Ricordando il Trio Lescano

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Recensioni del volume di Manuel Carrera
Norma Bruni - Una “voce di carne” nell’Italia in guerra

Edizioni Nuova Cultura, Dicembre 2013

In ordine di arrivo.

Dal sito http://www.2duerighe.com/

Norma Bruni, svelata la biografia della “dannata diva” oscurata dal Fascismo

La figura di Norma Bruni è probabilmente sconosciuta alla maggior parte degli italiani, salvo ad alcuni nostalgici che, con il favore dell’età avanzata, ricorderanno la sensualità del suo giovane corpo e l’impostato tono e gravità della voce. Norma Bruni – Una “voce di carne” nell’Italia in guerra, di Manuel Carrera, è un volume che si propone l’ambizioso incarico di riportare alla luce la storia di Norma Mistroni, figlia umilissima di un muratore e una casalinga, che quasi per caso venne catapultata dalla normalità di Bologna alla ribalta torinese, dove gli anni antecedenti alla guerra avevano visto sorgere l’Eiar, Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, il predecessore dell’odierna Rai.
Manuel Carrera, storico dell’arte e dottorando di ricerca presso La Sapienza di Roma, propone con uno stile fresco, efficace e riccamente descrittivo la “venuta al mondo” della Bruni, così chiamata in omaggio alla sua folta capigliatura scura, che incorniciava la bellezza così benvoluta dalla propaganda del Fascio, il ruolo che ebbe nel sollevare gli animi degli uomini chiamati al fronte («Erano tempi di forte in cui una voce della radio, da sola, poteva risultare erotica»), quest’ultimo sottolineato anche da Enzo Biagi, padre nobile del giornalismo italiano, e poi via, sul bordo più scivoloso di una parabola discendente, l’inizio della fine. Le spese folli della “Divina Norma”, ma soprattutto l’irrimediabile cambiamento portato in dote dal periodo post-bellico, segnarono l’allontanamento forzato della Bruni dagli ambienti che contano, al quale certo contribuì la sua partecipazione attiva alla propaganda musical-culturale della Repubblica Sociale Italiana. A nulla valse, tra il 1955 e il 1957, e poi ancora a sprazzi negli anni ’60, una serie di appuntamenti, televisivi e radiofonici, che la videro protagonisti.
Il Carrera, rispolverando una leggenda dolorosa su una canzone altrettanto triste, ci tratteggia con delicatezza gli ultimi mesi di vita di Norma Bruni, una diva che non ha avuto davvero modo di essere tale fino in fondo, osteggiata dai poteri forti, vittima innocente di un mondo in perenne mutamento. Il volume, dalla pregevole ricchezza iconografica, è corredato da ampi contenuti “extra”, come si suole dire per certi cofanetti di DVD, tra i quali una tripla intervista a Isa Bellini, Lidia Martorana e Lia Origoni, che ricordano la figura di Norma Bruni con nostalgia e serafica bontà, omaggiando un passato ormai lontano, ma sempre vivo e vitale negli occhi e nel cuore di chi sa riconoscere il buongusto.
Norma Bruni - Una “voce di carne” nell’Italia in guerra è corredato da una completa discografia, frutto di un lavoro di ricerca particolarmente valido, che riguarda ogni aspetto del volume. Si tratta, nella sua particolarità argomentativa, di un libro che può non solo interessare coloro che ricordano la sensuale diva, ma anche chi – per gusto personale o per studio – voglia approfondire la propria conoscenza di una donna incastonata nel periodo più travagliato, da qualsiasi lato lo si guardi, della storia d’Italia. «Ogni onore e gloria», per voler citare un passo del messale, al lavoro di Manuel Carrera, degnamente coadiuvato da Angelo Zaniol nella prefazione, da Virgilio Zanolla per l’introduzione al volume, da Simone Calomino per le interviste e da Roberto Berlini per lo studio discografico.
Il volume può essere ordinato in tutte le maggiori librerie anche on-line e tramite il sito della casa editrice, Edizioni Nuova Cultura: http://www.nuovacultura.it/prodotto.php?ipd=1808.

Stefano Maria Meconi
6 Dicembre 2013


Gli anni più felici di Norma Bruni furono quelli più tragici della storia del Novecento

In chiave di questa illuminante asserzione di Manuel Carrera si può forse tentar di leggere la vita discussa e discutibile di Norma Bruni, e giungere almeno a comprendere umanamente, sebbene certo non a giustificare (poiché scelta del tutto ingiustificabile rimane), la sua sconsiderata adesione alla Repubblica Sociale che fece a pezzi in giovanissima età la sua promettente carriera. Se difatti l’adesione al fascismo fu pratica piuttosto comune, condivisa da numerosi altri artisti dell’EIAR (e non solo...), l’adesione alla RSI lo fu assai meno ed ebbe l’effetto di condannare la voce della bella contralto a decenni d’ostracismo e d’oblio.
Assai lodevole è stata quindi l’opera intrapresa dall’appassionato biografo lucano (ma romano per scelta e vocazione), opera resa difficoltosa dalla spessa coltre di silenzio che fu fatta calare su Norma Bruni dopo i suoi brevi anni di celebrità. Una condanna dalla quale la cantante, d’estrazione sociale modestissima e quasi priva d’istruzione, non seppe in alcun modo riscattarsi.
Se la sezione dedicata alla strepitosa ascesa della Bruni nel secondo anteguerra già brilla per accuratezza, e se già in questa parte Manuel Carrera si mostra in grado di ben vagliare le insidiose informazioni (verrebbe da dire “invenzioni”) reperibili sulle riviste specializzate d’epoca, la cui accuratezza spesso sfiora quella d’una agiografia protobizantina, è nella ricostruzione della vita postbellica di Norma Bruni – di cui quasi nulla si sapeva – che il lavoro effettuato dall’autore ha ben pochi paragoni. Vi si troveranno riportate date, appuntamenti, scalette, notizie d’ogni occasione o quasi in cui l’affascinante contralto ebbe ancora modo di far sfoggio della sua calda voce. Basterà ricordare che il celebre Dizionario della Canzone Italiana di G. Castaldo si limita a segnalare la generica presenza in RAI della Bruni in qualità di sarta (fatto peraltro non ripreso e quindi in sostanza smentito da Carrera) per dar la dimensione della nuova meticolosa opera di ricerca condotta dallo studioso.
Il testo, scritto in italiano scorrevole e dall’ottima punteggiatura, merci divenute entrambe tristemente rare nel Belpaese, è coronato da tre brillanti interviste effettuate da Simone Calomino a donne dello spettacolo che conobbero e lavorarono con la Bruni; segue ad esse la ricostruzione di un’intricata vicenda commerciale nella quale la cantante fu implicata (e che ebbe vasta eco sui quotidiani torinesi) ed infine la discografia curata da Roberto Berlini. Quest’ultima, nuovamente, rende conto del destino al contempo fortunato e sfortunato della fascinosa cantante la quale, in grazia della sua avvenenza, fu impiegata prevalentemente in spettacoli dal vivo lasciando di conseguenza ai posteri poco più di quaranta incisioni, tutte risalenti al triennio precedente la guerra.
La maggior parte dei libri ultimamente dedicati al tema dello swing italiano è stata pubblicata su materiali scadenti o è del tutto priva d’immagini. L’esatto contrario vale per l’agile volume di Manuel Carrera: dalla veste sobria ma elegante, presenta pagine ricchissime di fotografie ben stampate e in gran parte non disponibili in rete. Il pregio dell’edizione è ulteriormente accresciuto da una decina di tavole fuori testo a colori le quali riproducono fotografie, copertine e documenti originali d’epoca. È dunque un libro che ripaga ampiamente il prezzo d’acquisto, e che non potrà mancare nelle biblioteche di chi ha ancora a cuore le più brillanti voci che l’Italia seppe dare al mondo.

Marco Gilardetti
11 Gennaio 2014


In Norma Bruni - una voce di carne nell’Italia in guerra, Manuel Carrera ricostruisce la vicenda artistica e umana di una delle più singolari cantanti italiane del periodo dell’ultima Guerra

Ne Il Parini, ovvero della gloria (1824) una delle sue Operette morali, Giacomo Leopardi svolge delle lucide considerazioni sulle illusioni che gli uomini si fanno sulla cosiddetta “gloria”, dimostrando come questa sia di fatto impossibile a conseguirsi realmente, e se anche sfiorata, destinata a svanire in breve tempo.
Le riflessioni del filosofo recanatese mi sono tornate alla mente sollecitato dalla lettura del bel saggio che Manuel Carrera ha dedicato alla memoria di Norma Bruni, un’artista che, dopo una grande ma effimera popolarità, dovette subire una serie di amare disillusioni, che l’accompagnarono per tutta la vita.
Il repentino declino subito dalla cantante bolognese toccò peraltro in sorte alla maggior parte degli artisti che cantavano alla Radio nel periodo dell’ultima Guerra, che, a torto o ragione, al termine degli eventi bellici furono identificati col passato Regime o comunque con un periodo infelice della storia del Paese. Ciò comportò la loro esclusione dall’attività radiofonica, che dava allora la più autentica popolarità. Ma se molti di questi trovarono il modo di parare i colpi della sorte, chi dedicandosi ad altre attività (Montanari), chi gestendo gli scampoli della passata fama in un’attività in tono minore, con qualche puntata ai palcoscenici teatrali (Rabagliati), e chi banalmente dedicandosi alla famiglia, come fu il caso di buona parte delle cantatrici, alla Bruni toccò in sorte – complice anche un carattere tutt’altro che facile – di discendere troppo in basso nella china del tramonto, sempre anelando disperatamente di ritrovare un briciolo di quella fama soltanto brevemente assaporata.

L’agile volumetto proposto da Manuel Carrera, arricchito di numerose fotografie che spesso dicono molto sulla vicenda umana del personaggio, si legge in un fiato grazie anche alla scrittura assai scorrevole (pregio da tenere nella massima considerazione, in tempi di sconfortante decadenza dell’arte dello scrivere), ricostruendo come meglio non si sarebbe potuto le vicende biografiche della cantante, piuttosto oscure nel periodo precedente il debutto come cantante, fino alla precoce scomparsa avvenuta nel 1971, dopo che l’ingaggio per la partecipazione a un programma televisivo dove doveva cantare qualche vecchia canzone pareva averle ridato entusiasmo e voglia di vivere, dopo tante delusioni. Interessanti le notazioni sulle caratteristiche vocali di Norma Bruni, artista dalla problematica musicalità, ma sorretta da un timbro particolarissimo e sontuoso, e stimolante il parallelo con artiste come Zarah Leander e Marlene Dietrich, le cui voci probabilmente influenzarono il giudizio della commissione del II Concorso per voci nuove bandito dall’EIAR nel 1939, del quale la Bruni fu una dei vincitori.

Di questa singolare cantante, dalla voce tanto diversa da quella delle colleghe del periodo, ci restano 41 incisioni discografiche degli anni d’oro, ben dettagliate da Roberto Berlini nella discografia riportata in calce al volume, oltre a un pugno di registrazioni di qualità alterna e d’incerta datazione, tratte forse da trasmissioni radio e Tv negli anni Sessanta. Poco in assoluto, ma quanto basta a perpetuare il mito di una voce singolarissima, che esprimeva una sensualità a tratti debordante che stava quasi tutta nel timbro, mentre nel caso di altre cantanti del periodo, come ad esempio Meme Bianchi, stava nel fraseggio. Ma bastava che la Bruni aprisse bocca, e l’aria pareva come per incanto profumarsi d’alcova, evocando segreti incontri amorosi, inconfessabili turbamenti e un pizzico di sgomento di fronte al mistero della Donna.

Lele Brunini
25 Febbraio 2014


Marco Ranaldi, Parabola della diva. Norma Bruni, tra fascismo e realtà
in «Alias», allegato al quotidiano «Il Manifesto», 5 Aprile 2014, p.14.

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