Ricordando il Trio Lescano

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Il Trio Nino

di

Roberto Berlini

Mi è stato chiesto gentilmente di dire “qualcosa di più” sul Trio Vocale Nino. Accolgo positivamente questa richiesta, che è segno di come sia nato un interesse, associato a curiosità, per un argomento a me tanto caro quale quello delle formazioni vocali. Ho fatto conoscere il Trio Nino in quanto qualche tempo fa ho condiviso sul mio canale YouTube due loro interpretazioni, Il gallo della Checca e La trasteverina moderna.
Si tratta di una trio vocale femminile che nel 1940 ha inciso probabilmente solo un disco (il GW 2048) per la casa discografica Voce del Padrone. È interessante riflettere sulla correlazione tra trio ed etichetta, ovvero su che rapporto abbai avuto nell’era delle Lescano questa famosa casa discografica con la figura del Trio Vocale. La Voce del Padrone fin da subito ha risposto al Trio Lescano, poco meno di un anno dopo il suo esordio, creando e facendo cantare il Trio Vocale Köln a cui fece incidere pochissime facciate: degna di nota è Tornerai (Olivieri - Rastelli), con Emilio Livi, forse la prima interpretazione di quello che diverrà (soprattutto in periodo bellico) un successo mondiale, e La ragazza del giornale che incisero anche le nostre beniamine. L’ascolto di quest’ultima canzone rende palese come le tre tedesche (Köln è il nome tedesco della città di Colonia) siano distantissime dall’armonia raggiunta dalle Lescano. Il problema è che la Voce del Padrone non ha mai investito nel creare un’unica e forte risposta alle Lescano, concentrandosi a crearla e quindi a sfruttarla. Sarebbe interessante aprire una discussione sul perché non l’abbia fatto.
Per esempio la Odeon fin 1938 rispose all’unisono con il Trio Vocale Sorelle Passatore, di cui ora non discuto il risultato. A mio avviso vi sarà solamente nel 1942 una risposta convincente e compiuta con il Trio Fiordaliso (attivo nella Columbia, casa gemellata alla Voce del Padrone), che avrà rapporti di collaborazione col M° Dino Olivieri.   
Dall’atteggiamento della Voce del Padrone si deduce che il Trio Nino sia stato uno dei frammenti di risposta, all’interno della casa discografica milanese, alla moda del trio vocale femminile lanciata dalle Lescano. In questa costellazione va aggiunto anche il Trio Madamy che incise Notte Blu con Dan Arres (alias Daniele Serra), canzone interpretata anche dalle Lescano. Diciamo che piuttosto che creare occasionalmente delle formazioni vocali anonime, ovvero senza nome, per incidere poche facciate, preferirono dare un nome a quello che risulta effimero e poco costruito, come queste formazioni vocali. Una risposta più energica vi sarà solamente nel 1941 con il Trio Villalba, che incise con un’orchestrina non ancora identificata (forse un distaccamento di una più grande) notissimi successi come: C’è una casetta piccina, Ba - ba (baciami piccina) e Il mio amore è un bersagliere. Ricordo che il Trio Villalba raggiungerà una discreta fama solo a Radio Roma sotto le preziose cure del M° Virgilio Savona, cambiando nome in Trio Capinere.
È ora interessante analizzare le due canzoni interpretate. La scelta rende palese che il Trio Nino, o chi per lui, non abbia guardato solamente al Trio Lescano ma anche al Trio Passatore. Ripeto che quest’ultimo fu l’unica ed energica risposta alle Lescano, esterna all’Eiar, per lo meno fino all’inizio della guerra. Perché se si può parlare di concorrenza alle Lescano, questa non è arrivata da fuori ma da dentro, ovvero dall’Eiar stessa e particolarmente dallo stesso maestro delle Lescano, Carlo Prato (Trio Aurora, Trio Primavera) e dalle Capinere nella sede romana dell’Eiar nel 1942-3. Pescano nel repertorio delle Lescano Il gallo della Checca e da quello delle Passatore La trasteverina moderna.
Il Trio Nino non è molto convincente al microfono, ricordando molto le colleghe Köln e Madamy. Stimo moltissimo il M° Dino Olivieri, sia come direttore d’orchestra che come compositore; apprezzo in lui la passione per i fox-trot che ben si adattano alla sua impostazione, che mi ricorda piacevolmente la contemporanea canzone di area tedesca. In considerazione di ciò che ha inciso il Trio Nino certamente non è una formazione vocale di grande esperienza, e se anche un giorno si scoprisse composto dall’aggregazione di cantanti famose (cosa che sono propenso a escludere) le singole componenti non avevano comunque disinvoltura nel cantare in trio, come si può sentire. In considerazione di questo il M° Olivieri avrebbe dovuto concepire un arrangiamento che fosse agevole al trio in erba. Mi spiego: analizzando Il gallo della Checca mi chiedo come si possa fare una modulazione/interludio così per introdurre cantanti palesemente inesperte. No! Come afferma Pippo Barzizza «un accorgimento molto raccomandabile è quello di concludere la modulazione in modo che il cantante non si trovi in difficoltà per “entrare” correttamente nella tonalità». Sentite invece come al trio (0:47) sia stata anticipata nell’introduzione una modulazione eccessiva, malamente solenne, che le sbaraglia rendendone incerto l’ingresso: le percepisco spaurite e le sento vacillare nell’iniziare a cantare. Pare di vederle: affiancate all’orchestra del “Microfono” scrutare nel gesto del Maestro un qualche modo per cavarsela ed iniziare a cantare. Particolarmente questa interpretazione risulta costruita su una struttura che si può considerare canonica per quel periodo, con un breve ritornello cantato preceduto e seguito da ampi ritornelli orchestrali. Più dinamica risulta La trasteverina moderna in quanto le cantanti entrano pressoché subito a cantare, lasciando emergere anche un’interessante figura, seguita dall’orchestra del M° Olivieri che dà il meglio di sé in acrobazie sincopate degne delle sue capacità musicali.
Ricordo di aver sentito a casa dell’amico Leonardo Cabano un disco di una certa Vanda Santarelli, sempre con l’orchestra di Dino Oliveri, dove la modulazione/interludio era letteralmente assente.
Al di là delle capacità vocali delle cantanti, molto fanno per la loro crescita artistica i Maestri e le realtà che le circondano.
Non tutto quello che ci viene dal passato è straordinario e degno di lode ma è importante dedicarsi anche al mediocre per apprezzare e riconoscere i capolavori.
Non mi rimane che ringraziare il signor Rossano del Guerra per avermi sottoposto il suo interesse e avermi instillato la curiosità di sapere qualcosa di più su questo, ancora misterioso, trio vocale.