Ricordando il Trio Lescano

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Recensione del CD
Trio Marrano - Altri tempi
TRJ-2012-0040, 2011

Nelle Notizie del 15 Settembre 2010 abbiamo presentato il Trio Marrano, recensendo (in verità molto favorevolmente, perché ci è sembrato che lo meritasse in pieno) il loro primo CD, Swing italiano degli anni Quaranta. Ora Irene Pertile, portavoce di tale formazione mista (due voci femminili e una maschile), ci ha inviato un secondo CD, intitolato Altri tempi. Anch’esso ci è piaciuto molto, ma questa volta abbiamo ritenuto opportuno farlo recensire da alcuni altri nostri collaboratori, onde scongiurare il pericolo che qualcuno possa mettere in dubbio la nostra imparzialità di giudizio. In effetti i pareri da loro espressi sono in parte – motivatamente – discordanti, come risulterà chiaro leggendo qui sotto le loro recensioni.
Siamo tuttavia certi che anche gli amici del Trio Marrano e del Quartetto Bellimbusti, musicisti impeccabilmente preparati sul piano professionale nonché persone di spirito (basti considerare i nomi che si sono dati…), accetteranno con pari aplomb non solo gli elogi, che sanno di meritare, ma pure le riserve, che li spingeranno a migliorarsi sempre più.







Copertina, contenuto ed esecutori del CD Altri tempi.

Alessandro Rigacci: «Sul nuovo CD del Trio Marrano intitolato Altri tempi c’è da dire subito che è una di quelle pubblicazioni, molto in voga negli ultimi anni, che hanno come scopo il riproporre alcuni celebri motivi assai popolari tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta. Spesso vengono fuori penose imitazioni, orchestrazioni troppo moderne e incapaci di far calare l’ascoltare in quella magica atmosfera swing e sincopata, tipica di quegli anni. È però il caso di sottolineare che il Trio Marrano mi ha letteralmente stupito: appena entrato in possesso delle incisioni, ho ascoltato, prestando inizialmente non troppa attenzione, la composizione A Zonzo. Ebbene, vi posso garantire che mancava solo il fruscio per riuscire a camuffarsi senza problemi tra le tante versioni del 1942. Le voci hanno qui la giusta intensità, una modulazione composta, senza incappare in urli eccessivi, che spesso sono il fiore all’occhiello di queste formazioni di revival. Lo stesso dicasi per gli arrangiamenti: accattivanti e godibilissimi sono senza dubbio gli interventi fatti dalla chitarra. La parte iniziale de La famiglia canterina è assolutamente gustosa, una vera perla per tutti gli amanti della buona musica. Certo, il fruscio, gli arrangiamenti di Barzizza, le Lescano, il grande Raba sono un’altra cosa, ma si può dire che fra tutte le rivisitazioni che finora ho sentito, quella del Trio Marrano rimane sicuramente la migliore. Da ascoltare!».

Vito Vita:«Tutti quelli che, come me, sono stati bambini negli anni ‘60 quando ascoltavo i versi A mille ce n’è / nel mio cuore di fiabe da narrar... non possono non ricordare i famosi dischi delle fiabe sonore dei Fratelli Fabbri Editori: ed è proprio con questa canzoncina (eseguita in origine dal Quartetto Radar) che il Trio Marrano ha deciso di aprire anche il suo secondo album Altri tempi (come già fecero con il primo disco), in un’esecuzione che cerca di rendere nella registrazione l’effetto dei vecchi mangiadischi.
Ed in effetti pare proprio che questa breve introduzione ci porti dentro un mondo di fiaba, quello degli anni ‘30 (gli Altri tempi del titolo), ovviamente un mondo fiabesco solo per quel che riguarda la produzione musicale, non certo per le vicende storiche del periodo: anzi si potrebbe azzardare che proprio la durezza dei tempi, economicamente con alcune similitudini con i nostri (c’era stata la crisi del 1929 e quindi il decennio successivo non fu certamente florido) e con in più la dittatura, per reazione produceva canzoni che se da un lato spesso traevano ispirazione dalle nuove sonorità d’oltreoceano dall’altro esprimevano nei testi allegria e spensieratezza.
Il Trio Marrano riesce nel suo secondo disco a trasmettere questa sensazione, accompagnando però ciò ad una perizia tecnica sia negli arrangiamenti vocali impeccabili (ascoltate, a mo’ di esempio, Pippo non lo sa) che nelle esecuzioni strumentali del Quartetto Bellimbusti: in particolare sono veramente apprezzabili le trovate del chitarrista, Rudy Speri (senza ovviamente tralasciare gli altri tre).
Apprezzabili anche gli ospiti del disco: Titti Castrini arricchisce con la sua fisarmonica È arrivato l’ambasciatore, richiamando i vari maestri che l’Italia ha avuto di questo strumento (Barimar e Kramer in testa), mentre Stefano Senni suona il contrabbasso in C’è un uomo in mezzo al mar; a proposito di quest’ultima canzone, la mia impressione è che i tre abbiano avuto presente, al momento della loro incisione, la versione realizzata nel 1976 da Mina (che aveva sovrapposto le varie parti vocali sovraincidendole) con l’arrangiamento di Gianni Ferrio, a cui però hanno aggiunto verso il finale l’intervento prezioso della Bix Factor (che sin dal riferimento nel nome al mitico Beiderbecke fa capire quali siano i propri riferimenti nel jazz).
Tornando al trio, riescono a mio parere nell’intento di rendere omaggio al Trio Lescano (anche a partire dal nome) mantenendo però un’originalità e senza essere dei banali imitatori (come ahimè succede in altri casi...). Sono dei riesecutori, forse non filologici, ma senza dubbio preparati, e forse questo aspetto si nota ancora di più nelle canzoni che non facevano parte del repertorio del Trio, come Un bacio a mezzanotte, Conosci mia cugina o A zonzo.
Ho apprezzato molto infine Non me ne importa niente e Ultimissime... e devo dire che ascoltando l’intero disco mi è venuta anche una curiosità: sarebbe interessante, pur esulando da quello che si sono dati come obiettivo artistico, ascoltare qualche arrangiamento di canzoni più recenti (penso ad alcuni brani di Sergio Caputo o di Paolo Conte, ad esempio) affiancato a queste che hanno fatto la storia della musica italiana, anche per rintracciare quegli elementi di continuità che pure, nonostante il trascorrere del tempo, ci sono stati e che le riproposizioni del Trio Marrano contribuiscono in maniera decisiva ad evidenziare.
Decisamente un disco da acquistare: e spero, personalmente, di avere presto la possibilità di ascoltare i tre dal vivo».

Paolo Piccardo: «La scelta dell’Opening theme, ovvero la celeberrima A mille ce n’è, sigla delle Fiabe Sonore dei Fratelli Fabbri Editori, originariamente interpretata dal Quartetto Radar, non c’entra molto col programma. La canzone nasce attorno al 1965, e l’averla resa con un audio “d’epoca” e soprattutto a 3 voci rispetto all’originale a 4 toglie molto della sua suggestione di quand’ero bimbo: a volte si rimane attaccati alla tradizione.
Le canzoni sono belline, ma l’idea generale è che sia una lettura senza impegno, l’orchestra è monotona e impostata troppo modernamente, ed è assolutamente fastidioso l’impiego della washboard, che non fa che raddoppiare le spazzole sul piatto. Inoltre abolirei completamente il tamburello basco (in Un uomo in mezzo al mar), che uccide lo swing.
Qua e là (Oh! Ma-ma!, È arrivato l’ambasciatore) si ascoltano echi da Ca’ del Liscio che poco si sposano con lo swing, che comunque permeava certe canzoni nella loro versione originale. Meglio riusciti i brani più jazzistici, Ultimissime su tutti.
Validi gli arrangiamenti vocali e il bilanciamento delle voci, così come l’intonazione.
In definitiva un disco piacevole per chi non conosce il genere. Per un ascoltatore più smaliziato molto meglio, a mio giudizio, le Sorelle Martinetti, dal mix stupendo, e, naturalmente, le versioni originali».

Roberto Guerra: «A volte capita di ascoltare un CD per poi riporlo sullo scaffale senza la voglia di riprenderlo fuori, come fosse qualcosa più da collezionare che non da vivere.
Altre volte capita invece che questo ci entri dentro e inizi a percorrere i nostri spazi interiori come un ruscello di acqua limpida e così, dopo una volta, lo si ascolta ancora, e ancora, e ancora... È quello che succede con il CD del Trio Marrano, appena pubblicato: rivela sempre dei particolari nuovi, un’ansa che non avevamo notato, percorsi alternativi che legano il passato al presente in maniera innovativa.
Il Trio, nella freschezza della sua vocalità, recupera l’antico, gli “altri tempi”, per farci scoprire che il passato non è solamente un’atmosfera vintage da rimpiangere, da ostentare o “clonare”, ma uno stile da rivisitare, lavandolo nella modernità.
Il connubio tra voce femminile e maschile conferisce ai brani un sapore nuovo, una brillantezza che non si spegne nella cura maniacale della vocalità, ma che lascia i timbri vocali i più naturali possibile, donando una spontaneità godibile e molto coinvolgente.
Nel CD vengono proposti brani swing e canzoni italiane con grande duttilità dei vocalist, capaci sia di spunti solistici che di preziosi e intriganti “scat a tre”.
Anche se sono chiaramente riconoscibili gli arrangiamenti originali del Trio Lescano e del Quartetto Cetra, trascritti e ricreati con ottima fusione delle voci, lo stile tipico dello swing anni ’40 è stato realizzato dal punto di vista strumentale con una rarefazione d’atmosfera, sostituendo la sezione di fiati con un quartetto in stile Django Reinhardt, che alleggerisce e vivacizza l’interpretazione. Il Quartetto Bellimbusti è qui, dunque, il complemento essenziale per rivestire le voci di un abito che, calzando a pennello, le impreziosisce. Solamente in C’è un uomo in mezzo al mar il gruppo si arricchisce di un bellissimo assolo di fiati che ci ricorda la versione anni ’70 di Claudio Villa accompagnato dalla jazz band di Carletto Loffredo. La ricerca di arrangiamenti diversi risulta chiara anche in altri brani: basti citare È arrivato l’ambasciatore che unisce alle voci anni ’40 una ritmica che fa pensare ai cantastorie e alle feste da ballo popolari, realizzata benissimo anche per il naturale rubato e la disparità d’attacco negli incipit preparatori al canto.
Le improvvisazioni di tutti gli strumenti sono fedeli allo stile e sempre di buon gusto, mentre il gioco delle citazioni, dalla musica classica del Bolero di Ravel in Ultimissime agli scherzini della famiglia Addams, oltre alle citazioni ipertestuali che riportano al nome del Trio Marran, sostituito a quello del Trio Lescan, creano motti di spirito che valorizzano il materiale in ascolto.
Nel panorama dei gruppi vocali italiani dello stesso genere, il Trio Marrano si colloca certamente ai primi posti per la creatività degli arrangiamenti, pur nel rispetto della tradizione, per l’omogeneità vocale e per la ricchezza timbrica. Da ascoltare e da applaudire dal vivo.
P.S. - Quest’ultima recensione è stata accompagnata dalle seguenti precisazioni:
«Ciò che ho scritto su Altri tempi riporta solo le mie impressioni, che sono quelle di un  appassionato che non è abituato a scrivere. Mi auguro di poter ascoltare presto il Trio Marrano dal vivo, ma mi sembra comunque che il suo stile sia innovativo, ricco di modernità, anche confrontato con altri gruppi che ho ascoltato.
Ci sono le Blue Dolls, ad esempio, che hanno una cura delle voci estrema, ma non sono per nulla spontanee: troppo dive, a mio parere... Molto meglio le Puppini Sisters, anche se cantano brani americani sullo stile delle Andrew Sisters. Molto brave però! E che dire delle Sorelle Marinetti? Fanno spettacolo, davvero brave (bravi...), quasi dei madrigalisti, ma con l’anima del cabaret! Mentre altri gruppi sono risultati piuttosto scontati e neppure li nomino... Il Trio Marrano, invece, mi ha convinto al 100%: mi terrò aggiornato sulle loro esecuzioni live».  

La Redazione e vari Recensori
17 Gennaio 2012


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