Ricordando il Trio Lescano

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Recensione del saggio di Toenke Berkelbach
Het Trio Lescano
pubblicato in “Doctor Jazz Magazine”, n. 200, pp. 4-14, Marzo 2008

Abbiamo scritto una settimana fa a Ben Kragting, direttore dell’eccellente rivista olandese Doctor Jazz Magazine, per avere informazioni sul corposo saggio che essa ha dedicato al Trio Lescano nel n. 200 (Marzo 2008, pp. 4-14). Tale lavoro, intitolato Het Trio Lescano, porta la firma di Toenke Berkelbach, un versatile uomo di spettacolo, oltre che grande giramondo (ora vive in Italia, a Roma), il quale è presentato in vari siti Internet come attore (in Rien qu’un jeu di Brigitte Sauriol, 1983), regista, sceneggiatore, giornalista e anche produttore. Il suo interesse per il Trio Lescano dev’essere di vecchia data, posto che nel sito olandese RVU educatieve omroep viene segnalato un suo documentario radiofonico sul Trio, realizzato nel Febbraio del 2005: Een radiodocumentaire van Toenke Berkelbach, gemaakt met steun van het Stimuleringsfonds Nederlandse Culturele Omroepproducties. Montage: Willem Davids.
 Non siamo purtroppo in grado di dare un giudizio approfondito su questo lavoro, della durata di circa 40’, perché la nostra comprensione dell’olandese parlato è molto approssimativa, basata com’è solo sulla buona conoscenza che abbiamo di altre lingue europee. Sarebbe perciò auspicabile che qualcuno, in grado di capire perfettamente tale lingua, lo facesse per noi e scrivesse poi un resoconto dettagliato sulla trasmissione, a beneficio di tutti gli appassionati delle Lescano. Siamo infatti certi che ne valga la pena, dal momento che la trasmissione offre considerazioni storico-critiche e testimonianze di notevole interesse, parecchie anche in italiano: tra gli altri intervengono Gianni Borgna, Medardo Vincenzi, Mauro Franceschi e perfino Ernesto Bonino, quand’era ancora in discreta forma, benché non più in grado di cantare. Da notare che gli ultimi tre sono deceduti di recente (Vincenzi e Franceschi erano ancora relativamente giovani), il che rende le loro dichiarazioni vieppiù meritevoli di attenzione, anche sul piano umano. Testimonianze che ci sembrano ad ogni modo più interessanti di quelle incluse nel film-documentario Tulip Time di Marco De Stefanis e Tonino Boniotti (2007), chiaramente ispirato al lavoro di Toenke Berkelbach, anche se non ci risulta che quest’ultimo sia stato citato nei credits del film.



Ben Kragting, direttore del “Doctor Jazz Magazine”.

Ma torniamo a Ben Kragting. Questo signore è la gentilezza in persona, perché ci ha immediatamente spedito in omaggio il suddetto numero 200 di Doctor Jazz Magazine, rivista che è un vero must per tutti gli amanti del jazz in senso lato; peccato solo che sia scritta tutta in olandese, senza cioè gli usuali abstracts in inglese. Il saggio di Toenke Berkelbach è comunque reperibile anche in Internet nel sito della rivista (per scaricarlo basta cliccare sull’immagine delle sorelle): per l’impaginazione, ci riferiamo appunto a tale versione.
Il lavoro di Berkelbach si presenta in una veste accattivante e ricca di belle illustrazioni; tuttavia il suo contenuto pone numerosi e seri problemi. A parte certe banali sviste (a p. 2 leggiamo che Sandra nacque nel 1911) e la datazione inutilmente ampia delle foto (per esempio, quella che raffigura le Lescano nel Dopolavoro delle Forze Armate, datata qui 1940-1943, risale con ogni probabilità all’inverno del 1942), si rimane quanto meno perplessi di fronte a certe affermazioni, specialmente quelle che si incontrano a pagina 8. Su nostra richiesta, Ben ha provveduto a tradurre per noi in inglese l’essenziale di tale pagina:
«Mauro Franceschi shows a newspaper clip from the “Gazzetta di Parma” dated 1985 [in realtà l’articolo apparve nel 1981 - NdC]; a full page interview with Sandra Lescano towards the end of her life. Her youth in the Netherlands has a fairytale like appearance. Her grandfather was not a vaudeville / kermis / musician, but the first violin player of The Concertgebouw Orchestra in Amsterdam. Her sister Judith and she were not dancers in a nightclub, but classical ballerinas in Paris and at ‘La Scala’. She doesn’t talk at all about the war. She does tell about a second glorious career of the Trio Lescano after 1946 in South America. Mauro Franceschi smiles sad: ‘Sandra was a great woman, but she lived very much in the past. In that past she had stayed a real diva. What had happened in the last years of the war and after was humiliating and she talked with nobody about that period, only sometimes with my father and with us. In 1946 a lot of ex-fascists and singers from that era had emigrated to South America. An impresario (booking office) in Turin had offered the image of a glorious tour through Argentine. They had invested their last money in this tour and the travel to Argentine. When they arrived in Buenos Aires there was no tour at all. They had been fooled. Their mother Eva had traveled with Trio Lescano to Argentine to promote her daughters with the same energy she had done this in Italy. But they were nobody in Argentine. At most some nostalgic, fled Italian ex-fascists who knew who they were. In the nightclubs of Buenos Aires they tried to earn a living. Mother Eva went back to the Netherlands, there she had a small old-age pension. In 1950 Katrientje died in Buenos Aires 31 years old as a result of a brain tumor».
Come si vede, Berkelbach riporta fedelmente, cioè senza alcun esame critico, la testimonianza di Mauro Franceschi, figliastro di Sandra Lescano, il quale a sua volta prende per buono tutto ciò che la sua matrigna ha raccontato nel 1981 al giornalista della “Gazzetta di Parma, tanto ignaro quanto credulone. In realtà, si tratta con ogni evidenza di un cumulo di bugie, dettate dall’umano desiderio di abbellire un passato che dev’essere stato colmo di sacrifici e privazioni di ogni genere. Del resto era quella la vita che, nei primi decenni del Novecento, si faceva nei circhi, l’ambiente in cui erano nate e cresciute le sorelle Leschan. Ma la notizia più intrigante è quella relativa al decesso di Caterinetta (qui stranamente chiamata Katrientje: è la prima volta che vediamo designata così Catharina Matje Leschan), che sarebbe avvenuto a Buenos Aires nel 1950, per un tumore al cervello. Non è dato sapere quale sia la fonte di tale notizia, certo è che essa farà discutere, essendo in vistoso disaccordo con quanto sappiamo (o crediamo di sapere) da altre fonti.
In attesa che qualcuno provveda a tradurre in italiano o in inglese tutto il saggio in questione, per poterne parlare con migliore cognizione di causa, abbiamo invitato il suo autore, Toenke Berkelbach, a intervenire in questa pagina, per dire la sua in piena e totale libertà.

In risposta al nostro cordiale invito, Toenke Berkelbach, ci ha scritto una breve mail. In essa egli non dice assolutamente nulla sui suddetti punti e si limita a comunicarci quanto segue: «Come ho detto recentemente al collaboratore della RAI Gabriele Eschenazi,  stiamo lavorando in Olanda su un film cinematografico sul Trio Lescano. In quel film verrà fuori un lato personale dei Leschan finora in Italia sconosciuto. Un aspetto personale delle sorelle, saputo da una parente olandese, recentemente defunta, molto interessante e molto drammatico. “La vita imita l’arte” come si suol dire in questi casi. Grazie. Distinti saluti».
Dal tono di questa mail siamo indotti a pensare che difficilmente Berkelbach si rifarà vivo con noi. Chiediamo perciò a tutti i nostri corrispondenti, specie a quelli che vivono in Olanda, se sanno qualcosa su questo misterioso film, che dovrebbe essere altra cosa da Le Ragazze dello Swing, attualmente in lavorazione a Torino.

La Redazione
19 Novembre 2009


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