Ricordando il Trio Lescano

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Recensione del volume di Enzo Giannelli,
Nilla ultima regina
Edizioni del Discobolo, 2017



Finalmente, a distanza di quasi sei anni dalla scomparsa di Nilla Pizzi, qualcuno (ovvero l’instancabile Enzo Giannelli), si è preso la briga di omaggiare la regina della canzone italiana, ricomponendo tutte le tappe della sua monumentale carriera artistica e le altrettante vicissitudini della sua parabola privata, in una pubblicazione suddivisa in ben cinque volumi. L’opera, che al momento ha visto uscire solo il primo tomo, è nata dalla collaborazione di Giannelli, il quale, come dichiara nell’esaustiva introduzione, aveva il progetto in cantiere già da tempo, con l’Associazione Culturale “Museo virtuale del disco e dello spettacolo” che, con la sua “Radio Il Discobolo”, è rimasta, ahimè, l’ultimo avamposto mediatico della canzone leggera italiana degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta.
Il primo volume tratta il periodo che va dal 1918 al 1943, ovvero da quando i genitori della Pizzi, Angelo e Maria, iniziarono a frequentarsi a quando Luigi Astore, celebre autore, orchestrale ed arrangiatore di Angelini, la battezzò con quell’abbreviativo con cui Adionilla Pizzi, nata a Sant’Agata Bolognese, passò poi alla storia della canzone. Il tutto è descritto nei minimi dettagli, quasi anno per anno, ben contestualizzato e con degli stralci inediti del diario personale che la Pizzi teneva durante la sua giovinezza.
Giannelli, consapevole che si parla di un periodo ormai troppo lontano anche per i lettori un po’ più anziani (la Pizzi è morta a quasi novantadue anni e la sua carriera ha superato i settanta), non perde occasione per fare delle puntuali ed esaurienti digressioni sulla scena politica italiana ed internazionale, ma anche sul mondo dello spettacolo, canoro e non, citando, a volte nemmeno troppo frettolosamente, molte celebrità dell’EIAR. In questo modo riesce a far calare perfettamente il lettore nella mentalità e nell’atmosfera dell’epoca. Ad arricchire il tutto anche un piccolo inserto iconografico (16 pagine sulle 327 dell’intero tomo), con delle belle immagini – anche se già note – della regina in età infantile, adolescenziale e giovanile, nonché di alcuni dei suoi primi incontri con il mondo delle sette note (il Maestro Gurrieri, il già citato Astore, Angelini, Bruna Rattani e Gianni Ravera).
Il primo libro è stato pubblicato in sole novantanove copie, tutte autografate dall’Autore; il perché acquistarlo lo esprime lo stesso Giannelli nelle prime righe dell’Introduzione: «[…] Nilla Pizzi, cantante che, muovendo da un piccolo centro dell’entroterra emiliano, ha saputo conquistare le platee di tutto il mondo con la bellezza della voce, la raffinatezza del canto, la sensibilità delle interpretazioni, passando alla storia della musica leggera come colei che ha inventato la nuova canzone italiana, e quale protagonista assoluta di una invidiabile carriera, che difficilmente trova riscontro nel mondo delle sette note, sia per longevità che per riconoscimenti». E scusate se è poco. 

Alessandro Rigacci
6 Marzo 2017

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Curato dalle Edizioni del Discobolo, legate  al sanremese Museo Virtuale del Disco e dello Spettacolo diretto da Massimo Baldino, che noi amici del sito Ricordando il Trio Lescano ben conosciamo, è stato pubblicato a dicembre 2016 il primo dei cinque volumi previsti di quella che si preannuncia come un’opera monumentale: la biografia di Nilla Pizzi ad opera di Enzo Giannelli, noto giornalista e storico della musica leggera italiana.
Questo primo libro tratta del periodo 1918-1943,  precedente all’inizio della carriera come cantante professionista e quindi quello che presenta più difficoltà nella ricostruzione biografica; consente però già di capire che si tratta senza dubbio di uno di quei lavori imprescindibili non solo per gli addetti ai lavori ma anche per ogni appassionato: innanzitutto per il metodo che, cosa rara nell’editoria musicale, utilizza tutte le principali categorie della ricerca storica, in primo luogo la ricerca e la verifica delle fonti (cosa nient’affatto scontata quando si parla di opere di questo tipo).
Nel volume di Giannelli non si troverà notizia della presunta vittoria al concorso Cinquemila lire per un sorriso (mai avvenuta in realtà) o del cognome Negrini attribuitole in alcune biografie, nonostante molte smentite effettuate da lei stessa. Non può che fare piacere trovare finalmente uno studio serio e puntuale su uno dei personaggi cardine della nostra musica leggera: alcune digressioni che ricostruiscono il periodo storico e la vita dei giovani durante gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso arricchiscono la narrazione.
Apprezzabile infine è anche la veste grafica, sobria ma ben curata, corredata con un elegante segnalibro.

Vito Vita
8 Marzo 2017


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