Ricordando il Trio Lescano

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Recensione del CD
Trio Marrano - Swing italiano degli anni Quaranta
Associazione Culturale “Animaviva!”, TM001, 2010

Le Lescano sono indiscutibilmente di moda, prova ne sia la quantità di iniziative sorte negli ultimi tempi intorno al loro nome, il tutto in un clima di revival degli anni Trenta-Quaranta che non di rado va oltre l’ambito strettamente musicale. Fra tali iniziative un posto di rilievo è occupato dalle numerose formazioni vocali che ripropongono, in chiave più o meno “filologica”, lo stile e il repertorio delle mitiche (e comunque per tutti inarrivabili) sorelle olandesi trapiantate con tanto successo in Italia.
Giorni fa abbiamo recensito favorevolmente l’ultimo CD inciso dalle Sorelle Marinetti, ora vorremmo attirare l’attenzione dei nostri lettori sul Trio Marrano, venuto alla ribalta negli ultimi mesi in quel di Verona. La sua prima particolarità è quella di essere, a differenza di tutti gli altri, un trio misto, formato cioè da due vocaliste con voci di soprano e un cantante dal timbro tenorile, naturalmente con un’impostazione adatta alla musica leggera o al jazz e non già alla lirica. Ognuno dei tre artisti possiede un curriculum che parla da solo, ricco com’è di studi ed esperienze lavorative realizzate in diversi campi. Ma ecco come si presentano:



Il Trio Marrano, composto da
Angela Castellani, Diego Carbon e Irene Pertile.

Il Trio Marrano è molto ben organizzato, a riprova della professionalità dei suoi componenti, e possiede un sito [http://triomarrano.com/] che, nella sua sobrietà, si distingue per piacevolezza della grafica ed esaustività: in esso il visitatore troverà tutte le informazioni che gli permetteranno di meglio conoscere questi eccellenti artisti ed avere anche un’idea precisa del loro sound, grazie alla possibilità di ascoltare tre brani da loro incisi, tratti dal repertorio più noto delle Lescano. Essi fanno parte di un CD, che si può acquistare on-line seguendo le istruzioni date nel sito. Eccone la copertina e il contenuto:



Abbiamo ascoltato più volte questo CD e il nostro giudizio è assolutamente positivo, da ogni punto di vista: qualità delle voci, gradevolezza degli arrangiamenti, fedeli nell’impostazione agli originali e allo stesso tempo innovativi, e infine efficacia degli accompagnamenti. Questi ultimi sono assicurati da un quartetto di ottimi strumentisti, che ogni tanto si arricchisce con la presenza occasionale di qualche guest star, come il violinista Carlo Cantini, che si direbbe uscito da una costola del vecchio e mai dimenticato Joe Venuti.
Con la collaborazione di Angela Castellani, che assieme ad Irene Pertile è l’ideatrice del progetto, abbiamo realizzato un’intervista (v. sotto) allo scopo di chiarire ulteriormente le linee guida che il Trio Marrano ha voluto darsi e intende seguire in futuro. A tutti loro i nostri più sinceri complimenti e auguri: ad maiora!

La Redazione
15 Settembre 2010


Intervista del Curatore del sito Ricordando il Trio Lescano
alle ideatrici del Trio Marrano

D. - Cominciamo col precisare i motivi che vi hanno spinte ad adottare per il vostro Trio un nome alquanto bizzarro, che potrebbe anche essere male interpretato, dato che, nel linguaggio corrente, il termine “marrano” ha un significato spregiativo.
R. - L’idea iniziale era quella di trovare un nome che richiamasse l’epoca e avesse un sapore antico… Lo spunto ci è arrivato in fase di studio del brano Il Pinguino Innamorato, in cui il papà della pinguina caccia lo spasimante chiamandolo “marran”. Trio Marrano ci pareva carino anzitutto per l’assonanza con Lescano, inoltre ricercandone il significato abbiamo scoperto che originariamente con questo termine si indicavano coloro che furono costretti a convertirsi al Cristianesimo durante il periodo dell’Inquisizione Spagnola. In qualche modo abbiamo subito anche noi una piccola “conversione”, date le nostre esperienze musicali passate, pertanto il nome ci pareva appropriato alla situazione! Per quanto riguarda l’accezione negativa che ha poi assunto, ci piace interpretarne positivamente il significato intendendolo come sinonimo di “simpatica canaglia”.

D. - Un’altra spiegazione opportuna riguarda il vostro organico, curiosamente composto da due voci femminili più una maschile: è una scelta più o meno contingente o addirittura casuale, oppure essa risponde ad un progetto ben preciso, avente come base di partenza il desiderio di differenziarvi dagli altri Trii (tutte ragazze o drag queens) che fanno rivivere il repertorio del Trio Lescano?
R. - La scelta è stata decisamente voluta e non casuale. L’esigenza era quella non tanto di differenziarci da altre situazioni artistiche, piuttosto di creare una compagine che fosse unita soprattutto dal punto di vista umano, oltre che tecnico-vocale. Inizialmente abbiamo cercato un contralto, ma purtroppo è molto difficile trovare artiste donne in grado di collaborare senza voler imporre il proprio divismo innato. In un progetto come questo sono solo l’unità delle intenzioni e il sapere rimanere al proprio posto, senza eccedere, gli ingredienti per dare vita ad un buon spettacolo. Un uomo alla fine ci è parsa la scelta migliore per completare il nostro trio. Inoltre Diego ci ha dato l’opportunità di poter ampliare il repertorio con brani maschili. (Natalino Otto, Ernesto Bonino).

D. - Nel vostro logo è ben precisato che intendete riproporre lo «Swing italiano degli anni Quaranta». Perché una tale opzione, che può apparire limitativa? La musica leggera italiana di quel periodo è infatti ben lungi dall’essere tutta swingata, e le stesse Lescano eccellevano in molti altri generi, assai lontani dallo swing: uno fra tutti quello della canzone melodica, a tempo di slow e con testi decisamente romantici, come Senza parlare, Come l’ombra, O luna pallida, ecc.
R. - La scelta è di carattere logistico-commerciale. Nel proporre uno spettacolo vi è l’esigenza di creare uno “slogan” che aiuti lo spettatore a capire sin dal primo momento che legge un cartellone che cosa andrà a vedere e ascoltare. In realtà la nostra scaletta include oltre a brani tipicamente swing anche brani più melodici come Ma l’amore no o È arrivato l’ambasciatore.

 D. - Colpisce nei tre brani ascoltabili nel vostro sito a titolo dimostrativo, la composizione, decisamente moderna, del quartetto strumentale che vi accompagna: pianoforte, chitarra, basso acustico (che all’epoca delle Lescano non esisteva) e batteria. Sono tutti e quattro ottimi elementi, ma il loro stile non ricorda molto quello degli strumentisti che accompagnavano allora i cantanti. Volete illustrare anche qui le ragioni di queste vostre scelte?
R. - Gli arrangiamenti strumentali sono stati rivisti un po’ volutamente per dare un tocco di novità, pur mantenendoci fedeli il più possibile agli originali, ed un po’ per esigenze tecniche, non potendo permetterci di avere, ahimè, una sezione di fiati e una di archi. Siamo comunque molto orgogliosi e onorati di essere accompagnati da questi musicisti professionisti, dotati di grande esperienza, tecnica, gusto e sobrietà.

D. - E veniamo ora alle voci. Quali problemi di adattamento ha comportato il passaggio dall’originario Trio vocale femminile delle olandesi ad un Trio misto come il vostro? Ricordiamo che il Trio Lescano era formato da due soprani (Sandra e Caterinetta), dal timbro e dal temperamento assai diverso, ed un contralto (Giuditta), molto “tipato”, in bella evidenza in parecchie incisioni (ad esempio in Vado in Cina e torno).
R. - A dir la verità, senza peccare di presunzione possiamo affermare di non aver avuto problemi particolari di adattamento, Diego è un bravissimo tenore dall’estensione ampia e in grado di utilizzare i diversi tipi di registro a seconda dell’esigenza. Solo in un paio di brani abbiamo effettuato cambi di tonalità, dell’estensione di un tono o un tono e mezzo, per esigenze di impasto vocale. Abbiamo dedicato alla preparazione delle voci un anno intero, in cui siamo riusciti con molto lavoro a trovare una dimensione vocale che ci pare equilibrata e piacevole. L’obiettivo era di ricreare quelle atmosfere, non di copiare tre voci assolutamente singolari e inimitabili.
 
 D. - Come avete risolto il problema degli arrangiamenti vocali? Avete trascritto fedelmente, nota per nota, quelli originali, limitandovi poi ad inserire qua e là qualche sobrio spunto personale, oppure avete preferito ispirarvi solamente alle incisioni delle Lescano, per poi ricrearne lo spirito mediante una vostra riscrittura delle parti, in funzione anche delle voci di cui disponete?
R. - Ci siamo ispirati prevalentemente alle incisioni delle Lescano (per i loro brani che riproponiamo). Non avendo a disposizione le partiture vocali originali abbiamo dovuto arrangiarci ascoltando i pezzi e sviscerando una linea vocale alla volta. Devo dire che questa è stata la parte più complicata, ma senz’altro istruttiva.

D. - Il Maestro Angelini dichiarò, nel corso di una trasmissione radiofonica condotta da Carlo Loffredo e dedicata al Trio Lescano (Toh! Chi si risente, 8 aprile 1979), che le tre sorelle, non appena udivano un nuovo motivo, si autoarmonizzavano spontaneamente e in un batter d’occhio: erano insomma capaci di improvvisare lì per lì un arrangiamento a tre voci di squisita fattura su qualunque melodia, anche da loro ascoltata per la prima volta. Secondo voi, basta questo per affermare che le Lescano potrebbero essere loro stesse le autrici (o, più verosimilmente, le co-autrici) degli arrangiamenti vocali che poi interpretavano con inarrivabile maestria?
R. - Sicuramente! La tecnica o il “saper leggere” sono strumenti utili che diventano però quasi irrilevanti di fronte ad un talento innato e fuori dalla media. È innegabile che le Lescano fossero dotate di una maestria naturale che le ha rese famose e apprezzate dai grandi musicisti, e che ha permesso loro di andare oltre alla melodia imposta dalla scrittura del brano. D’altra parte la natura dell’artista è proprio quella di creare qualcosa, non di eseguire alla perfezione una parte!

D. - Nelle vostre esecuzioni o incisioni discografiche c’è spazio per l’improvvisazione estemporanea, di tipo jazzistico, oppure tutte le parti, sia vocali che strumentali, sono scritte, studiate e quindi eseguite alla perfezione, sempre uguali e senza la minima sbavatura?
R. - Senza voler scadere nella falsa modestia è necessario dire che la perfezione è dono di pochi, se non di nessuno; noi dal canto nostro cerchiamo di dare il meglio e di ricreare un’atmosfera per noi molto piacevole. L’improvvisazione vocale nel nostro spettacolo non è utilizzata perché ci sembra un po’ forzata, gli strumentisti invece hanno parti obbligate per quanto riguarda la struttura del brano, ma sono liberi di “sbizzarrirsi” durante le parti di solo.

D. - Contate di riproporre anche brani in cui il Trio vocale affianca un cantante solista? Non va dimenticato che quasi due terzi dei dischi incisi dalle Lescano sono di questo tipo, specie nel genere swingato che voi privilegiate (memorabili le canzoni da loro incise assieme al grande Ernesto Bonino). In caso affermativo, che tipo di voce solista immaginate come la più adatta ad armonizzarsi bene col vostro Trio?
R. - Eseguiamo già brani di quel tipo come La famiglia canterina o Ma le gambe e le parti soliste vengono eseguite da Diego.

D. - Per concludere una domanda sui vostri progetti futuri: intendete incidere altri CD, magari ponendoli in vendita anche nei negozi di dischi, oppure preferite puntare maggiormente sui concerti e le esibizioni dal vivo?
R. - I concerti sono una parte assolutamente fondamentale per la nostra attività artistica, quindi ci auguriamo di poter proseguire su questa strada a lungo. Per il momento il CD che abbiamo appena inciso è acquistabile ai nostri concerti o on-line sul nostro sito, se dovessimo trovare un’etichetta interessata al nostro progetto saremmo più che felici di poterlo vendere nei negozi ad un pubblico più vasto. Non escludiamo comunque di rientrare in sala d’incisione in un futuro prossimo con nuovi brani.

I m m a g i n i





Angela Castellani, Diego Carbon e Irene Pertile.





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