Ricordando il Trio Lescano

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Recensione del volume di Marco Basso
Torino la città del Jazz
SV Press, Maggio 2015

Marco Basso (Torino, 8 Febbraio 1958), giornalista musicale, laureato in lettere e conduttore radiofonico, ci regala, con la collaborazione di Fondazione Cultura Torino, Torino Jazz Festival e  Città di Torino, un interessante viaggio tra le radici e lo sviluppo del jazz a Torino, raccogliendo impressioni e racconti di molti musicisti di ieri e di oggi e corredandole di un consistente apparato iconografico.
Il volume è introdotto da un commento del trombettista Enrico Rava, che questa storia ha vissuto in prima persona, assistendo ai primi concerti italiani di Miles Davis, restandone folgorato.
Va subito detto che per quanto riguarda il periodo arcaico, comprendente gli anni dell’Eiar e delle Lescano, il materiale è piuttosto scarno, e non ne dubitiamo, vista ahimè la difficoltà nel reperire documenti e testimonianze di quell’epoca. Alcune affermazioni potrebbero anche essere discutibili, come ad esempio quella di citare come fonte di ispirazione dell’Orchestra Cetra di Barzizza nientemeno che Jimmie Lunceford, esempio di Black Swing [sic]. Si citano naturalmente Angelini, il chitarrista Ortuso, Vittorio Belleli e, en passant, Natalino Otto.
Il discorso si fa più ampio per quanto riguarda il periodo del dopoguerra, e Basso racconta storie di riunioni jazzistiche in piccoli locali dove si ascoltavano dischi rari, si visionavano filmati rarissimi e si gioiva quando si poteva trovare uno spartito. Insomma, si respirava l’aria che i giovani musicisti conoscono bene: riunioni quasi “carbonare”, rievocate da alcuni dei protagonisti più anziani.
Il jazz e la musica da ballo hanno poco da spartire, difatti ciò che potrebbe essere messo in collegamento con la musica trasmessa alla radio, cui il nostro sito si dedica, non ha molto spazio nel libro. Basso intervista molti musicisti che io conosco personalmente, il cui linguaggio musicale è volto verso direzioni più impegnate.
Un unico riferimento di nostro assoluto interesse è il debutto dell’orchestra dei “Dixie Stompers” di Renato Germonio, in cui comparirebbe Caterina Lescano come vocalist. La band è formata da “studenti universitari dallo spirito goliardico”. Chissà come si sarà integrata la nostra Kitty, e sarebbe molto interessante sentirla eseguire un repertorio tipico di Bessie Smith.
Il volume prosegue raccontandoci dei grandi organizzatori di eventi, dei locali in cui si ascoltava jazz, dei negozi di dischi, importantissimi per gli appassionati di ieri, delle scuole di jazz e dei festival che si tengono annualmente in città (a cui io stesso partecipo come musicista).
Nel complesso un libro destinato ai torinesi, i soli che possano collegare nomi a volti e ambienti, ma anche una carrellata interessante sul mondo del jazz in una città così riservata, ma capace di attrarre musicisti da tutt’Italia, i quali vi trovano l’ambiente ideale per esprimere la loro idea di far musica.
Ricca la bibliografia e la sitografia (ah, internet…), e splendida la postfazione di Stefano Zenni, con belle foto fuori testo di momenti del Torino Jazz Festival.

Paolo Piccardo
1° Ottobre 2015


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