne rimarranno delusi: il relativo link si trova qui, a fondo pagina.


16 Maggio 2017
Mail di Giorgio Zoffoli: «Allego un piccolo tassello del grande puzzle delle Lescano. In questa interessante raccolta di trenta spartiti, pubblicata nel 1940 dalla milanese SACSE e reperita in un mercatino domenica scorsa, c’è anche lo spartito di Per favore... un ritmo [], con un piccolo chiarimento (almeno per me) sul nome proprio di Corsini: Ferrario. Non sono però riuscito ad incrementare le scarse informazioni su questo compositore, sprofondato nell’oblio come purtroppo tanti altri».
Ricordiamo che questa canzone fu incisa nel 1939 da Silvana Fioresi e il Trio Lescano con l’Orchestra Barzizza, disco Parlophon GP 93059 [].

15 Maggio 2017
Alessandro Rigacci, nostro caro amico e valentissimo collaboratore fin dagli inizi, ci ha fatto, tramite la sua pagina di Facebook, una gran bella sorpresa, corredandola da foto che da sole dicono tutto, accolte come sono da una quantità impressionante di commenti entusiastici - et pour cause! A nome mio personale e della mia famiglia al completo, ma anche di tutta la comunità dei lescanofili, desidero esprimere ad Alessandro e Lavinia (che abbiamo conosciuto di persona a Torino, e ha incantato pure noi!) i più sinceri e affettuosi auguri di una vita felice.

4 Maggio 2017
Con l’aiuto di Paolo Piccardo e di altri collaboratori abbiamo riunito in un unico pdf i documenti riguardanti il Maestro Dino Olivieri, presenti nel nostro archivio e tutti restaurati con la consueta cura []. Se qualcuno ne avesse altri su questo valente musicista (foto o articoli) è invitato a inviarceli, in modo che possiamo inserirli nel pdf.

3 Maggio 2017
Mail di Paolo Piccardo: «Sono stato colpito dalla notizia che Dino Olivieri potrebbe essere G.(ino) Dover. Ma perché non potrebbe essere invece G. Rober [v. le Notizie del 9 Dicembre 2009]? In fondo il collegamento tra Rober ed Eugenio Cocito era piuttosto labile... E poi, almeno in un’occasione, l’Orchestra Dover incise la canzone Piccole Stelle. Purtroppo G. Rober rimane sempre un mistero: a questo punto, dunque, ogni ipotesi merita di essere espressa».

2 Maggio 2017
Roberto Berlini, di passaggio per Milano, ha visitato il Cimitero Maggiore di Milano, in compagnia del suo amico milanese Andrea Billeci. Lì hanno reso omaggio alla tomba di Dino Olivieri, il compositore che conquistò una notorietà mondiale con la canzone Tornerai, incisa per la prima volta dal M° Gino Dover [probabile pseudonimo dell’Autore stesso: v. le Notizie del 6 Novembre 2009] con la sua Orchestra e i cantanti Emilio Livi e il Trio Köln []. Nel ’37 la canzone fu incisa anche dal Trio Lescano col Quartetto Jazz Funaro (GP 92317b). Le Lescano, da sole o con altri cantanti solisti, incisero inoltre nello stesso periodo altre tre splendide canzoni di Olivieri: Cosa importa del domani, Sui monti della luna e Villanella.
Sempre con Andrea Billeci, Roberto è passato a far visita anche al non dimenticato Rodolfo De Angelis, nome d’arte del napoletano Rodolfo Tonino: attore, cantautore, poeta, pianista, compositore e pittore, autore di canzoni ed esponente di rilievo del teatro di varietà. La tomba era stata visitata relativamente di recente [].

30 Aprile 2017
Mail di Giorgio Zoffoli: «Ho notato con piacere la ripresa delle attività del sito e al volo invio questo mandolino illustrato da Palermo: credo che sia di nostro interesse. Ce l’avevo da molto tempo, ma mi aveva spiazzato con l’utilizzo in esso del sostantivo  “usignuolo”, che nel mio database lo lasciava nell’ombra. Paranoie e dilemmi da ricercatori...
Allego inoltre un piccolo contributo con un mandolino raffigurante Fausto Tommei, che avete ricordato egregiamente nelle ultime settimane».


28 Aprile 2017
Siamo oltremodo lieti di rettificare le informazioni fornite la settimana scorsa al nostro collaboratore Paolo Piccardo da un funzionario della Protezione Civile di Pavia, che cura la manutenzione del Tempio della Fraternità, a Cella di Varzi (v. gli Aggiornamenti del 21 u.s.: «le spoglie [di Fausto Tommei] sono state recentemente riesumate e poste nell’ossario»). Abbiamo infatti ricevuto questa mail dal sig. Matteo Garabello, collaboratore dell’attuale Rettore del Tempio: «Ho letto le mail inerenti alla tomba di Fausto Tommei, volevo solo informarvi che i resti (uniti a quelli della moglie Chiti Lux, “Bebe”) non sono nell’ossario comune del cimitero di Cella di Varzi, ma sono stati collocati in una cella ossaria nei pressi della tomba del fondatore del Tempio, don Adamo Accosa. In questa nicchia vi è una lapide con fotografie, che li ricorda. Ve ne allego una foto. Certo di farvi cosa gradita nell’inviarvi questa email, porgo cordiali saluti». Abbiamo ovviamente subito ringraziato questo gentile signore per la sua encomiabile solerzia e abbiamo nel contempo provveduto ad aggiornare il pdf http://www.trio-lescano.it/tombe/fausto_tommei.pdf.
Mail di Paolo Piccardo: «Val la pena di ricordare che Fausto Tommei doppiò in Amarcord  (1973) di Fellini l’arzillo nonno del protagonista Titta []».

25 Aprile 2017
Mail di Lele del Gatto: «
Segnalo – sempre che la cosa non sia già nota – che su YouTube, si può assistere a una pregevole registrazione RAI del 1969 de Gl’innamorati di Carlo Goldoni, in cui Fausto Tommei interpreta il ruolo minore del servitore Succianespole, dando prova di notevole verve comica. È una buona occasione per apprezzare le doti di brillante attore caratterista dell’artista veneziano [], posto che quelle di spigliato cantante ci sono già ampiamente note».

24 Aprile 2017
Mail di Manuel Carrera: «Ho letto le notizie di venerdì scorso, con grande tristezza. Non solo per il povero Fausto Tommei: il mio pensiero è andato subito a Giuditta (dove mai sarà?) e Caterinetta. Chissà cos’è accaduto alle loro tombe... Esistono ancora? A volte mi fermo a pensarci e non posso fare a meno di intristirmi».
Comprendiamo bene i sentimenti e i pensieri di Manuel, che sono anche i nostri. Che i resti mortali di Fausto Tommei siano finiti nel freddo e definitivo anonimato di un ossario comune, assieme a quelli dall’adorata moglie Bebe, è un fatto che non può che rattristarci. Tommei, infatti, uomo religiosissimo (era terziario francescano) aveva contribuito in modo significativo alla creazione del Tempio, inaugurato nel 1958 e fortemente voluto dal suo grande amico, don Adamo Accosa: le sue ossa meritavano dunque, una volta riesumate, di essere quanto meno traslate da qualche parte al suo interno, debitamente segnalate con una piccola lapide.
Circa le tombe di Giuditta e Caterinetta il discorso è ancora più desolante, giacché non sappiamo neppure se esistano da qualche parte, né se riusciremo mai in futuro a saperlo. Ci consola il pensiero che dei veri Artisti come Fausto Tommei e le Sorelle Lescano, finché ci sono persone sensibili che si commuovono o divertono ascoltando le canzoni da loro incise, sono sempre con noi in ispirito. È l’oblio totale la vera e unica morte, non la mancanza o il misero stato di una tomba [NdC].


21 Aprile 2017

Accogliendo l’auspicio formulato negli Aggiornamenti del 10 Aprile scorso relativamente alle ricerche su Fausto Tommei, il cantante-fantasista che collaborò spesso con le Lescano negli ultimi anni della loro attività discografica, Paolo Piccardo ci ha scritto: «Ho contattato qualcuno alla Protezione Civile di Pavia (che cura la manutenzione del Tempio della Fraternità) a proposito di Tommei. Mi hanno detto che le sue spoglie sono state recentemente riesumate e poste nell’ossario, segno che quasi certamente non ci sono più discendenti in vita o nessuno – ahimè – che se ne interessi. Parimenti l’attuale Rettore del Tempio, Don Luigi Bernini, non è al corrente di nulla di utile su Tommei. […]. Mi piacerebbe infine che venisse sostituita la foto di Nick Kenny con quest’altra, che ho da poco reperito».
Va da sé che abbiamo subito accontentato [] il nostro amico e attivissimo collaboratore Paolo; quanto a Nick Kenny ricordiamo che fu coautore, assieme al fratello Charles, della canzone americana Cathedral in the Pines, incisa verso il 1940 da Aldo Donà e il Trio Lescano col titolo Chiesetta tra i fiori (IT 684a)


20 Aprile 2017
Mail di Renzo Barzizza: «[…]. Siete su Facebook? C’è una succulenta pagina che ha per nome Pippo Barzizza Fan Club». Si tratta in effetti di un gruppo chiuso e quindi, per accedere ai suoi contenuti, bisogna iscriversi e chiedere, ottenendola, l’amicizia. Consigliamo a tutti di farlo subito, perché ne vale la pena!

18 Aprile 2017
Anna Harwell Celenza (v. gli Aggiornamenti del 1° Gennaio 2016) ha mantenuto la sua promessa e ci ha subito inviato in omaggio il suo libro Jazz Italian Style, appena questo è stato pubblicato dalla Cambridge University Press, il 6 Marzo scorso. Paolo Piccardo, che fin dall’inizio ha tenuto i contatti con l’eccellente musicologa americana, lo ha letto e ha poi scritto una recensione, che abbiamo inserito nella pagina http://www.trio-lescano.it/recensioni.html, alla quale rimandiamo gli interessati.



Il Curatore augura una Serena Pasqua
a tutti i collaboratori e simpatizzanti del sito
.

14 Aprile 2017
La pagina di eBay dedicata a Fausto Tommei (il cantante-fantasista veneziano che – ricordiamolo – incise col Trio Lescano, negli anni 1940/1942, ben 11 canzoni, per lo più di sapore elegantemente comico o un po’ surreale), presenta diverse novità interessanti. Innanzi tutto il ben noto negozio francese photovintagefrance, gestito ad Arnaville da Bruno Tartarin, offre – purtroppo a caro prezzo! – due sue foto, mai viste in precedenza, di grande formato (cm 18x24) e con tirage argentique (cioè con stampa su gelatina ai sali d’argento): la prima è relativa alla trasmissione Ragazzi in gamba del 1954 ca., la seconda a quella di Ti conosco mascherina, con Raffaele Pisu, del 1955 (Tommei, con occhiali e baffetti, è qui pressoché irriconoscibile). C’è poi la Figurina Sticker n. 104 (“Girandola di Successi”, Edizioni Sada, 1958), dove Tommei esibisce una delle sue famose smorfie, e infine una sua scherzosa e alquanto enigmatica dedica autografa sulla custodia di un disco.

10 Aprile 2017
Mail
di Marcello Guidetti: «Gent.mo Curatore, le scrivo per complimentarmi del sito e del bel lavoro che avete fatto, dando una possibilità a quanti cercano informazioni sulla musica tra le due guerre (e negli anni ’40-’50) di trovarle nel suo sito molto accurato e preciso. Le scrivo dalla provincia di Bologna e vivo vicino a Sant’Agata Bolognese, il paese natale di Nilla Pizzi. Qualche anno fa, nel marzo 2012, il Comune organizzò una mostra di oggetti e pubblicazioni della stessa, e in occasione venne pubblicato un bel catalogo con immagini e documenti. Io ne possiedo una copia cartacea che volentieri le posso inviare in caso sia di suo interesse. Un caro saluto e complimenti per il lavoro prezioso che state facendo».
Dopo aver ringraziato Marcello Guidetti per la sua estrema cortesia, abbiamo inoltrato per competenza la sua mail ad Alessandro Rigacci.
Mail di Claudio Dell’Orso: «Leggendo la nota di Lele del Gatto intitolata Ancora Natalino a Venezia del Giugno 2016 [], vorrei se permettete correggere con notevole ritardo una piccola svista, lì dove scrive di “una dimenticata pellicola del 1955”. Tempo d’estate è la canzone tratta dalla colonna sonora scritta da Alessandro Cicognini del lezioso ma celebre film Summertime (Tempo d’estate, anno 1955) diretto in laguna da David Lean e interpreto da due famosissimi attori: Katherine Hepburn e Rossano Brazzi. Più che suonarla nelle serenate in gondola per cinesi & co., Tempo d’estate viene sempre eseguita dalle orchestrine dei Caffè Lavena e Florian in Piazza San Marco».
Mail di Lele del Gatto: «Finalmente ho avuto l’opportunità di accedere a una collezione del “Gazzettino”, presso un archivio dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, sito in un magazzino qui a Mestre. Purtroppo, non ho trovato nessun necrologio di Fausto Tommei, ma comunque un articoletto in ricordo dello scomparso, redatto alcuni giorni dopo la sua dipartita [23 Luglio 1978]. Dal breve testo si ricava con buona approssimazione che Tommei morì a Padova in quanto colà ricoverato (in quegli anni Padova era all’avanguardia nella lotta contro i tumori, tanto che di un ammalato si diceva “L’hanno portato a Padova”, intendendo che era affetto da un grave cancro, da trattare nelle cliniche ivi ubicate). Solo generici gli accenni ai familiari (vi apprendiamo però che “lascia la moglie e un figlio sposato”); ma è chiaramente detto che l’artista viveva in provincia di Pavia, dove si svolsero i funerali. Allego la scansione del trafiletto».
Grazie a questa nuova fonte abbiamo ora la certezza che Tommei ebbe effettivamente un figlio, il quale  – essendo presumibilmente nato nel ’38 o ’39, stante la foto apparsa nel «Canzoniere della Radio» n. 57, del 1° Aprile 1943, p. 30 [ p. 4] – potrebbe essere ancora in vita o comunque aver lasciato a sua volta degli eredi, possibili custodi dell’archivio del cantante. Le ricerche sono dunque riaperte!  

Questa pagina resta inattiva da domani, venerdì 10 Marzo, a domenica 9 Aprile.
Durante tale periodo il Curatore è contattabile tramite la posta elettronica.

9 Marzo 2017
Mail
di Giorgio Zoffoli: «Beh! Sul Quartetto Vocale Cetra un bel po’ di dibattito l’abbiamo fatto e forse anche un po’ di chiarezza. Abbiamo identificato e ridicolizzato la bufala del quartetto americano The Four Aces e abbiamo fatto delle ipotesi interessanti. Forse con qualche aiutino in più di qualche collaboratore si arriverà a dare una risposta al mistero dell’identità dei quattro componenti del nostro Quartetto Vocale Cetra. A questo punto converrebbe fare una sintesi delle varie tesi: potremmo così modificare anche la pagina di Wikipedia e fare il punto sugli aggiornamenti. L’importante è che il dibattito si svolga attraverso il sito e non in tanti rivoli su FaceBook o altrove. Allego a tal proposito due immagini [ | ] con la didascalia “...e se fossero loro?”, tratte dalla mia pagina di FB, dove Paolo Piccardo aveva postato una foto.
Infine, quando avrò concluso la scansione degli ultimi duecento mandolini che mi rimangono da archiviare (su una partita di settecento circa, che ho acquistato ad un mercatino) andrò a spulciare l’elenco dei mandolini e spartiti mancanti nell’archivio del sito, e magari qualche bella sorpresa salterà fuori».
Tra i meriti che può vantare «La Stampa», il prestigioso quotidiano torinese (con le sue edizioni del mattino e della sera), spicca senza dubbio la decisione, presa nel 2010, di digitalizzare il proprio archivio dal 1867, anno di fondazione del periodico, al 2006 e di renderlo consultabile gratuitamente online. Noi stessi abbiamo dato a suo tempo ampio risalto a tale iniziativa, di grande valore culturale, e più volte abbiamo consultato tale archivio alla ricerca di articoli, dati, foto e altro di nostro primario interesse. Ora il nostro collaboratore Gabriele Brunini, in arte Lele del Gatto, ha deciso di effettuare uno spoglio sistematico di tale immenso archivio, al fine di scaricare e catalogare le pagine per noi rilevanti, rendendole così immediatamente visionabili. Per ora egli ci ha inviato le prime 24 pagine di un lavoro che resta un work in progress, come si dice [].
A commento del materiale finora reperito e pubblicato, Lele ci ha scritto: « Tra le cose più notevoli noterei come nel 1948 il Trio (con Maria Bria al posto di Caterinetta) fosse ancora in piena attività nei locali torinesi, e come nel 1960 la Rai avesse invano cercato le Sorelle per un programma rievocativo. Chissà, se fossero riusciti a trovarle forse sarebbero tornate più o meno all’onor del mondo, invece di scomparire nel nulla come avvenne».

8 Marzo 2017
Mail di Paolo Piccardo: «Beh, visto che abbiamo tirato in ballo The Four Aces, conosciamoli meglio attraverso una loro foto promozionale con dedica. Li possiamo anche ascoltare in diversi video postati su YouTube, ad esempio in Stranger in Paradise, con Al Alberts alla prima voce».
Vito Vita ci ha inviato pure lui una recensione del volume di Enzo Giannelli, Nilla ultima regina, che abbiamo subito inserito, nella pagina pertinente, dopo la recensione di Alessandro Rigacci.

7 Marzo 2017
Mail di Simone Calomino: «Ottimo il contributo di Giorgio Zoffoli, come sempre ricco di molto materiale interessante: il suo archivio è una vera miniera! Ci sono però alcuni punti che non condivido, e perdonatemi se mi permetto di segnalarveli.
Innanzitutto non credo affatto che il Quartetto Cetra fosse una formazione casuale, composta cioè da orchestrali scelti di volta in volta. Il fatto che fosse una formazione stabile lo dimostra l’ascolto delle incisioni a loro accreditate: il sound di questo quartetto è perfettamente distinguibile da quello del generico “Quartetto Vocale” che canta con Osella in Un giorno ti voglio bene ed un altro no o Serenata del coccodrillo. Sono dotati di una certa personalità che li rende così identificabili che all’ascolto di una Rina Franchetti in Vorrei saperlo prima, dove in etichetta non viene accreditato nessun quartetto, risulta evidente che accanto a lei ci fosse proprio il Quartetto Cetra (e non quattro coristi presi a caso).
La foto ritrovata avvalora la tesi che si tratti di una formazione stabile: se fossero stati quattro allegri orchestrali scelti di volta in volta, non credo che si sarebbero fatti fotografare e pubblicare... E il fatto che si veda Storaci da un lato ci riporta alla vecchia storia del Quartetto Cetra dei Gai Campagnoli: la maggior parte delle prime incisioni del Quartetto fu infatti registrata con l’orchestrina dei Gai Campagnoli diretta da Egidio Storaci. Si vede che, ottenendo un certo successo, il Quartetto decise poi di sopravvivere come entità a sé stante, distinta dall’Orchestrina di Storaci. E fu così che militò a lungo nell’Orchestra Barzizza. Possiamo ascoltare un loro simpatico intervento anche al fianco di Spadaro in Conferenza sulla punteggiatura, diretti da Petralia. 
Poi bisogna guardare le date... C’è l’incisione del 1941di un “Quartetto Vocale” che canta con Lucio Ardenzi Luisella. A me non sembrano i nostri quattro sconosciuti, però non ne sono convinto a tal punto da escludere che si tratti effettivamente di loro; magari, in questo caso, con qualche cambiamento in organico (non per nulla, in etichetta è accreditato un generico Q. V.).
Come si fa a distinguere i nostri Gai Campagnoli? Hanno un modo di cantare tutto loro: abbastanza “strascicato”, con un’armonizzazione non perfetta in cui la lead voice non è quasi mai la voce più alta (come spesso avviene nelle formazioni vocali maschili). Marcato accento nordico, evidente soprattutto nella pronuncia delle “s”. Voci assolutamente non liriche (il che li distingue dal Quartetto che canta con Osella), evidentemente non professionisti della canzone, ad eccezione della voce che ogni tanto fa gli assoli. Ecco, questo particolare mi resta un momento poco chiaro: ero convinto che nel Quartetto cantasse Pavesio, a volte mi sembra di sentirlo, ma a quanto pare non è così!
Ultimo dettaglio: escluderei che questo Quartetto abbia iniziato la sua carriera prima del 1937, come dimostra la loro attività discografica. Oserei dire addirittura che hanno iniziato nel 1938!
[Altra incisione allegata da Simone: Quartetto Cetra e Orchestrina dei Gai Campagnoli, Quel mazzolin di fiori].
Del Trio Vocale Cetra mi sono occupato a lungo negli anni scorsi. Passate in rassegna tutte le incisioni di questo Trio, effettuate per la Parlophon esclusivamente con Angelini e accreditato nelle maniere più disparate (Trio Cetra, Trio Vocale Maschile, Trio Pavesio-Casasco-Gilardenghi), risulta evidente che si tratta anche in questo caso di una formazione stabile. Per ogni altro dettaglio rimando a questa scheda biografica..
Su tutto il resto non posso pronunciarmi: non sono capace di riconoscere gli orchestrali dalle foto, talento che invece ha il nostro Paolo Piccardo».
È ben noto che Wikipedia non è sempre un modello di affidabilità, per cui occorre prendere sistematicamente con le pinze ciò che vi si trova. Ne abbiamo un clamoroso esempio nella pagina dedicata al Quartetto Vocale Cetra, dove la foto inserita, tratta da una rivista d’epoca e per di più accompagnata da una dettagliata didascalia, è platealmente sbagliata. Se n’è però subito accorto il nostro Paolo Piccardo che in quattro e quattr’otto, da quell’impareggiabile cibernauta che è, ha identificato il vero nome del quartetto vocale spacciato per quello della Cetra [], Ma chissà quanti altri hanno preso per buone le identificazioni fatte alla leggera dall’autore della pagina anzidetta, la quale è stata per inciso modificata (e quindi anche revisionata) per l’ultima volta solo un paio di settimane fa. Da non credere!

6 Marzo 2017
Alessandro Rigacci ci ha inviato la sua recensione del volume di Enzo Giannelli, Nilla ultima regina (v. gli Aggiornamenti del 3 Marzo scorso). L’abbiamo già inserita nella pagina http://www.trio-lescano.it/recensioni.html.
Mail di Paolo Piccardo: «Ottimo il lavoro dell’amico Giorgio Zoffoli, anche se andava precisato che parte delle foto e delle identificazioni sono state fatte da noi tempo addietro. Inoltre la foto del Quartetto Vocale Cetra non è accettabile, avendo i quattro cantanti un look decisamente d’oltreoceano, più che italiano degli anni Quaranta. L’identificazione di Piero Pavesio, in particolare, è improponibile. Egli era infatti tarchiato e di piccolissima statura, più basso di Barzizza e del duo Fasano; inoltre il contrabbassista Luigi Casasco sembrava... l’orco delle favole!
D’altra parte ho scovato una rara foto del Quintetto Campestre Cetra, nella quale sembra in effetti di riconoscere Corino alla fisa, forse D’Ovidio alla tromba, ma sicuramente non Gilardenghi al violino. Propongo inoltre, dal “Radiocorriere” n. 49 del 1939, p. 8, uno specchietto che illustra la composizione delle principali orchestre dell’Eiar: peccato che non ci siano i nomi propri dei musicisti, sarebbe stato per noi un vero tesoro! E poi vediamo che c’era già allora un’orchestra televisiva!».

5 Marzo 2017
Mail di Giorgio Zoffoli: «Caro Curatore, bella la citazione negli Aggiornamenti di ieri dello spartito che ti ho mandato e intrigante la proposta di identificazione dei componenti del Quartetto (vocale) Cetra anche sulla base della nuova foto nella collezione di Enzo Giannelli, citata da Simone Calomino.
Ritengo che sia pressoché impossibile fare completa chiarezza su questo fantastico gruppo vocale, dal momento che non era una vera e propria formazione costituita ed autonoma, ma solo un nucleo di musicisti che di volta in volta si prestavano con grande maestria a supportare le incisioni di diversi artisti, e solo sporadicamente come titolari.
Un po’ come succedeva col Quintetto del Delirio che si avvaleva di volta in volta di musicisti e cantanti diversi, a seconda di situazioni molto eterogenee, pur convogliando il tutto in un’unica etichetta, o come accadeva in Francia nelle formazioni di Ray Ventura, che utilizzava per le parti cantate solo i suoi eclettici strumentisti e senza mai citarne il nome.
Anch’io ho provato a dipanare la matassa della formazione che nei miei appunti segnalo sempre con la denominazione di Quartetto Vocale Cetra, per evitare pasticci con le prime incisioni della formazione successiva al Quartetto Egie (tutta un’altra splendida e ben più longeva storia), del Quartetto Campestre e del Trio Vocale Cetra, probabilmente una costola dello stesso entourage di musicisti. Questo mio approfondimento è dovuto al fatto che esistono due incisioni di Marf che coinvolgono il Quartetto, e precisamente Serenata del coccodrillo (con Giacomo Osella e l’Orchestra Cetra di Pippo Barzizza)e Vado in Cina e torno (con il Trio Lescano accompagnato sempre dall’Orchestra Cetra di Pippo Barzizza).
Ritengo dunque appassionante e comunque divertente cercare di collocare i tasselli di questo puzzle che lascerà però inevitabilmente spazi mancanti e curiosità irrisolte, proprio perché l’utilizzo che i vari direttori d’orchestra facevano di questi splendidi musicisti prestati al canto era casuale o estemporaneo. Mi immagino la domanda che avrebbero potuto fare agli orchestrali, al momento dell’incisione, Pippo Barzizza, Saverio Seracini, Illuminato Culotta, Gino Filippini, Egidio Storaci o Cinico Angelini: “Allora, oggi bisogna supportare il (o la) cantante con un bel coretto. Chi se la sente di fare una cantatina alzi la mano! Beh! oggi manca qualcuno fra quelli che si sono fatti avanti l’ultima volta e lo sostituiremo con.... Mi raccomando l’intonazione, ricordatevi che non siete dei cantanti, ma degli strumentisti!”. 
Ecco, potrebbe essere andata così e comunque provo a dare il mio contributo allegando alcune foto (in parte già note) e un paio di biografie approssimative e fantasiose, realizzate arrampicandomi sugli specchi. Il completamento del quadro che potrebbe venir fuori lo lascio al contributo di tutti [],
Una cosa è certa, gli interventi vocali di queste formazioni furono sempre veramente deliziosi e sempre appropriati allo spirito della canzone che di volta in volta si andava ad incidere: interventi mai prevaricanti rispetto al cantante titolare e anzi funzionali ad una valorizzazione dell’atmosfera che si voleva ottenere. Diciamo che coloravano il brano con l’utilizzo della voce nello stesso modo con cui avrebbero utilizzato il proprio strumento musicale. Splendido!».

4 Marzo 2017
Giorgio Zoffoli ci ha offerto le scansioni ad alta definizione di un altro mandolino della sua ricca collezione. Si tratta questa volta del fox trot La ragazza del giornale, versione italiana, incisa da Dino Di Luca e il Trio Lescano, GP 92321 [], de The Girl On The Police Gazette, una delle deliziose canzoni composte da Irving Berlin per il film La Signora della Quinta Strada (in originale On the Avenue, USA 1937).

3 Marzo 2017
Riceviamo dal Museo Virtuale del Disco e Dello Spettacolo questa mail: «Gentili ascoltatori, come alcuni di voi già sapranno, è uscito da qualche settimana Nilla ultima regina, il primo di cinque volumi, nati dalla penna di Enzo Giannelli, sulla biografia della Regna della canzone, Nilla Pizzi. Questo primo volume parte dal 1918 per arrivare al 1943. Il libro, edito da “Il Discobolo Edizioni” è in vendita al prezzo di 50 € (comprese le spese di spedizione) ed è acquistabile inviando una mail a questo indirizzo. Potete pagare con bonifico o tramite Poste Pay. Al momento dell’ordine vi forniremo gli estremi e, una volta ricevuto il pagamento, procederemo all’invio del volume. Saluti, la Redazione»
In passato ci siamo occupati più volte (in particolare nelle Notizie del 12 e 13 Febbraio 2010) della primissima formazione del Quartetto Cetra, giacché il Trio Lescano incise con essa ben 6 canzoni. Ora su tale argomento Simone Calomino ci scrive questa mail, contenente importanti novità: «Dopo l’ultimo lungo periodo d’assenza, torno a farmi vivo con una vera chicca che mi è capitata sottomano. Probabilmente saprete che, da qualche tempo, collabora con il Museo Virtuale del Disco e dello Spettacolo il bravo Enzo Giannelli. Ultimamente gli sto dando una mano per sistemare del materiale in suo possesso e mi è capitato un libretto delle edizioni Silmar, sfogliando il quale ho trovato una foto del Quartetto Cetra della Parlophon, quello che ha inciso con le Lescano: il libretto riporta le canzoni delle edizioni Silmar del 1938-1939, quindi ben due anni prima del debutto radiofonico del più noto Quartetto Cetra con Savona, Gentile (e poi Chiusano), De Angelis e Giacobetti, e un anno prima del debutto del Quartetto Egie (con Jacomelli al posto di Savona). Quindi si tratta senza dubbio dei quattro artisti che hanno cantato con le Nostre canzoni come Vado in Cina e torno e Papà e mammà.
Il libretto verrà pubblicato interamente sul sito del Museo, per ora invece vi mando le foto di nostro interesse, così che magari qualcuno possa iniziare a dirci chi sono questi quattro artisti... Magari Paolo Piccardo vi riconoscerà quattro orchestrali: a me sembra di riconoscere Egidio Storaci all’estrema destra! Finalmente abbiamo la foto del Quartetto Cetra!». 
Paolo Piccardo, chiamato in causa, ha subito espresso la sua opinione: «Allora, tempo addietro avevamo stabilito che i componenti del Quartetto Vocale Cetra erano quattro orchestrali del gruppo “I Gai Campagnoli” di Storaci  (probabilmente gli stessi del Quintetto Campestre Cetra). Concordo che uno sia Storaci. Il secondo da destra potrebbe essere il fisarmonicista Michele Corino, e forse Ettore Pierotti, che si esibiva all’ocarina. Tra parentesi vi sorprenderò: Michele Corino, già orchestrale con Angelini, è deceduto negli Stati Uniti il 15 Gennaio 2017, alla bella età di 98 anni... Averlo saputo prima!»
Per parte nostra aggiorneremo quanto prima la pagina Cantanti che hanno collaborato col Trio Lescano

27 Febbraio 2017
Come annunciato il 23 scorso, Lele del Gatto ci ha inviato la sua recensione del CD La Famiglia Canterina, che sarà posto in vendita dalla P-Nuts lunedì prossimo, 6 Marzo. L’abbiamo prontamente inserita nella pagina delle Recensioni.

26 Febbraio 2017
Giorgio Zoffoli ci ha inviato un’altra versione – a nostro avviso quanto mai suggestiva – del mandolino di Ultime foglie, l’indimenticabile slow-fox di Umberto Bertini, inciso nel ’39 da Gianni Di Palma e il Trio Lescano, accompagnati dall’Orchestra Cetra diretta da Pippo Barzizza []. A proposito del testo di questa stupenda canzone, colpisce l’elisione dell’articolo “le” davanti al plurale femminile “foglie”, perché (come si legge nella Grammatica italiana della Treccani) «l’elisione è possibile, anche se ormai rara e da evitare per via del gusto arcaizzante che caratterizza queste scelte, con gli articoli plurali gli davanti a parola che inizia per i (gl’indigeni) e con le davanti a una parola che comincia con una qualsiasi vocale (l’eliche)». Noi pensiamo che si tratti qui di un regionalismo, giacché nell’Italia centrale (e Bertini era un perfetto “romano de Roma”) questi tratti linguistici, per altro non privi di charme, sono comuni anche oggigiorno.

23 Febbraio 2017
La ben nota Casa di produzione P-Nuts S.r.l., fondata nell’Ottobre del 2002 a Milano da Giorgio Bozzo, ha annunciato che il 6 Marzo p.v. uscirà il primo CD de La Famiglia Canterina, lo spettacolo musicale che tanto successo ha riscosso ovunque fin dalla sua creazione, nel 2014. Ricordiamo che il testo e la regia sono dello stesso Bozzo, la direzione musicale è del M° Christian Schmitz, mentre il cast comprende le Sorelle Marinetti, Francesca Nerozzi e Jacopo Bruno (cantanti solisti), più Christian Schmitz (pianoforte), Adalberto Ferrari (clarinetto / C-melody-sax) e Francesco Giorgi (violino).
Nei nove anni di vita del sito Ricordando il Trio Lescano abbiamo sempre intrattenuto, sia con Giorgio che con Christian, ottimi rapporti di amicizia e proficua collaborazione, per cui abbiamo avuto il privilegio di essere tra coloro che hanno ricevuto il CD in anteprima. Abbiamo così già potuto ascoltarlo e riascoltarlo, e – per quanto ci riguarda – lo abbiamo trovato superlativo da ogni punto di vista: eccellente la presentazione grafica, azzeccata la scelta dei 18 brani e, last but not least, impeccabile la loro interpretazione, così briosa e ricca di eleganti preziosità vocali, per non parlare del brillante apporto dei tre strumentisti.
Abbiamo subito consegnato il CD a un nostro collaboratore di fiducia affinché lo recensisca in modo particolareggiato: appena il suo contributo sarà pronto ne daremo notizia qui. Per parte nostra ringraziamo sentitamente l’amico Giorgio per averci citati, in evidenza, nei Credits. .

21 Febbraio 2017
Giorgio Zoffoli ci ha inviato i mandolini e gli spartiti (che ci mancavano) del fox-swing Topolino, parole e musica di Enzo Poletto, e del tango Villanella, parole e musica di Dino Olivieri []. Quanto prima inseriremo queste belle nuove acquisizioni nel nostro Archivio.

18 Febbraio 2017
Mail di Alessandro Rigacci: «Invio, in allegato, una breve relazione sul convegno di studi Barzizziani, tenutosi la scorsa settimana a Sanremo. Ho cercato di fare una ricostruzione più oggettiva possibile poiché l’evento non ha avuto purtroppo l’esito sperato: una decina di spettatori al mattino e poco più di venti il pomeriggio, perlopiù tutti amici del buon Freddy Colt, il quale, credetemi, ha messo tutto se stesso nell’organizzazione di questo evento. Ad aggravare il tutto anche le defezioni, all’ultimo minuto, dei due relatori più famosi ed attesi. Speriamo almeno che l’ambizioso progetto di dedicare una targa, all’interno del Casinò di Sanremo, a Pippo Barzizza vada in porto []».


14 Febbraio 2017
Mail di Roberto Berlini: «Ecco il mio intervento nel 3° Convegno di Studi Barzizziani, tenutosi a Sanremo l’8 Febbraio 2017. Ho parlato del M° Dino Olivieri affrontando i suoi lavori disneyani, che mi hanno permesso un confronto sia con Barzizza che con Angelini. In questa rapida disamina ho affrontato temi che ritengo fondamentali, tra cui: la fortuna critica e il concetto di evoluzione, la struttura della canzone tra gli anni Trenta e Quaranta e le diverse modalità di arrangiamento []. Buona visione!».


5 Febbraio 2017
Mail del Centro Stan Kenton di Sanremo: «Siamo lieti di invitarvi al Convegno nazionale di studi sulla canzone vintage intitolato al M° Pippo Barzizza, che si terrà mercoledì prossimo, 8 febbraio, a Sanremo.
In allegato il programma e i dettagli. Vi attendiamo!
Il comitato promotore».


2 Febbraio 2017
Mail di Giorgio Zoffoli al Curatore: «Ho appena visionato gli Aggiornamenti di ieri, con parecchi argomenti interessanti, e ti faccio i complimenti per come hai valorizzato il materiale che ti avevo invece inviato in maniera sconclusionata. Sei sempre il numero uno! Pezzettino dopo pezzettino, e con la collaborazione di tanti, la scena musicale di quegli anni è documentata in maniera ordinata e organica, perché tutti possano condividerla.
Molto bene, dunque, e grande emozione per lo spartito originale della Canzone del boscaiolo che Paolo Piccardo ha analizzato al microscopio in maniera eccellente.
Ora sto andando a registrare con la Maramao Italian Swing Band la partecipazione ad una trasmissione televisiva di Videoregione, una rete televisiva locale dell’Emilia-Romagna, con sede a Forlì. Il 9 febbraio, poi, parteciperemo ad una cena-convegno del Lyons Club di Forlì in onore al grande Marf.
Anche noi continuiamo e proviamo a divulgare e a mantenere vivo l’interesse sul periodo musicale degli anni Trenta».

1° Febbraio 2017
Paolo Piccardo ci ha inviato un’interessantissima serie di acute osservazioni sul manoscritto originale dell’arrangiamento per orchestra della Canzone del Boscaiolo di Morbelli-Barzizza, del quale abbiamo parlato il 21 Gennaio scorso. È un contributo assolutamente imperdibile per tutti gli ammiratori del M° Pippo Barzizza, musicista di cui non si finisce mai di scoprire la grandezza in ogni ambito della sua professione, per non parlare poi delle sue straordinarie qualità umane, di cui sono buoni testimoni Isa e Renzo Barzizza, i suoi amatissimi figli [].
Giorgio Zoffoli sta riordinando la sua ricca collezione di spartiti e mandolini d’epoca e ci ha chiesto di fargli avere le nostre mancoliste aggiornate relativamente a tali documenti, al fine di inviarci quelli di nostro interesse tuttora assenti nel nostro archivio. Come è suo costume, Giorgio ha accompagnato la richiesta con un primo lotto di ottimi materiali, tutti scansionati a regola d’arte e ad alta definizione: insomma un contributo coi fiocchi, che va ad aggiungersi ai tantissimi ricevuti in passato e ci fa pregustare la gioia di ammirare gli altri che verranno. Lo ringraziamo perciò di vero cuore a nome dell’intera comunità dei fan delle Lescano!
Ecco nel dettaglio la lista dei documenti testé ricevuti:
Due nuovi mandolini, Oh! Mamma! e Valzer della Fisarmonica.
Spartito di Oh! Mamma!  
Corposa documentazione sulla canzone americana The Butcher Boy [Oh! Ma-Ma!].
Mandolino di Op og ned med Veronika, versione danese del Valzer della Fisarmonica, più l’etichetta del disco con l’incisione di tale versione. Su YouTube si trova però attualmente quest’altra incisione d’epoca: https://www.youtube.com/watch?v=gtKwonUrCsM.

23 Gennaio 2017
Dopo averci offerto il mandolino de Il valzer della fotografia, Giorgio Zoffoli ci ha inviato anche il relativo spartito, che ci mancava. Abbiamo quindi prontamente aggiornato la pagina Spartiti e testi, inserendovi anche gli importantissimi documenti offertici, in tempi diversi, dal M° Gianfranco Iuzzolino.
Ricordiamo che questa sezione del nostro Archivio è accessibile solo ai nostri collaboratori più fedeli e attivi, ed esclusivamente per motivi di analisi e studio, non per finalità pratiche. Si veda a tal proposito la seconda delle Notizie del 15 Aprile 2013.

22 Gennaio 2017
Mail di Giorgio Zoffoli: «Caro Curatore, ti allego il mandolino de Il valzer della fotografia, fra l’altro di ottima definizione, che fa parte di un pacchetto di 400 spartiti rintracciati la settimana scorsa da un commerciante di Faenza. Se ne trovo altri di tuo interesse te li invio certamente».
Ricordiamo che questo grazioso valzer di Panzeri-Rastelli fu inciso nel 1940 da Gilberto Mazzi e il Trio Lescano, accompagnati dall’Orchestra Radio (disco Parlophon GP 93115b, matr. 154741). Ottimo il videoclip di tale brano, postato tre anni fa da Melodieantiche (canale su YouTube di Fausto Cartoni), in collaborazione col nostro sito.

21 Gennaio 2017
Il M° Gianfranco Iuzzolino [v. le Notizie del 2 Maggio 2011], tenendo fede ad una promessa fattaci in cambio di un piccolo favore che gli abbiamo reso qualche tempo fa, spedendogli la scansione ad alta definizione – che gli serviva – dello spartito completo di Ciao Turin proveniente dall’archivio del M° Prato, ci ha offerto questa volta un’altra preziosità della sua ricca collezione: lo spartito manoscritto originale (presumibilmente di pugno dello stesso compositore) de La canzone del Boscaiolo di Morbelli-Barzizza. Si tratta di una cartella (anche questa originale e proveniente dall’Archivio dell’EIAR, Sede di Firenze; numeri di catalogo 485 e 01516) contenente 20 fogli di musica a 12 righi, così suddivisi: 1 foglio col frontespizio, 14 fogli con lo schema dell’arrangiamento orchestrale della canzone, 1+4 fogli con la parte per il pianoforte conduttore [].
Particolarmente interessanti sono le correzioni, perché ci consentono di “assistere in diretta” alla nascita di un capolavoro, con i ripensamenti dell’Artista che tende alla perfezione. Valgono per questo spartito barzizziano le stesse osservazioni fatte sei anni fa per quello di Tuli-Tuli-Pan.

15 Gennaio 2017
Giorgio Zoffoli ci ha inviato il mandolino del fox-trot di Piero Pizzigoni Senti l’eco, inciso due volte dal Trio Lescano nel ’39: una prima volta da solo (GP 92864) e una seconda volta con Laura Barbieri (GP 93055). Avevamo già in archivio un mandolino di tale brano, ma quello offertoci da Giorgio è diverso e decisamente più suggestivo. Abbiamo già aggiornato la nostra pagina http://www.trio-lescano.it/mandolini.html.

7 Gennaio 2017
Mail di Lele del Gatto: «Gli ultimi aggiornamenti sono tutti di qualche interesse, ma ovviamente spicca il breve filmato del 1930, che mostra un manipolo di balde ragazze che ballano ed evoluiscono con molta energia (ma non sempre con pari grazia) in un posto decisamente inconsueto, quale la terrazza di un alto edificio. Che tra le vigorose giovinette si trovasse qualcuna delle Lescano, mi sentirei però di escluderlo; al massimo si potrebbe ravvisare qualche vaga somiglianza con Sandra nella spilungona che a metà filmato osserva da presso la compagna che ne tiene sollevata un’altra. In ogni caso, un davvero succoso documento d’epoca».
Mail di Paolo Piccardo: «Interessante il mandolino reperito da Simone Calomino! Tuttavia ho qualche dubbio. Il catalogo Cetra del 1948 riporta solo la versione di Si chiama Boogie Woogie interpretata dalla Garbaccio, mentre dalla discografia delle Lescano e del Quintetto Hot il brano non risulta inciso. Presumo quindi che gli Artisti citati nel mandolino servano solo ad attrarre il pubblico, ma non siano gli effettivi esecutori del brano. “Lanciano”  è quindi probabilmente un sinonimo per “presentano / introducono / sponsorizzano”».
Commento del Curatore: «Che le Lescano abbiamo smesso di incidere alla fine del ’42 (o, secondo altre fonti, nei primi mesi del ’43) è ormai assodato; ma perché escludere che abbiamo cantato ancora alla radio? Forse varrebbe la pena di spulciare a fondo il “Radiocorriere” dei primissimi anni del dopoguerra... Potrebbero inoltre aver cantato il boogie woogie di Seracini-Chiosso in spettacoli itineranti di varietà».

6 Gennaio 2017
Mail di Simone Calomino: «Stavo ripulendo la libreria fotografica del mio cellulare e mi sono imbattuto in una foto che avevo salvato in previsione di vederla valorizzata negli Aggiornamenti. Si tratta di uno spartito del 1946, relativo al “nuovo successo” Si chiama Boogie Woogie, con musica di Saverio Seracini, storico maestro e arrangiatore [compose anche tre canzoni incise dalle Lescano: Canzone d’Haway, Malinconia e Questa sera da me], nonché membro dell’Orchestra Cetra, e testo del bravissimo Leo Chiosso [ / /], che passerà alla storia come autore dei più grandi successi di Fred Buscaglione.
Il brano in questione è noto soprattutto nella versione di Dea Garbaccio, che mi risulta essere stata incisa due volte, una con l’orchestra Barzizza per la Columbia (ci sarebbe da rispolverare anche la storia dei dischi Columbia incisi nel ’46 dagli artisti dell’EIAR) e una di poco successiva con l’orchestra Mojetta per la Cetra, che è poi quella che si può ascoltare sul web. Marco Basso potrebbe essere più preciso in merito, in quanto possiede le due copie in questione.
Il mandolino che allego non menziona affatto Dea Garbaccio come interprete di successo del brano, bensì fa riferimento al Quintetto Vocale Hot (di cui era membro lo stesso Chiosso) e – udite, udite! – al Trio Lescano! Si tratta quindi dell’ennesima conferma che nel 1946 il Trio era ancora in piena attività ma, essendo quello un periodo piuttosto confuso, le testimonianze al riguardo sono poche e incerte. Sono inoltre menzionati in copertina Barzizza e Mojetta (direttori d’orchestra nelle versioni della Garbaccio), nonché Gaetano Gimelli, il Louis Armstrong italiano a noi noto per i suoi bellissimi assoli (come in Strada deserta di Kitty).

5 Gennaio 2017
Mail di Paolo Piccardo, intitolata Piccolo tassello: «Ecco un importante invio da Gwen van Iersel: non mi pare di vedere le Nostre, se non forse Sandra, in piedi vicino a Dickson []. Che ne dicono i lescanofili fisionomisti? A proposito, se ripensiamo al corposo saggio di Virgilio Zanolla, Portino, Eva, il Dickson Ballet e le Sunday Girls, da una foto già nota appartenente al periodo del Dickson Ballet abbiamo una piccola conferma dei nostri dati, e cioè che nel Natale 1928 le ragazze erano all’Empire di Parigi, come giustamente annotato da Virgilio a pag. 14 del suo contributo».
Questo il messaggio inviato da Gwen a Paolo: «Dear Paolo, hope that you entered the new year with music and surrounded with friends & family. The Dickson Girls were on tv here in a docu about the Swinging Twenties, this is the fragment from 1930 and I wonder if the Lascano Sisters are there too. My mother is the 2nd one on the left. The man is Simon Dickson Dekker. […]. With love from Amsterdam».

4 Gennaio 2017
Renzo Barzizza, come sempre cortesissimo e solerte con tutti, ha immediatamente risposto in questi termini alla mail di Virgilio Zanolla:
«Caro Zanolla,
grazie per la sua bella lettera e per le sue iniziative. Sarei felicissimo che lei ottenesse quanto a suo tempo, quasi vent’anni fa, proponemmo al Comune di Genova, sindaco Giuseppe Pericu, le stesse cose. Fummo ricevuti, Isa e io, con grande cordialità, ascoltati attentamente, lodati anche per l’iniziativa; ma alle parole non seguirono i fatti. Quasi contemporaneamente a Sanremo, con l’insediamento di una nuova giunta, fu sospeso e accantonato il premio Barzizza, un appuntamento annuale di costo modestissimo, a fronte di quanto Freddy Colt (all’anagrafe Faris La Cola) riusciva a organizzare e a mettere in scena con successo. In calce troverà un link
che la porta direttamente ad una pagina in cui si parla di questa iniziativa, in sonno ormai da molti anni.
Come lei sa, il nostro papà è nato a Genova, precisamente in Salita dell’Incarnazione. Copio e incollo una nota di mio padre: “Sono nato a Genova il 15 maggio del 1902, al n°… della ‘Salita dell’incarnazione’. Mia mamma, Fortunata Battaglieri, era sarta; il mio papà, Luigi, ebanista. Pochi anni fa, in occasione di una mia gita a Genova, ho potuto rivedere la mia casa natale. Tutto intorno i bombardamenti del ’43 avevano raso al suolo la casa di fronte a noi, e poi un maestoso convento, il Convento delle Suore Turchine e altre costruzioni adiacenti; ma l’edificio in cui sono nato è ancora lì, tale e quale, e come io l’ho sempre ricordato nel corso della mia lunga vita”.
Mio padre non scrive il numero civico, probabilmente cambiato; ma la casa in cui è nato è ancora lì, in perfette condizioni. Eccola, la trova in questo mini servizio fotografico: è a sinistra nella seconda fotografia, ed è chiaramente visibile anche nelle due ultime immagini, sulla destra, color rosso mattone. Tali foto sono recenti, essendo state fatte meno di un anno fa. Il numero non lo ricordo, del resto per me non aveva una particolare importanza. Le altre fotografie che le allego riguardano il percorso che papà faceva per andare a scuola. Penso che tali immagini l’aiuteranno a trovare la casa in cui il nostro papà è nato.
Spero davvero di averla ‘illuminata’... Grazie ancora; mi farebbe molto piacere leggere il suo articolo. E poi: ha letto la pagina di Wikipedia dedicata a papà? E il ‘Barzizza Channel’, lo conosce? A presto, con l’augurio che, lei genovese e con le giuste motivazioni, possa vincere l’inerzia di certe burocrazie comunali.
Cordialmente,
Renzo Barzizza».

3 Gennaio 2017
Virgilio Zanolla ci ha informati di aver inviato a Renzo Barzizza [/] il seguente messaggio:
«Gentile signor Renzo,
buongiorno, sono Virgilio Zanolla del sito Ricordando il Trio Lescano. Come appassionato di tale Trio e delle canzoni dell’epoca, dei ritmi e dei brani diretti e talvolta anche composti da suo padre, e finalmente come genovese, con l’avallo del Curatore del sito stesso, ho pensato che sarebbe ora che la mia città si ricordasse di uno dei suoi figli più illustri. Ho già proposto a vari periodici locali un articolo sulla figura di suo padre e so che prima o poi verrà accettato; vorrei però anche proporre al Comune l’intitolazione al M° Pippo Barzizza di un luogo pubblico (una via, una piazza, un giardino, ecc.); e soprattutto, vorrei che sul luogo in cui egli nacque, il 15 Maggio 1902, venisse apposta una targa commemorativa, un po’ come abbiamo fatto a Torino il 14 Ottobre 2016 col Trio Lescano.
Il problema è che non so esattamente dove sia nato suo padre: a Genova, d’accordo, ma dove? In quale via e casa (sperando che esista ancora), o in quale ospedale? Lei probabilmente mi può aiutare. Se fosse così gentile da farmelo sapere, io scriverei subito al Comune di Genova, in modo da avere una risposta (senz’altro favorevole) prima possibile.
La ringrazio della cortese attenzione e resto in fiduciosa attesa di una risposta illuminante.
Cordiali saluti,
Virgilio Zanolla».


2 Gennaio 2017
Mail di Gioia Bozzaotre al Curatore: «Sono una pronipote del M° Rodolfo de Martino, e solo grazie a voi abbiamo saputo dove era sepolto il nostro prozio. Abbiamo anche ritrovato i suoi due figli, che vivono in Argentina. Al cimitero il Maestro risulta essere stato deposto da ignoti. Potrebbe gentilmente dirci com’è venuto a conoscenza della sua tomba? Qualcuno le ha dato qualche informazione? La ringrazio moltissimo! Sono passati così tanti anni, ed è ora che la famiglia si riunisca».
Il Curatore ha così risposta alla signora Bozzaotre: «La foto della tomba del M° Rodolfo de Martino la scattai io stesso nel Febbraio del 2011, durante una visita al Cimitero Monumentale di Torino, “a caccia” appunto di tombe di nostro interesse. Quella del suo prozio la scoprii per caso, messo però sulle sue tracce da un anziano custode del Camposanto, amante delle canzoni del bel tempo che fu ».
Ricordiamo che Rodolfo de Martino è stato il coautore delle canzoni Con tutta l’anima e Canto di pastorello, incise dal Trio Lescano, assieme ad altri cantanti, rispettivamente nel 1939 (GP 93040) e nel 1940 ca.
(IT 732).

1° Gennaio 2017




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