Ricordando il Trio Lescano

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Recensione del CD
Dómisol Sisters - Get on Board!

Febbraio 2014

Nell’ultima mail del 20 Settembre 2013, Simone Zaniol ci informava di essere stato ingaggiato come batterista dalle Dómisol Sisters, una formazione vocale femminile di Valencia (Spagna), specializzata nel riproporre con impeccabile professionalità le canzoni americane, specialmente swingate, degli anni Trenta e Quaranta: il periodo che rappresenta per noi lescaniani l’età dell’oro della musica leggera internazionale, particolarmente quella di impronta jazzistica, sia vocale che strumentale.
Ora le Dómisol Sisters, la cui notorietà è in costante ascesa grazie a una nutrita serie di concerti di successo, hanno inciso il loro primo CD, intitolato Get on Board! e prodotto (nonché venduto) in proprio. Esso contiene 13 brani, quasi tutti evergreens tra i più meritatamente famosi del canzoniere americano. Brani rivisitati, come è giusto, con un occhio di riguardo per la tradizione interpretativa classica, dove le Andrews Sisters rappresentano un modello imprescindibile per ogni gruppo femminile, ma anche piacevolmente ringiovaniti grazie all’innesto di elementi mutuati, specie per quanto concerne gli arrangiamenti, da epoche e stili diversi. Insomma un felice connubio tra passato remoto e passato prossimo, reso possibile da quel senso della misura e del buon gusto che le Dómisol possiedono d’istinto e che qui si fa decisamente apprezzare.
In effetti le voci delle quattro ragazze (Paula, Elena, Mireia e Carla), cui se ne aggiunge talvolta una quinta (Mariajo) sono belle, ben affinate e perfettamente atte a fondersi tra di loro. Tale affiatamento, senza dubbio frutto di doti naturali, ma anche di chissà quanto studio, è il pregio costante di tutte le 13 incisioni, tanto nei momenti più dolci e sognanti, quanto in quelli più scatenati, in cui è essenziale tirar fuori ritmo e swing, ma sempre con impeccabile autocontrollo. Non da meno sono i tre musicisti titolari che accompagnano le cantanti: il pianista Eduardo, il contrabbassista Jaume e il batterista Simone. Quest’ultimo si produce in un bel break in Sing, Sing, Sing, nel quale traspare la sua ammirazione per l’inarrivabile Gene Krupa, che incise il brano nel ’37 con l’Orchestra di Benny Goodman. Eccellenti anche i cinque musicisti che, nel ruolo di guest stars, impreziosiscono la metà dei brani.
In conclusione un CD che non può mancare nella discoteca di tutti coloro che amano questo repertorio e, stanchi alla fine di ascoltare per la …esima volta le incisioni storiche lasciateci dai grandi interpreti del passato, desiderano rinnovare il piacere di deliziarsi con questi capolavori ascoltandoli in nuove interpretazioni che abbiamo, come queste, il duplice merito di coglierne sì lo spirito autentico, ma con in più la freschezza dell’entusiasmo giovanile: quello che sfoggiano appunto tutti gli artisti cui si deve la realizzazione di Get on Board!

La Redazione
27 Febbraio 2014


Commenti


Paolo Piccardo: «
È difficile esprimere giudizi completi avendo così poco materiale da ascoltare, ma un’idea me la sono fatta, e la esprimo con la mia consueta sincerità. Le voci delle ragazze sono  ben assestate, l’intonazione, la pronuncia e il “tiro” sono adeguati ai pezzi. La ritmica, ad un primissimo ascolto, fornisce l’idea di essere composta da elementi tecnicamente preparati ma, forse, ancora un tantino scolastici. Evidentemente i ragazzi sono abituati a suonare in trio, un po’ meno a sostenere una sezione, sia vocale che strumentale. Il batterista tende a rimanere un po’ sul tempo, cosa che ad esempio in una grossa formazione con molti fiati porterebbe ad un rallentamento generale. Il mio modesto consiglio è di cercare di anticipare, per meglio sostenere il canto. In un pezzo come Sing, Sing, Sing forse gioverebbe anche una maggiore presenza, ma naturalmente io parlo da orchestrale. La tecnica è invece ineccepibile. Magari lo farò ascoltare al nostro drummer, il M° Rodolfo Cervetto che ha molti anni di insegnamento e collaborazioni importanti all’attivo, in modo da avere un giudizio autorevole. Leggendo l’elenco dei pezzi si denota un omaggio ai grandi compositori di musica del periodo 1925/1940, che io personalmente adoro, con alcune chicche meno note come After You’ve Gone e Lullaby Of Birdland. Un plauso dunque a questi giovani che entrano nel mondo dello swing con una splendida opera. Un grandissimo in bocca al lupo.
Colgo l’occasione per annunciarvi che l’Orchestra in cui milito, unica straniera, è stata invitata al famoso Herräng Dance Camp in Svezia, il prossimo Luglio. Lo Swing vive!».

Simone Calomino: «
Le ragazze sono senza dubbio di qualità: ottima intonazione e sincronia. L’unica cosa che trovo un po’ meno entusiasmante è l’impasto vocale... Non sono totalmente in grado di chiarire il perché, dato che non riesco a spiegarmi che cosa ci sia che non vada, eppure manca qualcosa... Può essere che le voci non siano abbastanza “distanziate” fra loro. Cito ad esempio le nostre Lescano: Giuditta aveva una voce bassissima, Caterinetta l’aveva alta ma non troppo e quando cantava da seconda voce abbassava ulteriormente il tono, mentre Sandra aveva una voce molto alta. Questo permetteva una distinzione netta tra i registri delle cantanti e un suono decisamente gradevole. A loro discapito, posso dire che nessuna formazione vocale odierna è riuscita a ottenere un impasto vocale che mi abbia soddisfatto, ad eccezione delle Puppini Sisters. Il perché è che la lead voice è molto alta e mi ricorda lo stile vocale delle cantanti degli anni ’40. 
Nonostante questo problema trascurabile (e forse irrisolvibile), le Dómisol mi piacciono molto e anche i musicisti che le accompagnano sono di indubbia qualità. Mi piace molto la batteria perché non prende il sopravvento sugli altri strumenti, come avviene invece in molti casi di imitazione grossolana e malfatta. Si vede che dietro l’esperienza di questi ragazzi c’è molto studio e soprattutto del lavoro d’ascolto, che può sembrare noioso e sterile, ma invece è indispensabile per capire quelle sfumature particolari che rendono certe esecuzioni così speciali. Insomma, io darei loro un bell’8!».

Rudy Cervetto, batterista della NP Big Band: «Non è facile dare un parere solo su un brano [Sing, Sing, Sing] registrato in modo egregio e in studio, perché li tutto deve funzionare, soprattutto in un brano arrangiato. Scelta per altro oculata non aver fatto il solo di batteria, il che denota anche intelligenza. Sicuramente Simone possiede timing, conosce il linguaggio e ha la padronanza dello strumento, cosa che hanno quasi tutti quelli che hanno preso un diploma fuori dall’Italia. Questo è un ottimo punto di partenza per chi vuole affrontare la professione in paesi dove esiste la meritocrazia».


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